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Ad occhi aperti | 19 marzo 2022, 10:53

Sport e/di guerra: I.D. (Hooligans)

“I.D.” è davvero una visione straziante, che merita davvero recuperare, se possibile. E che ci insegna molto di cosa voglia dire essere parte del mondo della tifoseria radicalizzata

Sport e/di guerra: I.D. (Hooligans)

“I.D.” (“Hooligans”) è un film drammatico di produzione germano-statunitense del 1995, scritto da Vincent O’Connell e Jim Bannon e diretto da Philip Davies.
Protagonista della pellicola è John, poliziotto frustrato che viene coinvolto in un’operazione sotto copertura nell’ambito della tifoseria della squadra di calcio dello Shadwell; John troverà nell’ambiente, violento e con più di un’infiltrazione criminale, il nuovo senso di una vita che credeva ormai persa… ma al prezzo della propria professionalità, dei propri affetti e, infine, della propria stessa individualità.

Continuiamo a parlare della guerra in Ucraina nella nostra piccola rubrica di consigli cinematografici, cercando il più possibile di spostarci dall’attualità e dalla politica per andare a toccare altre aree d’interesse.

Nello specifico di questo nuovo appuntamento, la posizione che ora assumono rispetto al conflitto le tifoserie – intese non come i “casual” che si fanno una domenica allo stadio ogni tanto, ovviamente – delle principali squadre di calcio del nostro paese. Ambienti in cui, in qualche modo, il concetto di violenza è di casa più di quanto lo sia quello del fuorigioco.

A farne una curiosa disamina è l’articolo di Paolo Berizzi apparso su La Repubblica negli scorsi giorni, che riporta le prese di posizione di molte delle tifoserie delle squadre di calcio nazionali e i leader delle loro curve: quella di Luca Castellini (filorussa), per esempio, o gli edificanti striscioni reggioemiliani che chiedono a Putin di bombardare Parma.

Sarà perché ne sono sempre rimasto parecchio distante nel corso di tutta la mia vita, ma che “il tifo organizzato” sia terreno fertile in cui alcune specifiche filosofie – politiche, sociali, culturali – possono tranquillamente rinforzare se stesse, mi viene da dire sia cosa nota e arcinota. Non c’è da offendersi, è un dato di fatto che – specie se si è rappresentanti del tifo “pulito”, come viene spesso descritto – è bene considerare senza mezzi termini.

E “I.D.”, o “Hooligans” che dir si voglia – anche se così si rischia di confonderlo con un altro film inglese, oggettivamente più noto e un po’ più recente - , è una fotografia cruda e impietosa di molti dei personaggi che distinguono queste frange violente del tifo da stadio: uomini insoddisfatti, radicalizzati, incapaci di gestire realmente la propria vita e accettare la propria stessa mediocrità, prede facili di certe ideologie specifiche e completamente disabituati a vedersi in questo modo (e quindi incapaci di difendersi). In questo senso è emblematico il finale della pellicola, e del personaggio protagonista; terminata l’operazione sotto copertura John – abbandonato da tutti per i terribili atti compiuti nel corso dell’attività - cade nell’alcolismo e nella tossicodipendenza e viene visto partecipare a una manifestazione neonazista: è convinto di dover continuare la propria indagine nell’ambiente, ma si muove a passo di marcia esattamente come tutti gli altri.

“I.D.” è davvero una visione straziante, che merita davvero recuperare, se possibile.

Quindi, anche – e soprattutto – in un teatro di guerra, il tifo calcistico più radicalizzato è questo. Ma l’articolo di Berizzi ci regala anche altri piccoli esempi, quelli delle tifoserie del Napoli e di Milan e Inter. Che hanno dimostrato in modo netto la propria contrarietà all’atto di guerra perpetrato dalla Russia putiniana. Ed è questo il bello di qualunque attività realizzata da esseri umani: non è mai tanto semplice da essere completamente prevedibile.

Simone Giraudi

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