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Storie di montagna | 24 aprile 2022, 06:55

STORIE DI MONTAGNA/8 - Antonella e Alberto: la montagna per tornare a vivere

"Ci sono dei momenti in cui Antonella e Alberto fanno ancora una fuga a Murenz, la vecchia casa di famiglia è ancora li, che li accoglie. Ogni volta che un'ombra attraversa il viso di Antonella, Alberto la prende per mano e la porta lassù, dove la sua anima si dà pace"

STORIE DI MONTAGNA/8 - Antonella e Alberto: la montagna per tornare a vivere

Prosegue sulle pagine di Targato Cn il nostro appuntamento settimanale coi racconti di vita dalle valli cuneesi raccolti dalla scrittrice Cinzia Dutto.

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Antonella e Alberto sono due persone speciali. Mi accolgono nel retrobottega del loro panificio e davanti a un caffè iniziano a raccontarsi. E' incredibile come, intorno a un tavolo, sia più facile parlare. Una bevanda calda, una presentazione informale, un racconto sul mio passato e la magia delle parole inizia. I racconti si liberano nella stanza e la mia mente incomincia a mettere su carta la vita delle persone che ho davanti.

Il passato di Antonella è un grande zaino sulla schiena ma molto molto pesante. Ma iniziamo dal principio. Nel 1946 il nonno materno di Antonella, un brillante signore veneto, viene a fare una stagione lavorativa in Valle Stura, si innamora del posto, torna a casa, fa le valigie e si trasferisce a Murenz, una piccola borgata alpina, che fa parte del comune di Pietraporzio, a 1.560 metri s.l.m. Purtroppo nel 1949 trova la morte sotto una slavina e la famiglia lascia quel piccolo paradiso alpino e si sparge per il Piemonte.

Antonella abita a Vigone, svolge diversi lavori nella sua vita: l'allevatrice di pappagalli, l'animal keeper (guardiano dello zoo), lavora con i cavalli da corsa e in un hospice a Torino. Quest'ultima sistemazione lavorativa la porta a capire che qualcosa nella sua vita deve cambiare, ma in realtà è la vita a metterla di fronte al cambiamento. Il 6 gennaio 2014 il figlio vede il suo tramonto in questa vita, in modo prematuro e sconcertante. Le lacrime di una madre per la perdita di un figlio sono inconsolabili, trovare una scusa per andare avanti può sembrare impossibile, ma Antonella capisce di avere bisogno di ritrovare un suo spazio per proteggere la sua anima, deve continuare a camminare, deve andare avanti nonostante tutto ed ecco che torna in lei il ricordo della montagna.

Decide di ritornare a Murenz, il paesino di montagna dove poter dare pace al suo dolore. A Murenz ci sono i suoi ricordi più belli, la sua infanzia, è un luogo neutro, non intaccato da momenti di sofferenza o richiami al doloroso presente che sta vivendo, sente di poter chiudere il suo dolore a Pontebernardo, isolata dal resto del mondo, libera di vivere come meglio crede. Ma si tratta di alcuni momenti, non di una vita residenziale.

"Mi sono fatta accogliere dalla montagna per tornare a vivere, non per sopravvivere!", mi dice Antonella con tutto il dolore che traspare dai suoi occhi.

La vita a volte è ingiusta ma sa anche dare delle seconde possibilità, così accade l'impensabile. Mentre, con Alberto, si reca a Murenz, passa in panetteria a Pietraporzio e un cartello balza agli occhi di entrambi: cedesi attività!

Inizia la nuova vita di Antonella e Alberto che si mettono in gioco, e tenendosi per mano, fanno un salto nel buio, ma la luce arriva presto.

Alberto, un sardo doc, mentre il racconto si snocciola, resta in disparte. E' l'uomo che ha raccolto il dolore di Antonella, lo rispetta, lo conosce e sa che la montagna e aver lasciato il passato alle spalle sono state la cura per lei. Cosa faceva prima Alberto? Da 30 anni era un addestratore di cavalli! Girava il mondo, accompagnava i suoi puledri facendoli crescere e preparandoli per le corse. Un lavoro che richiedeva molto impegno, amore per gli animali, ma che stava diventando sempre più faticoso. Entrambi, come aveva fatto il nonno di Antonella, fanno le valigie, chiudono col passato, investono fino all'ultimo centesimo che hanno e aprono nel 2017 la panetteria.

Ma come ha fatto un addestratore di cavalli a diventare panettiere? Non è stato facile, ma Alberto ricordava ancora i momenti in cui, con la mamma Laurina, faceva il pane in Sardegna e si mette in gioco. All'inizio compra il pane e lo rivende, ma poi, decide di produrlo. Si fa aiutare da qualche panettiere che conosce il mestiere, legge, studia, cerca in rete, prova, sperimenta, sbaglia finché arriva il pane giusto, quello che piace a tutti e piano piano tutto diventa più semplice.

Il vecchio "pastino" dell'antico panificio era in disuso, viene messo a posto e diventa il "regno" di Alberto, che ci passa le giornate, riempiendosi di farina, cercando la temperatura giusta, la ricetta giusta, inventandosi pasticcere e iniziando a produrre pane, pizze, focaccia e dolci di ottima qualità.

Anche la piccola bottega rinasce e Antonella dietro al bancone si sente parte della comunità, la comunità alpina che ha accolto questa coppia e che è felice di avere di nuovo un negozio in paese.

La montagna è sicuramente un ambiente più chiuso, ma una chiusura che è impostata sul preservare la propria gente, che con fatica apre il cuore all'estraneo, ma nel momento stesso in cui, "lo straniero" entra nel cuore del residente, si diventa parte della comunità, si viene accolti, avvolti, abbracciati e si diventa patrimonio da preservare. Queste sono parole di Antonella , che ora si sente a casa!

Nel piccolo alimentari si può trovare di tutto, è il classico negozio dove puoi acquistare generi di prima necessità e specialità locali.

Ci sono alcuni tipi di pane speciale che puoi trovare, d'estate tutti i giorni, in questo periodo nel fine settimana. Il "pan del Loup" integrale e di segale, il "pan del Beru" con le patate, il pane di grano saraceno che viene prodotto utilizzando la materia prima, a km zero, dell’apicoltura Fossati di Sambuco.

Viviamo bene, la nostra qualità di vita è notevolmente migliorata, abbiamo un modo di vivere semplice, senza troppe pretese e siamo sereni. Mi dicono entrambi. Attualmente ci sono 35 residenti e d'inverno il paese pare avvolto da una pace ristoratrice, tutto cambia d'estate quando il lavoro aumenta decisamente, i turisti abbondano e sono mesi di duro lavoro che vanno a coprire i mesi invernali in cui c'è meno .

Ci sono dei momenti in cui Antonella e Alberto fanno ancora una fuga a Murenz, la vecchia casa di famiglia è ancora li, che li accoglie. Ogni volta che un'ombra attraversa il viso di Antonella, Alberto la prende per mano e la porta lassù, dove la sua anima si dà pace, dove insieme stanno piantando la lavanda, dove il lavoro manuale prende il posto ai cattivi pensieri, dove la montagna solitaria accoglie le angosce di Antonella e le ridona il sorriso.

E' la prima volta che qualcuno mi chiede di fare una foto delle mani unite, e in questa stretta forte e indissolubile c'è tutto quello che leggete sopra oltre che il vero amore!

Il pane di questo posto ha un storia e vi posso garantire che è buonissimo e speciale come i protagonisti di questo racconto. Se sali in Valle Stura, passa al "Lou Fourn dal Loup" verrai accolto con un sorriso e tra le mani avrai un prodotto che profuma di buono e nutre corpo e anima.

Questo blog mi sta facendo conoscere persone speciali, ogni incontro è unico e aggiunge qualcosa alla mia vita, mi insegna che possono esserci momenti duri, scelte da fare, sogni da realizzare e che bisogna crederci, andare avanti, amare ed amarsi. Ho iniziato questa avventura per caso guidata dalla sola passione per le storie e la scrittura, si sta trasformando in un'esperienza di vita unica e bellissima. La caccia continua, molte storie sono ancora nascoste..al prossimo articolo

 

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Cinzia Dutto nasce a Cuneo nel 1975. Fin da bambina è appassionata di montagna, che impara ad amare grazie al nonno materno, figura carismatica per lei importante. Nel 2009 ha pubblicato per Primalpe il volume di narrativa "Memorie d'asino", mentre nel 2021 ha dato alle stampe per L’Arabe Fenice "Il diario di Maria. Storie di donne sulle montagne della Resistenza". La passione per le buone storie, la scrittura e la montagna la portano ad aprire un blog (cinziadutto.com/), col quale inizia a "raccontare le persone, le scelte, le vite differenti". Si definisce una "cacciatrice di storie" e gira per la provincia alla ricerca di attori per i suoi racconti. Cinzia ha un profilo Instagram (cinzia_dutto_fanny) e una pagina Facebook (Fannydeicolli).

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