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Schegge di Luce | 01 maggio 2022, 09:43

Schegge di luce: pensieri sui Vangeli festivi delle Sorelle Clarisse di Bra

Commento del Vangelo della Santa Messa del 1° maggio, III Domenica di Pasqua, anno C

“Gesù si manifesta agli Apostoli”, disegno dell’artista braidese Pinuccia Sardo

“Gesù si manifesta agli Apostoli”, disegno dell’artista braidese Pinuccia Sardo

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.

Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.

Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.

Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi». (Gv 21,1-19)


Oggi, 1° maggio, la Chiesa giunge alla III Domenica di Pasqua (anno C, colore liturgico bianco). A commentare il Vangelo della Santa Messa sono le Sorelle Clarisse di Bra.

Amore, vita, valori, spiritualità sono racchiusi nella loro riflessione per “Schegge di Luce, pensieri sui Vangeli festivi”, una rubrica che vuole essere una tenera carezza per tutte le anime in questa valle di esilio. Pensieri e parole in perfetto stile francescano, che sono come scintille per accendere le ragioni della speranza.

Eccolo, il commento.

Una sera, sul lago di Tiberiade. Qualcosa di grosso era successo a Pietro negli ultimi anni, qualcosa di talmente grosso da spingerlo a lasciare casa e lavoro per seguire Gesù nei suoi spostamenti. Poi, però, era successo qualcos’altro: le incomprensioni, le tensioni crescenti con i capi dei sacerdoti, l’arresto, la crocifissione. Il dolore, la paura e il vuoto. Poi anche la gioia della risurrezione e delle apparizioni. Gesù è vivo, ma non è più possibile stare con lui come prima. Che cosa è successo veramente? Il periodo trascorso insieme al Maestro è stato solo una parentesi nella vita di Pietro o è qualcosa che ha lasciato un segno più profondo e che ancora porterà conseguenze? Forse lo stesso Pietro ancora non l’ha capito e mentre ci riflette su, viene naturale tornare alle sicurezze di ciò che si conosce.

Così quella sera Pietro va a pescare, va a fare ciò che ha fatto per una vita: il pescatore di pesci. Con Simon Pietro non ci sono più soltanto i figli di Zebedeo, gli storici soci in affari, ma anche Tommaso, Natanaele e altri discepoli, i nuovi compagni, uniti a lui non da vincoli di lavoro, ma dalla comune amicizia con Gesù. «Ma quella notte non presero nulla». La pesca miracolosa ha le caratteristiche divine che noi cristiani siamo ben abituati a riconoscere: il fallimento delle sole forze umane, la parola di Gesù che invita oltre l’esperienza, l’obbedienza della fede, i frutti sovrabbondanti nella cooperazione tra l’opera divina e quella umana. Oltretutto l’evangelista continua a dircelo: è una delle manifestazioni del Risorto. I discepoli però non lo capiscono subito; Pietro stesso ha bisogno di un altro, del discepolo che, con gli occhi dell’amore, gli indica il Signore. E lui, impulsivo come sempre, si butta in acqua per andare da Gesù. Alcune impressioni possono nascere dalla meditazione su questa scena. Primo: nemmeno il Risorto è lo stesso Gesù di prima; non è tornato indietro tale e quale dalla morte, come Lazzaro o il ragazzo di Naim. È andato oltre. Secondo: dovremmo ringraziare più spesso i fratelli e le sorelle che abbiamo accanto, per quante volte ci svelano il volto del Signore, che anche noi vediamo, ma non sappiamo riconoscere. Terzo: il buttarsi in acqua di Pietro è abbastanza inutile. Non dobbiamo però avere paura di fare cose non così necessarie, se ci avvicinano a Gesù. Niente di ciò che è fatto per amore è sprecato. «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene» gli dirà poco dopo, per tre volte. Sì, Gesù conosce il cuore di Pietro, conosce il mio cuore e ancora si fida, nonostante le cadute, i tradimenti, il fingere di non conoscerlo quando le cose si fanno difficili. Forse, in quella triplice attestazione di fede e di amore, Pietro è chiamato a riconoscere non solo l’amore di Gesù che chiede di essere ricambiato, ma l’amore di Gesù che non si ferma davanti ai nostri peccati, ma accetta ciò che possiamo offrirgli, senza pretendere risultati grandiosi. 



Silvia Gullino

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