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Ad occhi aperti | 19 febbraio 2022, 14:10

Libertà e vita, l'equilibrio che ci manca - Mar adentro

Amenábar ci sbatte davanti la quotidianità di una persona che non può più vivere davvero ma che è costretta a farlo, e l’assurdità del tutto

Libertà e vita, l'equilibrio che ci manca - Mar adentro

“Mar adentro” (“Mare dentro”) è un film di produzione italo-franco-spagnola del 2004, scritto da Mateo Gil e Alejandro Amenábar, e diretto dallo stesso  Amenábar. La pellicola segue la vicenda di Ramón Sampedro, un uomo costretto per 25 anni in un letto d’ospedale perché reso tetraplegico da un terribile incidente in mare. Desideroso di morire ma impossibilitato a farlo dalla legge, intenterà una lunga (e, alla fine, proficua) battaglia per il riconoscimento dell’eutanasia legale in Spagna.

L’argomento non poteva essere che questo, e penso nessuno si aspettasse diversamente. Vorrei dedicare alla questione anche poche parole: non credo ne servano mai davvero troppe per giudicare un eventualità disperante e vergognosa, e non credo nemmeno questa lo meriti davvero.

Il fatto, ovviamente, è quello che tutti sappiamo o dovremmo sapere: la Corte Costituzionale ha respinto la richiesta di realizzazione del referendum sull’eutanasia legale, gettando alle ortiche non solo decenni di lotte e movimenti sociali, sputando al contempo addosso a chiunque abbia vissuto, stia vivendo e vivrà una condizione fisica di sofferenza insopportabile.

Il primo dato ricavabile dal fatto in sé, me lo concederete, è che per l’organo di difesa della nostra Costituzione – che, sarà banale ripeterlo ma rimane vero, tutto il mondo ci invidia – non è ammissibile che una persona possa disporre come preferisce della propria vita e, soprattutto della propria morte. Che, dobbiamo ammetterlo, non è proprio una delle caratteristiche principali di un paese che voglia definirsi civilizzato e moderno nella seconda metà degli anni ‘20 del XXI° secolo. Ma lo sappiamo: nel mondo e nell’Italia di oggi la vita, finché rimane concettuale, è sacra.

Non starò a fare proseliti o a lamentarmi (più di tanto) perché il nostro paese ha perso per l’ennesima volta un’occasione di lavorare nell’ottica della democrazia e del riconoscimento di rispetto per l’essere umano in quanto tale, e se proprio vogliamo per quella vita concettuale di cui parlavamo prima. Non ha senso pensare di poter convincere nessuno in un’epoca in cui nemmeno un numero di morti a sei cifre riesce a convincere qualcuno di qualcosa: è una stupidaggine, e quando posso preferisco non fare o essere o sembrare uno stupido.

Ma vi consiglio di guardare “Mar adentro”, il capolavoro di Amenábar vincitore dell’Oscar nel 2005. Ve lo consiglio con tutto il cuore, e sperando davvero che ne abbiate uno.

La pellicola è, davvero, incredibile nel tratteggiare le difficoltà della vita di un tetraplegico intenzionato a porre fine alle proprie sofferenze e, perché no, al tedio inguaribile collegato alla propria condizione (cosa che spesso si dimentica, ma che può essere importante quanto il dolore, a volte). Amenábar ci sbatte davanti la quotidianità di una persona che non può più vivere davvero ma che è costretta a farlo, e l’assurdità del tutto, specie in scene memorabili come quella del dialogo con il prete tetraplegico anti-eutanasia: “Se è vero che una libertà che elimina la vita non è una libertà, una vita che elimina la libertà non è una vita”.

Spesso sentirsi raccontare, o veder scorrere dall’esterno, una storia vale più di mille proclami e comizi. O forse no, e sono solo io che lo spero intensamente. In questo momento, in tutta sincerità, non vedo altre possibilità per il futuro.

Simone Giraudi

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