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In Breve

| 05 giugno 2022, 11:07

Egle Sebaste e la parità di genere a livello sociale e lavorativo: la rivoluzione culturale è cominciata

Egle Sebaste, per più di quarant’anni a capo della Sebaste Torroni di Gallo d’Alba prima del subentro del figlio Matteo, racconta la sua esperienza imprenditoriale.

Egle Sebaste e la parità di genere a livello sociale e lavorativo: la rivoluzione culturale è cominciata

Da imprenditrice e madre, quali sfide lavorative e sociali ha dovuto affrontare nel suo percorso lavorativo?

“Racconto un aneddoto a mio avviso molto significativo. Sono nata nel 1961 nella casa di cura di Alba dove non c’era nulla (neanche un’incubatrice) e venni al mondo grazie all’aiuto di Angelo, un amico di mio padre, che si era da poco laureato. Appena nata, mi prese per i piedi pronunciando una frase emblematica in dialetto “Sta si a l’è mac ‘na leccia”. Le “lecce” sono le carte da gioco che valgono poco, quelle carte che non servono a far punti e a vincere. Con queste parole sono stata presentata al mondo…(ride). Inutile dire che, per quanto la mia famiglia mi abbia sempre appoggiato e sostenuto, il percorso di una donna lavoratrice non è mediamente facile per una serie di ragioni: una ragione culturale che ha fatto sì che nel tempo si sedimentassero alcuni pregiudizi difficili da sradicare ed una serie di motivi più pratici che riguardano la difficile conciliazione vita-lavoro e che non di rado mettono una donna di fronte a scelte difficili. Questo vale soprattutto per le dipendenti e le manager che spesso si trovano a dover scegliere tra la carriera e la maternità, un po’ meno per le imprenditrici che hanno caratterialmente un propensione al rischio e all’indipendenza maggiore come anche una libertà di azione e scelta che permette loro di plasmare più liberamente le proprie vite”.

Quali prospettive per una donna lavoratrice nel 2022?

“Innanzitutto, ci tengo a dire che non ho mai percepito alcun tipo di discriminazione da parte dei miei colleghi maschi. Probabilmente, anzi sicuramente, sono un caso fortunato. Tuttavia, devo ammettere che sono oggettivamente cambiate molte dinamiche da quando cominciai la mia carriera lavorativa oltre quarant’anni fa. Il fatto che il tema della parità di genere sia divenuto argomento all’ordine del giorno ha tenuto alta l’attenzione del mondo imprenditoriale, delle istituzioni e della società civile evitando che si retrocedesse dal punto di vista culturale ed operativo. Normalmente sono stati realizzati piani di welfare ad hoc in ambito aziendale e l’attenzione e l’azione del mondo politico ha gradatamente indotto tale cambiamento culturale. Tuttavia, ritengo che per parlare di un cambiamento culturale vero, non solo sul piano culturale-filosofico ma anche operativo, sia necessario ancora molto tempo. In fondo, non intercorre neanche un secolo dalla stagione della rabbia femminista sessantottina a questa nuova fase del dialogo concertato. E’ indubbio che ci sia ancora molto da fare e, anche se guardata con sospetto da molti, quella rabbia sessantottina ci ha poi concesso questa stagione del dialogo ragionevole e costruttivo a cui contribuiscono in modo continuo e significativo associazioni quali Unioncamere che da alcuni anni organizza attività di rilievo quali 2027 Women”.

Perché è importante, al di là della dimensione etico-filosofica, raggiungere la parità di genere a livello sociale e lavorativo?

“Perché porterebbe ad un vantaggio comune. Oggi abbiamo davvero la possibilità di raggiungere quella completezza e complementarietà di visioni e prospettive che creerebbe un equilibrio proficuo per uomini e donne. Consideriamo quante donne operano a livello imprenditoriale e politico: ancora troppo poche! Va però detto che laddove le donne hanno la libertà di operare, le cose funzionano veramente bene perché mettono in campo sensibilità e visioni differenti. Non mi piace esaltare tanto la necessità di superare le discriminazioni di genere e preferisco da sempre interpretare il fenomeno in chiave pratica: le cose funzionerebbero meglio, molto meglio, se si raggiungesse una vera complementarietà di visioni e un’azione congiunta tra lavoratori e lavoratrici. Noi possiamo e dobbiamo abbracciare professioni a tradizionale appannaggio maschile, senza per questo doverci comportare “da uomini”: al contrario, dobbiamo essere in grado di mettere in risalto le qualità che più ci contraddistinguono: la sensibilità, il dialogo, l’empatia, la propensione alla cura”.

Siamo quindi sull’orlo del cambiamento epocale?

“Penso che la rivoluzione culturale sia cominciata; tuttavia, si realizzerà completamente quando l’equilibrio di genere non sarà forzato od indotto da leggi su misura ma entrerà nel senso e nella prassi comune spontaneamente. E’ quindi necessario continuare a lavorare come si sta facendo oggi, attraverso il dialogo e il confronto. A Women 2027 c’erano donne che avevano solo una gran voglia di fare, al di là dei retaggi culturali e delle lotte del passato. Credo che questo sia il momento della consapevolezza di genere: si è finalmente compreso che la donna è uno dei pilastri della famiglia e della società e che è nell’interesse collettivo che sia realizzata e serena. E so per certo che può esserlo solo se è in grado di realizzarsi lavorativamente senza rinunciare a prendersi cura di chi le sta accanto. Sono certa che la prossima generazione raccoglierà i veri frutti di questo graduale ma inarrestabile cambiamento”.

 

 

Stefania Camoletto

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