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Attualità | 09 giugno 2022, 10:34

Ma voi la conoscete la storia della Zizzola?

Alla scoperta del simbolo di Bra con le carte dello studioso fra Luca Isella

La Zizzola, opera del pittore braidese Franco Gotta

La Zizzola, opera del pittore braidese Franco Gotta

Scrivere un pezzo sulla Zizzola, ma perché? Lo sanno tutti che è il simbolo di Bra. Quante volte ci siamo ritrovati lì davanti e abbiamo preso dimora nel suo parco, ammirando all’orizzonte il suggestivo panorama circostante!

A regalarci degli splendidi scatti c’è soprattutto Tino Gerbaldo, che l’ha immortalata in alcuni momenti da ricordare, così come il pittore Franco Gotta, che l’ha eletta regina delle sue tele, quadri che hanno fatto letteralmente il giro del web.

Ma quanti di noi si sono chiesti quando e perché è nata la Zizzola? Entriamo in modalità Superquark, grazie alle carte del compianto storico braidese fra Luca Isella (1944-2022) e proviamo a scoprire qualcosa in più. Ecco tutte le risposte alle vostre domande!

Dovete sapere che la Zizzola venne fatta costruire tra il 1844 e il 1845 quale villa o “casino di villeggiatura” per la moglie dal ricco mercante e filante di seta braidese Tommaso Bruno. Questo edificio artistico domina Bra da quasi cento metri di altezza e sorge su uno dei poggi superiori del Monteguglielmo.

L’appellativo di “Zizzola” denomina «Il frutto d’un albero che i botanici chiamano Ziziphus vulgaris. È albero pochissimo coltivato nel Piemonte, e credo non sia mai esistito sul poggio della Zizzola, troppo dominato dai venti e cogl’inverni non confacenti allo zizzolo» (Federico Craveri, aprile 1885, su L’eco della Zizola n. 7).

Il nome al luogo venne dato in realtà dai frati domenicani di Asti, che dal XVII secolo ebbero non lontano dal poggio una piccola casa per i religiosi che abbisognavano di convalescenza. Il posto ricordava loro una proprietà in Liguria denominato “Zizzola”, appunto perché ricco di zizzoli, in italiano anche giuggioli e così diedero nome al luogo. Con il piccolo frutto si otteneva un usuale liquore casalingo “il brodo di giuggiole”, da cui l’affermazione festosa “andare in brodo di giuggiole”.

Soppressi i Frati domenicani nel 1802, al luogo rimase il nome. L’edificio neoclassico a pianta centrale ottagona, ancora con reminiscenze formali barocche, non venne peraltro mai compiutamente ultimato, ha due piani fuori terra e una torre circolare centrale a terrazza. Insieme alla vigna che la circonda divenne in seguito proprietà dei Maffei, quindi dei Traversa e poi dei Fasola.

Ignoto tutt’ora è l’autore del progetto, solo alcuni disegni simili sono stati ritrovati nell’archivio del noto architetto braidese Carlo Reviglio della Veneria. «Dall’undici novembre 1962 donata dal dottor Guido Fasola al Comune di Bra per essere destinato a sede di convegni o di museo o di altre attività di carattere pubblico e il giardino quale parco pubblico» (Cfr. Lidia Botto, Tesori di Arte in Bra, p. 235). Nel 1997 venne restaurata dall’architetto Antonio Botta.

Un’ultima curiosità. Oggi la Zizzola è diventata la “Casa dei braidesi” con un ricco Museo etnografico di tipo multimediale, dove sono custodite vecchie e nuove testimonianze della vita cittadina. Insomma un sacco di chicche che magari vi sveleremo nelle prossime puntate.

Silvia Gullino

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