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Politica | 17 giugno 2022, 07:58

L’elogio funebre di Guido Bonino e “l’autorevergination” di Chiarenza

L'ex presidente dell'Istituto Storico della Resistenza di Cuneo ci invia una riflessione sulla recente scomparsa dell'uomo politico cuneese

Un momento del funerale di Guido Bonino

Un momento del funerale di Guido Bonino

Dall'ex presidente dell'Istituto Storico della Resistenza di Cuneo, riceviamo e pubblichiamo:

Il 25 maggio di cent’anni fa nasceva Enrico Berlinguer, il più importante leader della sinistra a cavallo degli anni ’70 e ’80, per non contare il lungo periodo passato alla guida della Federazione giovanile comunista, che sotto di lui raggiunse i 400 mila iscritti. A Berlinguer si devono il dialogo con i grandi partiti socialdemocratici (quelli di Willy Brandt e Olof Palme), la svolta europeista, la proposta del “compromesso storico”, la scoperta dell’ambientalismo, la denuncia della “questione morale”, il sostegno alle lotte operaie, il progetto di “un nuovo modello di sviluppo”.

Poche settimane prima del tragico comizio di Padova, durante il quale Berlinguer fu colto da un malore fatale, era venuto a Cuneo per inaugurare la nuova sede della Federazione provinciale del Pci, collocata in via Fratelli Vaschetto nella ex loggia veneziana della lana.

Berlinguer arrivò un giorno prima. Incontrò il sindaco Bonino, presidente della città martiri della Resistenza, per ribadire i valori dell’antifascismo. Esaminò con i dirigenti locali del partito i principali problemi della provincia, a cominciare da quelli delle fabbriche e delle campagne. Si ritirò in albergo e preparò il comizio, che tenne la mattina di domenica 1° aprile 1984 nella piazza del municipio. Il discorso, di ampio respiro internazionale e nazionale, toccò soprattutto la battaglia in corso contro il taglio della scala mobile, voluto dal governo Craxi.

Per ricordare il centenario della nascita di Enrico Berlinguer e soprattutto per discutere i temi della sua proposta politica confrontati con quelli dell’attualità si è costituito un Comitato formato da Livio Berardo, Fabrizio Botta, Giorgio Ferraris, Luciano Giri, Fiammetta Rosso.

Il primo evento si è svolto il 9 maggio, a Mondovì con Edo Ronchi, già ministro dell’Ambiente, su Berlinguer e la scoperta dei limiti dello sviluppo.

Il 25 maggio a Cuneo si è tenuto un incontro su Berlinguer e le lotte dei lavoratori, con Giorgio Airaudo, segretario regionale Cgil.

Il 2 giugno a Racconigi si è discusso di “Berlinguer e la lotta per la pace”, con Pietro Folena, già segretario della Fgci e Carlin Petrini, fondatore di Slow Food (letture dai rispettivi libri ”Enrico e Francesco”, “Terra futura. Dialoghi con Papa Francesco sull'ecologia integrale”).

La figura di Guido Bonino, per la molteplicità dei ruoli svolti, merita, al di là dei ricordi personali (chi scrive fu suo avversario sui banchi del Consiglio provinciale), un primo tentativo di inquadramento storico. Da questo punto di vista ci sono da evidenziare nella sua biografia politica almeno tre fasi.

C’è un Bonino amministratore comunale, sindaco a pochi mesi dalla sua prima elezione per la repentina morte di Dotta Rosso (1976-1985), una seconda fase di presidente della Provincia in una sorta di alternante presenza in Consiglio regionale in virtù di una singolare staffetta con Giovanni Quaglia (1985-1995).

Nel breve periodo in cui fu assessore alla sanità dimostrò coraggio nel portare avanti l’inchiesta epidemiologica sui casi di mesotelioma pleurico nei comuni sedi di cave o di fabbriche in cui si lavorava ancora l’amianto.

C’è infine nella storia di Bonino una “rentrée” in Comune nella seconda metà degli anni Novanta, che lo vede assumere la guida del centrodestra, in uno scontro perdente con Elio Rostagno e l’Ulivo.

Bonino aveva apprezzato il nuovo corso di Gianfranco Fini e da moderato, se non conservatore, aveva pensato di sdoganare la destra cuneese.

È quest’ultimo Bonino che Paolo Chiarenza usa (ma l’ex federale del Msi di Cuneo ha mai accettato la svolta di Fiuggi e il riconoscimento dell’antifascismo «come momento storicamente essenziale per il ritorno della democrazia in Italia»?) per non fare i conti con il passato, anzi per ripulire un personale curriculum onestamente imbarazzante.

Paolo Chiarenza arrivò a Cuneo come federale del Movimento sociale sul finire degli anni ’60. La sua gestione del partito segnò un’impennata nella presenza neofascista in una città medaglia d’oro della resistenza e ostile ai rigurgiti dei nostalgici. A parte l’apertura di una sede, non unica in provincia, i giovani che si raccolsero attorno a Chiarenza si misero in luce non per lo spessore dei ragionamenti e delle proposte, ma per i raids tipicamente squadristici, di cui furono vittime davanti al liceo militanti del movimento studentesco e in un bar il segretario del Pci Domenico Viglietti. Non mancarono gli sfregi alle tombe partigiane e la diffamazione. Chiarenza in persona fu querelato da Dino Giacosa e condannato dal Tribunale.

Chiarenza entrò in Consiglio comunale con le elezioni del 1975. Dc, Pci, Psi, Pri, Psdi unanimi  (dunque Guido Bonino compreso) approvarono un ordine del giorno in cui dichiaravano “ininfluente” ai fini delle delibere il voto del consigliere missino. Quando poi questi prese la parola, uscirono tutti dall’aula. Bonino, divenuto sindaco, assunse anche la presidenza dell’Associazione delle città martiri della seconda guerra mondiale. In tale veste il 31 marzo 1984 ricevette in municipio Enrico Berlinguer. In quell’incontro condivisero l’impegno a mantenere vivi i valori dell’antifascismo e a lottare contro il terrorismo e le stragi eversive che allora minacciavano l’Italia.

Nell’era democristiana Cuneo ha avuto sindaci a volte progressisti, a volte moderati. Tutti però hanno conservato memoria delle 160 stragi commesse dai nazifascisti in provincia. Né mai hanno confuso antifascismo e anticomunismo, per la semplice ragione che in Italia il Pci è stata una forza decisiva nella lotta di resistenza e nella difesa della legalità costituzionale.

Chiarenza continua a raccontare a chi lo ascolta e soprattutto a se stesso una storia che non c’è stata.

 

 

 

 

Livio Berardo

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