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Attualità | 25 maggio 2022, 12:26

Racconigi, chiude la Comunità Arcobaleno: "Permetteva alle famiglie con disabili di trovare una routine. Serve una nuova casa"

Riceviamo e pubblichiamo integralmente la lettera di una nostra lettrice

Racconigi, chiude la Comunità Arcobaleno: "Permetteva alle famiglie con disabili di trovare una routine. Serve una nuova casa"

Egregio sig. Direttore

vorrei rubarle solo un briciolo di spazio per manifestare il mio profondo rammarico per l’improvvisa chiusura della Comunità Arcobaleno di Racconigi. Sono la mamma di un ragazzo disabile che usufruisce delle accoglienze temporanee presso la predetta comunità da parecchi anni e vorrei spiegarne la fondamentale importanza per il disabile e per la sua famiglia.

La nostra vita è stata un susseguirsi di difficoltà, di sogni infranti, di aspettative disattese e di progetti naufragati. Il progetto "Sollievo" è stata una boccata di ossigeno per la nostra famiglia. E’ difficile spiegare a chi non lo ha vissuto sulla propria pelle cosa vuol dire avere un figlio disabile, che cosa significa dal punto di vista emozionale e che cosa comporta dal punto di vista fisico. Sono bambini, ragazzi, adulti che assorbono tutte le energie fisiche e mentali, hanno un continuo bisogno di accudimento e attenzioni. I famigliari, i genitori soprattutto, rischiano un isolamento sociale più grande di quello imposto ai loro figli perché sono sopraffatti, e vivono continuamente la sensazione di abbandono verso il loro caro.

Il “progetto Sollievo” di accoglienze temporanee ha richiesto anni di lavoro, di progettazione, per la sua realizzazione e la sua programmazione ha richiesto anni di prove “sul campo”. Tra mille difficoltà, progetti individualizzati, dare e ricevere fiducia e comprensione, si è raggiunto un traguardo approdando alla Comunità Arcobaleno di Racconigi.

Tutto questo percorso, che dura da almeno 20 anni, ha portato un enorme dispendio di energie da parte dei ragazzi coinvolti (che nel frattempo sono diventati adulti e hanno dovuto imparare a conoscere un ambiente nuovo, diverso da quello di casa, nel quale si sentono al sicuro), da parte degli operatori coinvolti (che, con molta disponibilità, hanno imparato a relazionarsi con persone e problematiche che cambiavano di volta in volta) e da parte dei genitori (che hanno imparato a superare il senso di abbandono, anzi è venuta meno la paura di abbandonare i loro figli, portandoli a ritrovare una certa “normalità“, anche se solo per pochi giorni).

Il “progetto Sollievo” non è mai stato fine a se stesso, ma è sempre stato finalizzato ad accompagnare i nostri figli a una vita futura autonoma dai genitori, che purtroppo invecchiano, ed è soprattutto una risorsa per la gestione delle emergenze (malattia o decesso) che una famiglia può trovarsi a dover affrontare, impedendogli temporaneamente di occuparsi del proprio figlio. Potersi appoggiare a una comunità conosciuta, che conosce il disabile, permette ai genitori di poter affrontare con meno preoccupazioni le difficoltà che la vita può imporre.

La chiusura della Comunità Arcobaleno mi ha lasciata sgomenta e mi ha portato ad alcune riflessioni.

L’emergenza è un evento inatteso e non programmabile che comporta un distacco momentaneo e improvviso tra il disabile e la sua famiglia. Ne scaturisce la necessità di trovare un luogo abbastanza familiare, dove ci sono operatori conosciuti e che capiscono e conoscono il disabile, che lo possano assistere e dove la persona disabile possa superare il senso di abbandono che può procurargli l’allontanamento da casa. Ribadisco, una accoglienza temporanea si può progettare e programmare, un’emergenza è un distacco improvviso, una perdita immediata di riferimenti, che comporta la necessità di un luogo conosciuto dalla persona disabile e dove la stessa possa essere accolto da persone conosciute. La mia preoccupazione più grande riguarda questi eventi.

Con la chiusura della Comunità Arcobaleno mi è un po’ crollato il mondo addosso: avevo acquisito un certo senso di continuità nella vita di mio figlio con il supporto della comunità di Villa Tanzi. Fortunatamente finora non abbiamo avuto bisogno di ricorrere spesso al progetto delle emergenze, ma l’età avanza e mi dava una certa sicurezza sapere che c’era questa disponibilità e continuavo a coltivarla con le accoglienze temporanee programmate.

Auspico che venga trovata al più presto una “seconda casa” dove non solo poter tornare a riprogettare e riprogrammare le accoglienze, ma dove la serenità mia e di mio figlio vissuta in questi anni possa trovare piena ed assoluta continuità. Mi auguro che la fragilità dei disabili possa essere considerata un’esigenza alla quale dare risposte e sostegni concreti e non un costo da ridurre o eliminare con la chiusura di servizi per loro essenziali.

La ringrazio per lo spazio concessomi e saluto cordialmente,

Lettera firmata

Al Direttore

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