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Schegge di Luce | 22 maggio 2022, 09:50

Schegge di luce: pensieri sui Vangeli festivi del Cappellano militare don Cosimo Monopoli

Commento del Vangelo della Messa del 22 maggio, VI Domenica di Pasqua, anno C

Schegge di luce: pensieri sui Vangeli festivi del Cappellano militare don Cosimo Monopoli

In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.
Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».
(Gv 14,23-29)

Oggi, 22 maggio, la Chiesa giunge alla VI Domenica di Pasqua (anno C, colore liturgico bianco).

A commentare il Vangelo della Santa Messa è don Cosimo Monopoli, Cappellano Militare per l’Esercito Italiano in Avellino. Amore, vita, valori, spiritualità sono racchiusi nella sua riflessione per “Schegge di Luce, pensieri sui Vangeli festivi”, una rubrica che vuole essere una tenera carezza per tutte le anime in questa valle di esilio. Pensieri e parole che sono come scintille per accendere le ragioni della speranza che è in noi.

Eccolo il commento.

Il brano del Vangelo, che ci è proposto dalla liturgia odierna, ci fa tornare ai discorsi di Gesù espressi nel commiato dell’ultima cena, nei quali esplicita la sua missione e assicura che la sua assenza fisica sarà resa viva e rinvigorita attraverso due doni divini: il Paràclito e la sua Pace.

Il Paràclito. Dopo la predizione del tradimento da Giuda Iscariota, dopo l’esplicito riferimento al rinnegamento da Pietro e dopo l’evidente turbamento degli altri (Tommaso, Filippo, Giuda non l’Iscariota) che pongono vari quesiti, segno di incomprensione del discorso del maestro, quasi a tranquillizzare la loro preoccupazione per le parole di addio che stanno ascoltando, Gesù assicura: «Lo Spirito Santo che il Padre vi manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa».

Cosa insegnerà in più lo Spirito rispetto a Gesù? Porterà l’insegnamento ad accogliere i cambiamenti divini nei suoi progetti d’amore, quei cambiamenti difficili da accettare umanamente, perché chiedono di mettere da parte i propri progetti; porterà alla memoria gli insegnamenti di Gesù che il discepolo ha custodito nel suo cuore, come faceva la Vergine.

Maria ci insegna a relazionarci con lo Spirito Santo, perché lei, la piena di grazia, ha sperimentato l’opera più grande, la meraviglia più bella: l’incarnazione del Verbo. Prodigio che Dio vuole realizzare in ogni creatura, perché porti a compimento il suo progetto di amore, insegnandoci ad amare.

Perché si realizzi tutto questo, Gesù chiede di essere amato! Non un imperativo, ma una delicata e umile proposta: se è nella tua volontà! Dinanzi all’adesione di questa proposta di amore, in modo sereno e automatico scatta l’osservanza della sua parola; non un fardello imposto, ma una naturale conseguenza ad un atto di amore, cioè la Parola si incarna e la vita in sintonia esprime la Parola!

In quanto battezzati siamo resi tempio dello Spirito Santo che pone la sua dimora in ciascuno di noi, riempiendoci del suo amore; questa è la sintesi di tutto il messaggio che Gesù ci ha trasmesso con la sua vita. E lo Spirito Santo ci rende memoria, cioè porta al nostro cuore questa grande opera di Gesù! Lo Spirito è il respiro di Gesù, che ha offerto volontariamente la sua vita per ogni creatura. Amare Gesù significa amalgamare in lui le proprie facoltà: cuore, mente e tempo.

La sua Pace. Dall’ultima cena alla risurrezione il grande dono di amore di Gesù agli apostoli è la sua Pace.

Una Pace vera che guarda al bene dell’altro; una Pace che tende a beni più grandi; una Pace che è il frutto del risorto. La Pace è un dono ricevuto, ma da ricercare e costruire quotidianamente. Anche l’Antico Testamento attendeva questo bene messianico, ricordando: «Sarà Lui la Pace!» (Mi 5,4). E d’altra parte nel Nuovo Testamento, San Paolo conferma: «Egli è la nostra Pace» (Ef 2,14).

Maria nella pace dell’Alleanza Antica e Nuova, rappresentando l’intero popolo di Dio, incarna la risposta pacifica: «Quanto Dio ha detto, noi lo faremo» ed esorta i discepoli dicendo «Quanto Gesù dice, fatelo». Piena di Spirito Santo è lei che partorisce il Principe della Pace, che è annunciato dagli angeli ai pastori: «Pace in terra agli uomini amati dal Signore».

Silvia Gullino

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