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Attualità | 09 maggio 2022, 08:20

Alba, la Caritas incontra le famiglie ospitanti e ucraine, il problema maggiore è la burocrazia [VIDEO]

Lo scorso sabato 7 maggio un incontro, voluto da don Mario Merotta, direttore della Caritas albese, per conoscersi e per individuare le esigenze e criticità emerse da entrambe le parti a tre mesi dallo scoppio del conflitto

Alba, la Caritas incontra le famiglie ospitanti e ucraine, il problema maggiore è la burocrazia [VIDEO]

Lo scorso sabato 7 maggio la Caritas diocesana di Alba ha voluto incontrare le famiglie ucraine ospitate da altrettante famiglie albesi, a fronte dell’emergenza umanitaria dovuta al conflitto attualmente in atto.

L’incontro voluto da don Mario Merotta, direttore della Caritas albese, era teso non solo al conoscersi personalmente, ma anche al far emergere quali fossero i bisogni, le esigenze e le criticità, da entrambe le parti, a tre mesi dall’arrivo dei profughi ad Alba.

Una delle criticità principali che è emersa, da ambedue le parti, è legata alla burocrazia: problematiche di tempo nel riuscire a mettersi in regola con tutti i documenti necessari per poter risiedere in Italia, ma anche per poter accedere alle cure mediche, piuttosto che l’accesso alla scuola per i bambini.

In linea di massima tutto procede per il meglio, anche se non sono mancate delle lamentele, alcune frutto principalmente di dubbi, come ad esempio tutto ciò che è legato ai contributi pubblici.

Lato famiglie ospitate il contributo statale riconosciuto attraverso il portale della Protezione Civile nazionale, in realtà attivato nei giorni scorsi, ma annunciato diverso tempo prima, che comunque avrà una durata, per gli aventi diritto che ne faranno richiesta, di 90 giorni.

Si tratta di aiuti, sicuramente rimodulati sull’attuale emergenza, ma già collaudati in altre situazioni come terremoti o alluvioni. Certo qualcosa lascia perplessi anche noi, oltre le famiglie ospitanti. Un esempio le quote per la mesa scolastica dei bambini.

Una signora ci spiega che il Comune l’ha informata che si sta adoperando, attraverso dei fondi che sono stati raccolti, per dare un contributo per le famiglie albesi che ospitano i profughi, alcune di esse ormai da circa tre mesi, per contro gli fa presente che dovranno pagare per i bambini loro ospiti, la quota per la mensa scolastica.

Nella sostanza la signora si chiede: "Non fanno prima a decurtarla direttamente?"

Fuori dubbio è che un altro problema possono essere gli spostamenti, quando richiesti per fare documenti o simili, poiché diverse famiglie ospitano nuclei composti da più di tre persone, il che comporta che, salvo non si sia proprietari di un pullmino, l’ospitante si trova di fronte alla difficoltà di poter aiutare il suo ospite in questo genere di spostamenti.

Inoltre, la maggior parte dei profughi parlano, al momento, solo la loro lingua madre: l’ucraino. Ad ogni modo, quello che oltre la burocrazia può essere considerato il problema o la criticità più frequente è il discorso economico e la mancanza di supporti per i privati.

Lato ospitati come abbiamo sentito e scritto, in linea di massima non ci sono grosse problematiche, tutti sono contenti e ringraziano per quello che gli viene offerto.

Sperano quasi tutti di poter essere in grado di lavorare quanto prima, per poter almeno contribuire e ricambiare in qualche modo l’ospitalità. Allo stesso modo c'è il desiderio di poter fare ritorno quanto prima in patria.

Anche qui più che di criticità, possiamo parlare di dubbi, come quelli di una ragazza ucraina che in patria avrebbe dovuto effettuare un piccolo intervento chirurgico, programmato per il mese di marzo scorso. Al momento non sono ancora regolarizzati dal punto di vista del permesso di soggiorno, che, come sappiamo, comporta prima la registrazione in Questura, poi la trasmissione dei dati all’Asl di riferimento, quest’ultima a quel punto li dovrà inserire nel sistema sanitario regionale e assegnargli un medico di famiglia. Finito questo iter, l’assistito dovrà, come ogni cittadino piemontese, chiedere al medico di famiglia un’impegnativa per una visita specialistica, rivolgersi al Cup e seguire la procedura, a volte più che altro una trafila, che chiunque di noi segue in un caso similare. La domanda (preoccupata) della ragazza a questo punto in sostanza è stata: "dovevo operarmi a marzo, se devo fare tutto questo, quando potrò essere operata?"

Le organizzazioni strutturate, già impegnate nel sociale e soprattutto in questi ambiti come l’ospitalità ai profughi e ai migranti, come per esempio la Caritas, ma anche la Papa Giovanni XXIII, la Croce Rossa Italiana, si stanno già adoperando per cercare di dare, per quello che possono essere le possibilità di azione di ognuna, il giusto aiuto e supporto, sia alle famiglie ospitanti che a quelle ospitate, se non altro cercando almeno di rispondere alle loro domande e, spesso e volentieri come fa lo stesso don Mario Merotta, trovando anche le possibili soluzioni o facendosi portavoce delle istanze stesse.

Nei due contributi video, le parole di don Mario Merotta, direttore della Caritas diocesana di Alba, alla fine dell’incontro e quelle delle famiglie ucraine ospitate, attraverso le parole dell’interprete Halyna Pavlish.

 

Andrea Olimpi

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