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Curiosità | 02 febbraio 2022, 07:54

Oggi è la Candelora: origine e storia di questo rito antichissimo in calendario il 2 febbraio

Una festa tra sacro e profano che celebra, in modo proverbiale, la rinascita e la fertilità

Immagine di repertorio

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Cade il 2 febbraio, esattamente 40 giorni dopo il Natale.

È la festa liturgica della Presentazione al Tempio di Gesù, raccontata dal Vangelo di Luca (2,22-40) e popolarmente detta ‘Candelora’, perché in questo giorno si benedicono le candele, simbolo di Cristo luce del mondo, come viene chiamato il Bambino Gesù dal vecchio profeta Simeone: “I miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele”. La stessa frase, peraltro, è ripetuta nella preghiera di compieta che chiude la giornata.

La Candelora per i cristiani segna la fine del periodo di Natale e in molte case si mettono via i simboli natalizi come luci, albero e presepe per dare inizio al periodo carnevalesco. La festa della Presentazione al Tempio di Gesù viene celebrata non solo dalla Chiesa Cattolica, ma anche da quella Ortodossa e dalle Chiese Protestanti.

La candela che viene distribuita ai fedeli durante la liturgia sta a significare la ‘luce’ che ognuno deve portare nella propria vita e tradizione vuole che venga appesa alle pareti domestiche insieme alle immagini di Gesù e della Madonna.

In precedenza la festa era anche detta della Purificazione di Maria, questo secondo l’usanza ebraica. Nel Levitico è infatti prescritto che ogni madre, che avesse dato alla luce un figlio maschio, sarebbe stata considerata impura per 7 giorni e che per altri 33 non avrebbe dovuto partecipare a qualsiasi forma di culto.

Il nome Candelora, di derivazione latina (festum candelarum), arriva invece dalla pratica di benedire le candele, che verranno utilizzate il giorno successivo, dedicato a San Biagio, per benedire le gole dei fedeli.

Già dal VIII secolo d.C., la festa della Candelora era molto sentita. A Roma, nel Medioevo, si compiva una lunghissima processione che partiva da Sant’Adriano e attraversava i fori di Nerva e di Traiano, attraverso il colle Esquilino, per raggiungere la basilica di Santa Maria Maggiore. In tempi più recenti, la processione si accorciò, svolgendosi intorno alla Basilica di San Pietro. In quell’occasione, all’interno della Basilica, sull’altare venivano poste delle candele con un fiocco di seta rosso e argento e con lo stemma papale.

Erano scelte tre di queste e la più piccola era consegnata al Papa, mentre le altre due andavano al diacono e al suddiacono ufficiali. Una volta benedetti i ceri, il Papa consegnava la sua candela al cameriere segreto, insieme con il paramano di seta bianca, che gli era servito per proteggersi le mani dalla cera calda e passava alla benedizione dei ceri.

Dal punto di vista pagano la Candelora riguarda la purificazione ed i riti propiziatori per la fertilità della terra e rientra a pieno titolo tra gli otto Sabba (Samhain, Yule, Imbolc, Ostara, Beltane, Litha, Lammas e Mabon), che sono le principali festività del nostro calendario in cui vengono celebrati i solstizi, gli equinozi e altre ricorrenze legate alla Natura (a cui si sovrappongono le festività religiose).

La Candelora è festeggiata il 2 febbraio, proprio perché, in base al calendario astronomico, questo è il giorno che fa finire l’inverno e che inaugura la primavera. È quindi lo spartiacque, tra l’inverno/buio/morte e la primavera/luce/risveglio.

Andando più indietro nel tempo, in Italia, a Roma, risaliamo ai Lupercalia che si celebravano alle Idi di febbraio, per i romani l’ultimo mese dell’anno, che servivano a purificarsi prima dell’avvento dell’anno nuovo e a propiziarne la fertilità. In questa celebrazione, dedicata a Fauno Lupercus, due ragazzi di famiglia patrizia venivano condotti in una grotta sul Palatino, consacrata al Dio, al cui interno i sacerdoti, dopo aver sacrificato delle capre, segnavano loro la fronte con il coltello tinto del sangue degli animali.

Il sangue veniva poi asciugato con della lana bianca bagnata nel latte, e subito i due giovani dovevano sorridere.

A quel punto i due ragazzi dovevano indossare le pelli degli animali sacrificati; con la medesima pelle venivano, quindi, realizzate delle strisce (dette februa o anche amiculum Iunonis) da usare a mo’ di fruste. Così acconciati e con le strisce in mano, i due giovani dovevano correre attorno alla base del Palatino percuotendo chiunque incontrassero, in particolare le donne che si offrivano volontariamente ad essere sferzate per purificarsi e ottenere la fecondità.

In questo senso segnaliamo il proverbio siciliano: “Pi la Cannilora figghia a vecchia e figghia a nova” (Per la giornata della Candelora fanno le uova sia la gallina vecchia che quella giovane). Un altro momento particolare della festa era la februatio, la purificazione della città, in cui le donne giravano per le strade con ceri e fiaccole accese, simbolo di luce.

Fu papa Gelasio I che durante il suo episcopato (tra il 492 e il 496) ottenne dal Senato Romano l’abolizione della festa pagana dei Lupercali ai quali fu sostituita, nella devozione popolare, la festa appunto della Candelora, che anticamente veniva celebrata il 14 febbraio (40 giorni dopo l’Epifania). Nel VI secolo la ricorrenza fu anticipata da Giustiniano I di Bisanzio al 2 febbraio, data in cui si festeggia ancora oggi.

Per le tradizioni celtiche questa ricorrenza viene detta invece Imbolc (da imbolg - nel grembo) e risulta particolarmente legata alla triplice Dea Brigit (o Brigid), divinità del fuoco, della tradizione e della guarigione; anche questa festa venne poi trasformata in età cristiana e il ruolo della dea affidato alla figura di Santa Brigida, alla quale vengono attribuite tutte le caratteristiche della divinità, in particolare quella del fuoco sacro.

La Candelora in alcuni luoghi viene chiamata Giorno dell’orso o Giorno della marmotta. In questo particolare giorno, l’orso si sveglierebbe dal letargo e uscirebbe fuori dalla sua tana per vedere com’è il tempo e valutare se sia o meno il caso di mettere il naso fuori.

L’uso delle candele è anche associato all’idea dell’aumento della luminosità sul finire dell’inverno. La festa della Candelora, infatti, è stata utilizzata dalla cultura contadina per fissare lo spartiacque del passaggio delle stagioni e tanti sono i proverbi popolari italiani che hanno codificato la data in questo modo.

Il primo antichissimo proverbio latino sulla Candelora recita: “Si Purificatio nivibus - Pasqua floribus. Si Purificatio floribus. Pasqua nivibus”. Se il 2 febbraio era freddo e nevoso, la Pasqua sarebbe stata bella, se invece il giorno della Purificazione fosse stato sereno, a Pasqua sarebbe caduta la neve.

Un celebre adagio, ricordato anche da San Giovanni Paolo II, recita “Candelora dell’inverno semo fora”, ossia il 2 febbraio l’inverno può considerarsi finito. Il proverbio però continua “Ma se piove e tira vento, dell’inverno semo dentro”, se il tempo è brutto, l’inverno durerà un altro mese almeno.

Ancora oggi molti osservanti rispettano il rito della Candelora recandosi a Messa. Dopo avere ricevuto la candela benedetta, usciranno sul sagrato e scruteranno con curiosità il cielo. Allora sapranno quanta sarà l’attesa per l’arrivo della primavera.

Silvia Gullino

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