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Attualità | 07 febbraio 2022, 11:05

Prima volta davanti ai giudici per il 25enne accusato di aver accoltellato a morte Davide Giri

A due mesi dall’aggressione del ricercatore albese Vincent Pinkney è comparso di fronte alla Corte Suprema di Manhattan. Assistito dal suo legale ha respinto le accuse di omicidio e tentato omicidio

Uno degli scatti newyorkesi che il giovane ricercatore albese aveva pubblicato sui propri profili social

Uno degli scatti newyorkesi che il giovane ricercatore albese aveva pubblicato sui propri profili social

Sono cinque, a partire dall’omicidio e dal tentato omicidio, i capi di imputazione dei quali Vincent Pinkney è chiamato a rispondere nell’ambito del procedimento aperto nei suoi confronti dalla Corte Suprema di Manhattan, New York.

Secondo quanto riportato dal "New York Post", il quotidiano che per primo diede la notizia dell’uccisione di Davide Giri, mercoledì 2 febbraio il 25enne afroamericano è comparso per la prima volta di fronte al tribunale che dovrà giudicarlo in merito all’accoltellamento che nella tarda serata di giovedì 2 dicembre cagionò la morte del 30enne ricercatore albese della Columbia University, aggredito alle spalle senza apparenti ragioni con diversi fendenti, alcuni dei quali si riveleranno per lui fatali.

Giri, giovane talento che alla Columbia stava concludendo un dottorato di ricerca in informatica, si era imbattuto nel suo aggressore mentre stava attraversava Morningside Park al rientro da un allenamento della squadra dilettantistica di calcio nella quale militava.

Secondo gli inquirenti, mentre Davide cercava soccorso appena fuori dal parco (trasportato al Mount Sinai Morningside sarebbe spirato poco più tardi), Pinkney si sarebbe poi avventato su un altro cittadino italiano, il 27enne Roberto Malaspina, anch’egli studente della Columbia, appena arrivato nella Grande Mela, pugnalandolo alla schiena e all'addome sulla 110ª Ovest, nei paraggi di Columbus Avenue.
Dopodiché si sarebbe spostato a Central Park, dove, sempre armato di un coltello da cucina con una lama di 15 centimetri, avrebbe minacciato il 30enne avvocato Gregory Johnson.
Sarà quest’ultimo a chiamare la polizia e a consentire l’arresto del giovane afroamericano, pluripregiudicato arrestato già undici volte in passato e già condannato a quattro anni di carcere per una precedente aggressione, che le cronache locali hanno riconosciuto come un membro degli "Everybody Killa", pericolosa gang formata dai fuoriusciti di altri gruppi come Crips, Bloods e Nightingale.

Tramite il suo avvocato Pinkney ha presentato alla corte una dichiarazione di "non colpevolezza", riferisce ancora il quotidiano Usa, venuto intanto in possesso di alcuni documenti che danno conto delle sconclusionate reazioni del giovane una volta messo agli arresti dagli agenti del New York Police Departiment.
Davanti agli investigatori del 26° distretto della Polizia newyorkese il presunto omicida sarebbe scoppiato in lacrime gridando all’indirizzo della madre e dicendosi dispiaciuto per quanto accaduto, avallando quindi la tesi, filtrata all’indomani dell’omicidio e ora in attesa di conferma da parte della corte newyorkese, di un episodio commesso senza alcuna ragione da una persona probabilmente alterata dalla pesante assunzione di sostanza psicotrope.
Detenuto in carcere senza cauzione, Pinkney dovrà tornare a comparire in tribunale nell’udienza già fissata per il prossimo 20 aprile.

Ezio Massucco

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