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Transizione energetica | 14 marzo 2022, 06:00

Auto elettrica: tutto quello che non sapete

La mobilità elettrica è solo una parte dell’impegno ad una transizione energetica che deve partire da una consapevolezza individuale e collettiva verso un cambiamento epocale

Auto elettrica: tutto quello che non sapete

“... le auto elettriche possono sembrare una meraviglia tecnologica, soprattutto per abbattere i livelli di emissione, ma si tratta di un’arma a doppio taglio. Forzare l’introduzione dell’elettrico su scala globale, senza prima risolvere il problema di come produrre l’energia da fonti pulite e rinnovabili, rappresenta una minaccia all’esistenza stessa del pianeta. Quella dell’elettrica è una operazione che va fatta senza imposizioni di legge e continuando nel frattempo a sfruttare i benefici delle altre tecnologie disponibili, in modo combinato”. (Sergio Marchionne lectio magistralis al Polo della meccatronica di Rovereto ottobre 2017)

Ho voluto iniziare con queste considerazioni dell’amministratore delegato FCA perché allora suscitò molte perplessità e feroci critiche. Ricordo ancora alcuni commenti di baldanzosi emergenti attori della politica italiana: È “un signore della Old Economy”… ha assunto “una linea preistorica”…

La mobilità elettrica è solo una parte dell’impegno ad una transizione energetica che deve partire da una consapevolezza individuale e collettiva verso un cambiamento epocale.

Cambiamento finalizzato ad impedire il sopraggiungere di condizioni climatiche tali per cui potrebbero determinarsi conseguenze irreversibili per la sopravvivenza dell’uomo su questo pianeta.

Ognuno dovrà fare la sua parte, nessuno escluso, azioni coordinate in funzione del proprio ruolo e delle rispettive responsabilità. Una crescita culturale consapevolmente maturata con indirizzi e programmi coerenti e lungimiranti.

Ora l’Europa ha scelto una linea tanto chiara quanto impegnativa.

Il 14 luglio 2021 scorso la Commissione Europea ha adottato il pacchetto di proposte relativo alla transizione energetica “Fit for 55” finalizzato ad una riduzione delle emissioni nette di gas climalterante a effetto serra entro il 2030 pari ad almeno il 55% rispetto ai livelli del 1990 per le auto e al 50% per i veicoli commerciali leggeri.

L’obiettivo è di arrivare alla “carbon neutrality” per un’Europa a impatto climatico zero, con l’abbattimento del 100% delle emissioni entro l’anno 2050.

L’obiettivo del 50% è estremamente ambizioso. Per fare una comparazione, dal 1990 all’anno 2020 le emissioni dell’Unione Europea si sono ridotte del 20%.

In dieci anni dovremmo essere in grado di ottenere un risultato quasi doppio di quanto registrato in 30 anni!

Un processo virtuoso con ben dodici importanti misure per concretizzare il Green Deal, il Patto verde Europeo, introducendo azioni che evidenziano da un lato grandi opportunità ma dall’altro sfide molto impegnative.

E tra le sfide il settore mobilità è sicuramente tra i più coinvolti.

La Commissione Europea ha altresì annunciato lo stop alle vendite entro il 2035 delle auto a benzina (anche le bi-fuel gpl e metano) e diesel, nonché auto ibride e plug-in.

Secondo i nuovi parametri le auto nuove immatricolate dal 2035 dovranno essere a zero emissioni.

Questo a oggi significa che l’unico vettore energetico che sopravvivrà sarà l’elettrico.

Il vantaggio del motore elettrico lo si evince analizzando un dato: l’efficienza.

Nel mondo accademico quando si parla di efficienza energetica si intende un calcolo molto più complesso che parte dall’origine dell’ energia impiegata, dall’estrazione del petrolio o del gas nel caso di motori endotermici e dalla necessità di energia per quelli a batteria.

In questo caso però ci concentreremo soltanto sull’efficienza del motore, ossia sulla capacità di convertire l’energia stoccata a bordo in km percorsi.

Ebbene il confronto è schiacciante: per i motori a scoppio siamo attorno al 30/40% (i più evoluti) di efficienza se parliamo di benzina, 40% per i diesel mentre per un motore elettrico si va dagli 80 a oltre il 90%.

Sui motori a scoppio la generazione del movimento avviene tramite una combustione durante la quale però oltre il 50% dell’energia è sprigionata sotto forma di calore e soltanto la rimanente diventa energia cinetica, ossia moto.

Altra energia dispersa è causata dagli attriti interni dovendo trasformare il moto lineare (pistoni) in circolare.

Nel motore elettrico invece, la conversione dell’energia produce direttamente una rotazione con un numero molto inferiore di parti in movimento. Anche qui ci sono attriti e si produce calore ma con un rapporto molto meno sfavorevole.

Su come si alimenterà un motore elettrico a batterie, che siano al litio, nichel, o altre tecnologie in forte evoluzione, oppure con idrogeno tramite elettrolisi è un ulteriore impegnativo campo di ricerca tuttora aperto che vede impegnati i costruttori con enormi investimenti.

Si parla anche di biocarburanti, biometano e combustibili sintetici. Propellenti che potranno accompagnare la prevista transizione energetica della mobilità.

 

Alla prossima…

Michele Quaglia - Presidente Regionale Autoriparatori Confartigianato

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