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Agricoltura | 25 giugno 2022, 20:03

Siccità, Paolo Radosta: "Fallimento dell'ideologia globalista. Subito invasi e interventi mirati"

Riceviamo e pubblichiamo

Siccità, Paolo Radosta: "Fallimento dell'ideologia globalista. Subito invasi e interventi mirati"

Gentile Direttore,
forse per la prima volta storica la parola “siccità” ha un connotato reale e concreto, oltre che pericoloso e grave, per i nostri territori. L’estate appena arrivata, porta con sé l’eredità di uno dei più siccitosi inverni degli ultimi cinquant’anni: nelle nostre aree la pioggia non si è vista per più di 110 giorni. Basti dire che, se la quantità di precipitazioni mediamente attesa in Piemonte è di 160 mm, da dicembre a febbraio se ne sono osservate per massimo 40 mm.

A risentirne maggiormente è stato chiaramente il bacino del Po, tanto in secca da far riemergere fossili paleolitici, residui bellici e persino un villaggio sommerso. Sulle sponde del principale fiume italiano si concentrano la metà degli allevamenti italiani ed il 35% della nostra produzione agroalimentare, due comparti essenziali alla stabilità stessa del Paese.

Il rischio è una produzione scarsa, o peggio addirittura nulla. Negli ultimi dieci anni il grande timore dei nostri coltivatori, la grandine, è stato soppiantato da una calamità naturale inedita e quanto mai realistica: la mancanza strutturale di pioggia. Diversi comuni della Granda sono in una condizione conclamata di crisi.

Il Sindaco di Saluzzo, nonché presidente dell’ATO 4 (Autorità che si occupa di Servizio Idrico Integrato), ha in questi giorni emesso un’ordinanza per evitare sprechi d’acqua.
Tuttavia, gli atteggiamenti virtuosi dei singoli cittadini, pur giustamente incentivabili e certamente doverosi, sono non solo metaforicamente una goccia in mezzo al mare. A meno d’improvvisa inversione della situazione, a breve saremo obbligati ai razionamenti. Un danno importante per la collettività e per i cittadini, un colpo mortale (e forse di grazia) per gli imprenditori agricoli già alle prese con l’aumento vertiginoso del costo del carburante, la crescità esponenziale dei costi di produzione, la difficoltà nel reperire la manodopera e le follie legislative della UE.

Quanto stiamo osservando e patendo non è frutto del caso. Ancora una volta, tutta la retorica ecologista sbandierata da governo e media si è rilevata, per l’appunto, retorica. “Parole, parole, parole” cantava Mina, cui non seguono fatti. La demagogia globalista è dem, anche in campo ambientalista, ha fallito.

Da anni ormai vengono lanciati appelli in merito ad un sempre più vicino e concreto rischio di carenza idrica. Il Rapporto Mondiale delle Nazioni Unite, presentato nel 2020 , parla di una possibilità del 40% di carenza entro il 2030. Del resto, negli ultimi 100 anni l’uso d’acqua è aumentato di sei volte, in continua crescita. Di fronte a questi dati, si sarebbe dovuto e potuto agire preventivamente. Come d’uso invece, in Italia le correnti politiche preferiscono dover tentare le cure ad un paziente morente piuttosto che prevenirne la malattia.

In Italia l’89% dell’acqua piovana viene perduta inutilizzata. Un patrimonio che oggi sarebbe indispensabile e che invece  l’immobilismo di chi gestisce la vita pubblica ha disperso, preferendo alle buone pratiche concrete le belle chiacchiere da salotto. E’ fondamentale quindi non perdere ulteriore tempo ed edificare una rete di piccoli invasi diffusi sul territorio, per conservare l’acqua e distribuirla ai cittadini, all’industria ed all’agricoltura nei momenti di esigenza. Gli stessi vanno poi affidati ai comuni, veri garanti del territorio.

Sull’importanza degli invasi, in tempi non sospetti, si sono già spesi i progetti e le idee di diversi studiosi eccellenti. Solo lo scorso anno l’amico Dino Aquilano, già professore emerito per l’Università degli Studi di Torino nei corsi di Mineralogia, Cristallografia, Chimica Fisica, Scienze della Terra e Crescita Cristallina, aveva avviato e proposto un suo studio dedicato per il Comune di Martiana Po, rimasto evaso.

Oggi, non è più il tempo per temporeggiare e cospargersi il capo di cenere solo a fatti ormai avvenuti. L’Italia, anche in materia ambientalista, come ricordano gli studi e gli scritti di Ferrante De Benedictis e Francesco Giubilei (rispettivamente vice-presidente e presidente nazionali di Nazione Futura) necessita di una politica che sappia supportare una visione di futuro.


Paolo Radosta (Nazione Futura – Saluzzo)

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