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Schegge di Luce | 15 maggio 2022, 09:02

Schegge di luce: pensieri sui Vangeli festivi di don Alessandro Borsello, direttore dei Salesiani di Bra

Commento al Vangelo della Messa del 15 maggio, V Domenica di Pasqua, anno C

Schegge di luce: pensieri sui Vangeli festivi di don Alessandro Borsello, direttore dei Salesiani di Bra

Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.

Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.

Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri». (Gv 13,31-35)


Oggi, 15 maggio, la Chiesa giunge alla V Domenica di Pasqua (Anno C, colore liturgico bianco). A commentare il Vangelo della Santa Messa è don Alessandro Borsello, direttore dell’Opera Salesiana di Bra.

Amore, vita, valori, spiritualità sono racchiusi nella sua riflessione per “Schegge di Luce, pensieri sui Vangeli festivi”, una rubrica che vuole essere una tenera carezza per tutte le anime in questa valle di esilio. Pensieri e parole, nel perfetto spirito di don Bosco, che sono come scintille per accendere le ragioni della speranza.

Eccolo, il commento.


«Gloria»: l’amore fatto servizio, disposto a lasciarsi tradire. Il 15 maggio la Chiesa giunge alla V Domenica di Pasqua e ci riporta all’ultima cena, nel cuore del cenacolo. Gesù ha appena consegnato tutto se stesso nel pane spezzato e nel vino versato, corpo e sangue donati per la vita del mondo.

Nel comando dato ai suoi discepoli, «Fate questo in memoria di me», non ha voluto indicare solo una serie di azioni da ripetere. Ha chiesto, invece, di fare propria la logica di Dio, di quel Dio fattosi uomo, che ha scelto di essere salvezza per il mondo, prendendo con riconoscenza la propria vita, spezzandola per gli altri e donandola come nutrimento per l’eternità. E perché questo dono d’amore potesse essere di esempio per i suoi, ha deposto le vesti, si è chinato a terra e ha lavato i piedi ai discepoli, insegnando nei fatti che l’unico modo per amare è mettersi con umiltà a servizio gli uni degli altri.


Di fronte ad un insegnamento così diretto e così esigente, gli apostoli sono rimasti interdetti: Pietro ha cercato di ribellarsi, intuendo che quanto il maestro stava per fargli sarebbe diventato normativo per quanti lo avrebbero seguito; Giuda, forse deluso nelle sue false aspettative, ha preso la strada della notte.

«Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato». Con queste parole Gesù sembra voler esplicitare il messaggio appena trasmesso con i suoi gesti. Questa è la vera “Gloria” di Dio: l’amore fatto servizio umile e quotidiano, disposto a lasciare che non tutti capiscano e che chi sembrava essere intimo si dimostri avverso, finanche traditore.

Questo è il “comandamento nuovo”, il comandamento dell’amore. Non dunque un precetto da assolvere, una serie di norme da seguire con puro senso del dovere, piuttosto un nuovo modo di vivere le relazioni, di misurare l’impegno, di valutare il successo nella vita. 

In una società che vede nel potere del più forte la sola logica vincente, la novità che i cristiani - discepoli del Signore - possono portare, deve arrivare a questo livello di profondità. Solo così potranno scardinare la logica di morte, che non può dare futuro; solo così potranno essere, come Gesù ha chiesto, «Lievito nella pasta», «Sale della terra», «Luce del mondo».

Silvia Gullino

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