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Schegge di Luce | 08 maggio 2022, 09:29

Schegge di luce: pensieri sui Vangeli festivi di don Carmelo Galeone da Pietra Ligure

Commento al Vangelo della Messa dell’8 maggio, IV Domenica di Pasqua, anno C

Schegge di luce: pensieri sui Vangeli festivi di don Carmelo Galeone da Pietra Ligure

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.

Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.

Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola». (Gv 10,27-30)


Oggi, 8 maggio, la Chiesa giunge alla IV Domenica di Pasqua (Anno C, colore liturgico bianco). A commentare il Vangelo della Santa Messa è don Carmelo Galeone, cappellano dell’Ospedale Santa Corona in Pietra Ligure e vice parroco nella parrocchia di San Pietro a Borgio Verezzi (Savona).

Amore, vita, valori, spiritualità sono racchiusi nella sua riflessione per “Schegge di Luce, pensieri sui Vangeli festivi”, una rubrica che vuole essere una tenera carezza per tutte le anime in questa valle di esilio. Pensieri e parole che sono come scintille per accendere le ragioni della speranza.

Eccolo, il commento.

In questa IV Domenica di Pasqua, detta del “Buon Pastore”, come ormai succede da 59 anni, si celebra la Giornata Mondiale di Preghiera per le vocazioni. Perciò appare ancora più chiaro l’invito ad accettare la vocazione a una vita da “pecore di Gesù”.

Ma a chi rivolge Gesù la sua voce? Ormai lo sappiamo che la chiamata di Gesù, la “vocazione”, non riguarda solo un piccolo gruppo di persone disposte alla vita consacrata o sacerdotale, ma tutti coloro che con il Battesimo hanno sentito la chiamata alla vita cristiana, che in ciascuno poi trova un modo originale di esprimersi. Dobbiamo essere sempre più consapevoli che il Pastore non chiama a seguirlo in seminario o in convento, ma nella vita: in casa, in ufficio, a scuola, al bar, per strada... E in ogni stato di vita: da giovani, da fidanzati, da sposati, da single, da preti, da suore, da monaci, da laici consacrati...

Siamo giustamente preoccupati per la carenza di sacerdoti, di religiosi e religiose, che crea per tante parrocchie difficoltà per la catechesi, l’animazione dei più piccoli, la pastorale giovanile, la visita ai malati, la partecipazione alla Messa o il trovare un confessore. A questa situazione, però, non si dà rimedio con il lamento e la nostalgia dei bei tempi passati, ma con un popolo cristiano che vive la vita come vocazione, ascoltando la voce di Gesù e seguendolo.

La preoccupazione che possano venire a mancare le Messe e i sacramenti è giusta, ma molto più grave sarebbe se venissero a mancare i “Paolo e Barnaba”, capaci di vivere e far risuonare le parole di Gesù nelle strade della vita, senza lasciarsi spaventare dalle “pie donne della nobiltà e dai notabili della città”, cioè dalla cultura dominante che vorrebbe ridurre Gesù ad un personaggio del passato.

Al termine della professione di fede con il rinnovo delle promesse battesimali, si afferma: «Questa è la nostra fede, questa è la fede della Chiesa e noi ci gloriamo di professarla». «Ci gloriamo», senza complessi, ma «Pieni di gioia e di Spirito Santo». Perciò, pecore sì, ma di Gesù. Buon pascolo e buona domenica!


Silvia Gullino

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