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Attualità | 20 maggio 2022, 08:35

Bra, i Templari fanno “sold out” al Caffè Letterario online su Facebook

Successo per la serata dedicata a fra Luca Isella e ai suoi studi, raccontati da Pino Berrino

Silvia Gullino con fra Luca Isella, scomparso lo scorso 1° maggio

Silvia Gullino con fra Luca Isella, scomparso lo scorso 1° maggio

Curiosità, aneddoti e tanta storia templare nella serata di giovedì 19 maggio, organizzata dal Caffè Letterario di Bra.

L’appuntamento, trasmesso online sul gruppo Facebook “Bra. Di tutto, di più”, è stato dedicato da Silvia Gullino a fra Luca Isella, sacerdote ed intellettuale braidese recentemente scomparso.

Anni e anni di studi appassionati gli hanno permesso di scoprire le tracce dei Templari, impresse su antichi cimeli, muti testimoni della storia del nostro territorio.

Il tutto è iniziato con il racconto dettagliato della sua ultima crociata, a cura dello scrittore braidese Pino Berrino.

Apriamo antiche carte e pergamene ed è avventura!

Torino e i Templari

Il legame dei Templari con la città di Torino ed i suoi borghi collinari viene approfondito da fra Luca a partire dal 1992, nel corso dei restauri effettuati presso la chiesa del Monte dei Cappuccini.

La scoperta di un antico cucchiaio di rame con sopra incisa una croce ed i frammenti di una ciotola in ceramica sono gli indizi che testimoniano la sepoltura di un probabile cavaliere templare.

Il luogo dei ritrovamenti era anticamente compreso nella fortezza della Bastita, vicino alla chiesa romanica di Santa Maria e all’attiguo recinto cimiteriale medievale.

Tanti elementi fanno pensare che si tratti di tracce dell’Ordine del Tempio, documentato come presente a Torino almeno dall’anno 1156, con la propria Precettoria (Santa Margherita d’Antiochia) appena fuori le mura della città, extra Porta Marmoriam, verso il Po.


Lo scheletro

Nel marzo 1992, nel corso di un restauro conservativo delle strutture del Convento al Monte dei Cappuccini, fu necessario rimuovere alcune siepi addossate impropriamente alle mura medievali.

Prima di avviare i lavori, si fecero verifiche d’archivio sulle vicende del luogo, noto come poggio “del belvedere” e si raccolse la testimonianza di un frate presente al Monte da circa sessant’anni, che lavorava ogni giorno in quel giardino.

Tornò alla memoria un episodio risalente alla Seconda Guerra Mondiale. Risultò che il Convento era stato in parte distrutto dalle bombe nella notte tra il 7 e l’8 agosto 1943. Tre mesi dopo, il 12 novembre successivo alle distruzioni, i frati stavano risistemando il vecchio pergolato ligneo della vite nel giardino, quando fu rinvenuto uno scheletro.

I resti umani furono esaminati da un medico legale e, per decisione civica, vennero trasferiti nell’ossario del Cimitero generale, trattandosi di una sepoltura ignota e plurisecolare. Si era in tempo di guerra e non furono possibili analisi più approfondite.

Le testimonianze indicano la salma di un importante defunto, rinvenuta in posizione onorevole, con i piedi ad est e lo sguardo volto come per accogliere il Salvatore, sole dei credenti.

Inoltre, fu rinvenuto un piccolo corredo funebre che, accostato ai piedi della salma, mostra una relazione del defunto con l’Ordine del Tempio, con la Bastita e coi Conti di Savoia.

Il cucchiaio e la ciotola

Il 25 marzo 1992, dopo aver spostato le siepi del giardino per consentire il restauro delle mura, fra Luca ed i suoi collaboratori decisero di compiere nuovi accertamenti sul luogo che aveva restituito l’antico scheletro.

Nel piccolo “belvedere” si eseguì uno scavo per localizzare il punto della sepoltura. Si scavò un’area rettangolare, profonda più di due metri. Appena sotto il livello di vanga, comparve solo terriccio compatto, ma a circa 80 centimetri di profondità emersero due sorprese.

Dapprima venne alla luce un antico cucchiaio di rame finemente lavorato in fusione ed a sbalzo. Peso 25 grammi e lunghezza 155 millimetri. Nella parte alta del cavo, in centro ed in rilievo, c’è la tipica Croce patente dell’Ordine del Tempio (i Templari), contornata da un fondo di minuscoli punti a punzone.

Alcuni studiosi hanno paragonato il cucchiaio del Monte dei Cappuccini ad un altro cucchiaio rinvenuto nella torre del Castello di Moncalieri attorno al 1990. Rispetto al cucchiaio del Monte, quello di Moncalieri è considerato più recente (del secolo XV) e appare meno elaborato, inoltre non ha segni particolari di origine o di appartenenza.

In seconda battuta spuntarono tre cocci di una ciotola o scodella di una ceramica verde invetriata e graffita. L’immagine incisa all’interno del cavetto è ancora la caratteristica Croce patente dei Templari, assegnata dal papa nell’anno 1239, con alcune stelle stilizzate intorno.

La spiegazione di questi ritrovamenti è semplice: gli Statuti dei Templari, nel corredo personale del cavaliere e del sergente commendatore, prevedono il cucchiaio con una ciotola.  Sono oggetti di significato spirituale particolare, segno di condivisione fraterna, tipica degli appartenenti all’Ordine templare.

La Bastita di Torino

In seguito a tali ritrovamenti, gli studi di fra Luca hanno dimostrato che, al posto della chiesa dei Cappuccini visibile oggi, vi era una struttura caratterizzata da una torre di avvistamento, denominata la Bastita del Monte, circondata da altre costruzioni necessarie alla loro permanenza.

Scopo della Bastita era quello di rendere possibile un dialogo tra le fortezze del Monte dei Cappuccini, Sassi, Cavoretto, Moncalieri e con la torre presente su Montosolo, nucleo originale da cui ha avuto origine Pino Torinese.

Da tutte queste torri era possibile inviare segnali alla Bastita. Quindi da una fortezza all’altra si aveva in continuazione uno scambio di informazioni riguardo ai traffici ed a possibili pericoli.

Nel Medioevo la Bastita corrispondeva a quello che sarà la futura cittadella della città di Torino. Pertanto, il panorama che un cittadino di quell’epoca poteva ammirare, guardando la collina dove oggi si vedono una chiesa e un gran numero di altre case, consisteva solo in una torre, circondata da vasti prati.

Nella chiesa dei Cappuccini è presente un affresco venuto fuori in seguito allo spostamento di un quadro, che raffigura la Bastita in modo molto simile alla torre castellata di Termoli in Molise.

Il ritrovamento da parte di fra Luca del cucchiaio e dei resti della ciotola su cui era incisa la Croce patente, ha dimostrato la chiesa del Monte dei Cappuccini è edificata sul castello costruito dai Templari, probabilmente nel 1200.

La notizia più interessante è che la parte sotterranea della Bastita è situata al di sotto del pavimento dell’attuale chiesa, ma non ci si può entrare, perché la soprintendenza non dà il permesso.

Si tratta di un documento importantissimo che porterebbe lo studioso in un ambiente intatto, facendo un viaggio indietro nel tempo. Un documento di eccezionale importanza, giunto intonso fino a noi e che prima o poi dovrà essere esaminato e messo a disposizione della cittadinanza per l’enorme valore culturale che rappresenta.

La parabola dei Templari

È emerso così che i Templari sono stati al centro di una vicenda culturale di grande levatura.

Esperti propagatori del sapere, sono ancora oggi capaci di suscitare l’attenzione proprio in virtù del sostantivo di origine, che richiama il Tempio. Realtà in cui ognuno si può immergere, come nel liquido amniotico di origine, perché questo in effetti è il Tempio: un ritorno all’origine.

Quasi due secoli della vicenda templare tra il 1118 e la fine del 1314 si possono suddividere in tre tappe fondamentali, riassunte in modo magistrale da Pier Giorgio Isella. 

All’inizio fu affidata a loro la difesa dei luoghi santi, insieme alla mansione di garantire il legittimo pellegrinaggio di fede dei credenti.  Ciò è il motivo principale da cui ebbe origine il loro coinvolgimento nelle operazioni militari, che li portò in breve tempo a diventare combattenti abilissimi.

Secondo: questo coinvolgimento militare ha portato i Templari a radicarsi in maniera organica in quei territori. Infatti, era necessario occuparsi del mantenimento delle fortezze e delle guarnigioni. Così, divennero abili nelle coltivazioni agrarie ed esperti di manovre in campo economico.

Terzo: l’imponente evoluzione finanziaria fu causa principale del loro sviluppo, ma purtroppo anche della loro rovina. Le ricchezze accumulate suscitarono l’invidia del Re di Francia e dei vescovi, che iniziarono a mal vedere l’Ordine. Il processo farsa da parte di Filippo il Bello sancì la loro distruzione, tra terribili stragi, roghi e torture. Al papa Clemente V, ostaggio del Re, non rimase altro che sopprimere l’Ordine per salvare la vita ai Templari superstiti.

Si conclude così lo studio di fra Luca a proposito dell’Ordine dei Templari le cui meraviglie da scoprire, nell’ambito del nostro territorio, sono ancora assai numerose.

redazione

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