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Cronaca | 26 maggio 2022, 10:52

Furti e rapine in abitazioni: cinque alloggi, 23 conti correnti e pure una pizzeria sequestrati a famiglia di Villafalletto

Dopo un anno di indagini dalla parte della Polizia Anticrimine della Questura la misura prevista dalla normativa antimafia a carico di D.S.: "Netta sproporzione tra il valore dei beni e i redditi dichiarati. Né lui né il suo nucleo familiare non risultano aver mai percepito un reddito da lavoro"

Il questore di Cuneo Nicola Parisi

Il questore di Cuneo Nicola Parisi

Due automobili, due immobili per un totale di cinque alloggi ubicati nel centro di Villafalletto, 23 conti correnti per un totale di oltre 70.000 euro, una cassetta di sicurezza contenente contanti e svariati monili in oro, una pizzeria di Cervasca su tre piani con capienza di oltre 200 persone (con due forni e due cucine professionali praticamente nuove).

Sono questi i beni di una famiglia di etnia "Sinti" residente a Villafalletto, posti sotto sequestro a seguito delle indagini effettuate dalla Divisione Polizia Anticrimine della Questura di Cuneo.

L’attività investigativa - della durata di un anno circa -, proposta del questore Nicola Parisi e accolta dal Tribunale di Torino (Sezione Misure di Prevenzione), si è conclusa con l’emissione di un decreto di sequestro preventivo dei beni emanato a carico di D. S., e relativo provvedimento di applicazione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza.

Nella proposta del questore di Cuneo è stata evidenziata l’appartenenza del soggetto a una delle categorie previste dal Decreto Legislativo 159/2011 (Legge Antimafia) ritenendolo "socialmente pericoloso ed attualmente pericoloso".

L'uomo – si legge in una nota della Questura cuneese – "in concorso con altre persone, era specializzato nella commissione di furti e rapine in abitazioni. Ha iniziato la sua carriera criminale da minorenne, per proseguire nel tempo con una serie di reati sempre più gravi dal furto al furto aggravato sino ad arrivare alle rapine. Già nel 2004 D.S. è stato colpito da un avviso orale, che non è servito però per farlo desistere dall’attività criminale, tant’è che nel tempo è stato sottoposto a due misure di sorveglianza speciale di pubblica sicurezza".

Nel corso del tempo, D.S. avrebbe così accumulato "un ingente patrimonio frutto della sua attività criminale. Né lui né il suo nucleo familiare non risultano aver mai percepito un reddito da lavoro o altro".

Attraverso gli strumenti offerti dalla Legge Antimafia il questore di Cuneo, nella proposta, ha evidenziato nell’analisi della posizione patrimoniale del proposto e dei suoi familiari "una netta sproporzione tra il valore dei beni e i redditi dichiarati, attraverso una ricostruzione storica della situazione esistente al momento dei singoli acquisiti".

La Legge Antimafia consente, inoltre, di aggredire i patrimoni dei prossimi congiunti quando risulta chiaro che la fonte del denaro proviene dal proposto ed è quest’ultimo l’effettivo titolare dei patrimoni: la cosiddetta disponibilità indiretta.

redazione

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