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Eventi | 22 febbraio 2022, 12:42

Istantanee. Storie di terre e comunità del Monviso, nella mostra di Lucio Rossi

L’occhio di un grande fotografo di Parma risale le vie che Bodoni aveva disceso . A Saluzzo fino al 18 marzo nel “Quartiere” della ex Caserma Musso. Inaugurazione venerdì 25 febbraio

Terres Monviso- foto Luca Rossi

Terres Monviso- foto Luca Rossi

 

Venerdì 25 febbraio negli spazi de Il Quartiere, nell’ex Caserma Musso in piazza  Montebello 1, si inaugura la mostra  di Lucio Rossi “ Istantanee. Storie di terre e comunità del Monviso”. Sarà aperta fino al 18 marzo.

"A due anni di distanza dall'inizio del progetto, arriva finalmente nelle Terre del Monviso la Mostra fotografica che racconta volti, paesaggi, luoghi, storie e persone attraverso 120 scatti (oltre 800 quelli che saranno visibili in un video dedicato) di Lucio Rossi" annunciano gli organizzatori.

Il fotografo parmense ha raccontato le Terre del Monviso attraverso migliaia di scatti, percorrendo le vallate e la pianura per un intero anno. Accompagnato ora dagli animatori del territorio, ora da amici incontrati lungo il percorso, sempre affiancato dalla macchina pronta a scattare per rubare volti o attimi irripetibili, ha incontrato festival e musica, balarin, piatti e gusto, mandrie e pastori, soprattutto, ha incontrato il territorio e chi lo vive per poterne catturare l’identità e l’unicità.

Alcuni di questi scatti comporranno la mostra" Istantanee. Storie di terre e comunità del Monviso" che apre le porte per narrare un territorio attraverso i volti, le emergenze architettoniche e paesaggistiche, le strade e i passi alpini.

Che cos’hanno in comune Saluzzo e le Terre del Monviso e Parma? Personalità di spicco come Giambattista Bodoni, ideatore del carattere tipografico che porta il suo nome, la cantante lirica Magda Olivero e il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Un fiume come il Po, che qui nasce e lì definisce un territorio." E, udite udite, le acciughe!".

Istantanee. Storie di terre e comunità del Monviso "è un itinerario avvincente, un patrimonio prezioso, un catalogo di storie in grado di mostrare al mondo le terre che, tra Saluzzo e la Francia, da Bagnolo sino ad Argentera, si affacciano sul Monviso. O meglio, come gli occhi di un reporter le abbiano viste, in oltre un anno di lavoro sul campo.

E allora perché tenerle nascoste? Ora, con la curatele di Paolo Verri e Lucio Rossi, arriva il momento di sorprendere il pubblico e lasciare che le Terres Monviso si possano rispecchiare nelle persone che le abitano e nei luoghi che le raccontano".

La mostra avrà i seguenti orari: sabato - ore 14.30 / 18.30, domenica - ore 9.00 / 12.30; 14.30 / 18.30 Inaugurazione venerdì 25 febbraio ore 17.30 presso il Quartiere, Piazza Montebello 1 - Saluzzo (Cn)

Scrive della mostra Michele Antonio Fino:

"Questa mostra è nata a marzo del 2018, nello studio di Lucio Rossi a Parma. Dopo un piatto di acciughe degne della migliore tradizione della Val Maira (che pure il padrone di casa ancora non conosceva) e l'ascolto degli aneddoti del chitarrista con cui Lucio si esibisce regolarmente, tal Juan Carlos Flaco” “Biodini”  (sì, proprio lui), il mio occhio cadde su alcune foto particolarmente scure e dense. Erano gli scatti dedicati all’ ultima fabbrica di campane sopravvissuta sull’Appennino Tosco- Emiliano: un mix di fede, fatica, fusioni, polvere, calli e acqua benedetta semplicemente mirabolante per l’alchimia che, attraverso l’ obiettivo. L’autore aveva saputo creare.

Mi convinsi allora che quel signore mite, biologo mancato d'un soffio, con alle spalle una luna di miele nell’URSS di Breznev, avesse, indubbiamente, le doti di ricercatore capace di cogliere l’anima iconografica di un luogo e della sua gente. Ecco, Lucio Rossi era quello che le Terres Monviso non avevano ancora avuto e che, confidavo, avrebbe ben potuto ispirare altri fotografi, ma anche antropologi, geografi, gastronomi e sociologi nei decenni a venire, se solo avesse potuto posare il suo occhio incorniciato da spesse lenti Hasselblad sulle pendici del Re di Pietra e sul mondo che le popola.

La giustificazione teorica?  Nella mia testa, Bodoni aveva portato a Parma - terra senza confini, immersa com’ è in una pianura che pare un oceano - le cime e le punte delle torri e dei campanili di Saluzzo, ma soprattutto della chiostra di vette alpine che la circondano e incoronano.

La verticalità domina la tipografia simbolo di Bodoni: i suoi caratteri, così solidi nelle aste e così leggeri nelle forme orizzontali e nelle grazie - tanto da  dare, a chi li osserva troppo a lungo, l’impressione di perdere la caratteristica di alfabeto, per diventare una ritmo incessante di linee e di spazi - erano e sono il monumentum aere perennius alla sua petite Patrie appoggiata, circondata, definita dall’Alpe.

Ed ecco la scommessa investigativa: con l’ occhio di un grande fotografo parmigiano che risaliva le vie che Bodoni aveva disceso, si poteva scorgere ancora, nei tratti dell'odierno paesaggio umano e naturale delle Terres Monviso, qualcosa del mondo che il sommo tipografo aveva vissuto ragazzo e, forse, portato con sé nel mondo quasi 300 anni fa?

Così, Lucio, con le figlie discepole Silvia e Annalisa, ha risalito il Po, scoprendo tesori di natura e di arte, constatando la teoria quotidiana degli uomini che sulle loro biciclette danno braccia e nuova anima all'agricoltura di questo lembo di Piemonte, scrutando lo spirito di margari, bibliotecarie, frutticoltori, ballerini, sacerdoti e osti.

Aprendo e chiudendo l'obiettivo trentamila volte su tanta bellezza ma soprattutto su tutta la realtà di posti, persone e animali che nella nostra quotidianità vediamo costantemente e, pertanto, non guardiamo più. Ecco perché queste Istantanee sono di grande pregio: perché hanno scolpito nel tempo i volti, fisici e metaforici, della nostra terra nei mesi precedenti la pandemia che ha scosso le nostre vite, senza cancellarne le rughe ma trovando in esse il senso di un lento, inarrestabile evolversi lungo le anse del Grande Fiume e dei suoi primi affluenti.

 

 

vb

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