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Attualità | 26 giugno 2022, 10:02

Bra, al santuario della Madonna dei Fiori inaugurata la statua di fratel Luigi Bordino [FOTO]

Ieri la cerimonia, al termine del pellegrinaggio partito da Castellinaldo e della messa presieduta dal vescovo di Alba monsignor Marco Brunetti

Nelle foto di Marisa Galliano la statua di fratel Luigi Bordino e un momento dell’inaugurazione

Nelle foto di Marisa Galliano la statua di fratel Luigi Bordino e un momento dell’inaugurazione

Dalla Russia con amore. Parliamo della storia del beato fratel Luigi Bordino, che rivive attraverso un pellegrinaggio dal Santuario della Madonna dei Fiori di Bra e arriva a Castellinaldo

Quest’anno è giunto alla 8ª edizione e si è svolto (eccezionalmente con percorso inverso da Castellinaldo a Bra) sabato 25 giugno con l’organizzazione della Parrocchia e del Comune di Castellinaldo, in collaborazione con Azione Cattolica e Centro Sportivo Italiano, insieme all’associazione Castrum Aynaldi, Diocesi e famiglia cottolenghina, avvalendosi dei gruppi Alpini e della protezione civile operativi nei luoghi interessati dal percorso lungo 27 km. 

Lo scopo non è stato solo fornire una boccata d’aria fresca, che si può respirare tra boschi e vigneti, ma far conoscere la spiritualità di chi quel cammino lo conosceva bene, dopo averlo fatto per grazia ricevuta. Parliamo di Fratel Luigi Bordino, proclamato beato da papa Francesco il 2 maggio 2015, che poi ha fissato la sua memoria liturgica al 25 agosto. 

Il pellegrinaggio è stato la tappa conclusiva di un programma culminato al Santuario della Madonna dei Fiori con la Santa Messa delle 17.30, presieduta dal vescovo di Alba, monsignor Marco Brunetti, coadiuvato dal rettore, monsignor Giuseppe Trucco. Quindi, la processione verso il Santuario antico, dove è stata inaugurata e benedetta la statua bronzea dedicata al beato fratel Bordino, che ha preso posto nella loggia di destra della facciata, all’ombra della Madonna che fu per lui amatissima Consolatrice. 

Un cappello da Alpino, un camice e strumenti medici: oggetti semplici ma carichi di significati profondi e per questo capaci di raccontare una vita straordinaria. Ecco che cosa si vede osservando il simulacro del beato. 

Tanta l’ammirazione dei fedeli raccolti davanti alla nuova statua, che farà il paio con quella del beato Giacomo Alberione, alloggiata nella parte sinistra della facciata, a completare un’opera di grande impatto spirituale. 

La festa è proseguita in amicizia nel giardino del Santuario con cena e musica a completare un pomeriggio che, in precedenza, aveva permesso ai partecipanti di visitare Palazzo Mathis e la Casa natale del Cottolengo per un ritorno alle origini della devozione di fratel Bordino. 

Biografia ufficiale alla mano, Andrea Bordino nasce a Castellinaldo il 12 agosto 1922, terzo di otto figli. Vive la propria esuberante giovinezza tra la casa, le vigne paterne e la parrocchia. Trascinatore di ragazzi e di giovani, è nominato delegato aspiranti e poi presidente dell’Azione Cattolica parrocchiale. 

Nel gennaio 1942, è arruolato nell’Artiglieria Alpina della Cuneense, dove trova suo fratello Risbaldo, rientrato dalla Campagna di Albania. Il 15 agosto i Bordino partono per la famosa Campagna di Russia. Il comando del Quarto Reggimento di Artiglieria s’installa a Sollonscki, un villaggio tra Valujki e Rossosh. Caduti prigionieri nel gennaio 1943, i Bordino soffrono insieme la tragica ritirata per circa un mese. 

In una notte all’addiaccio con temperature polari, Andrea e Risbaldo fanno voto: «Se ritorniamo a Castellinaldo, faremo un pilone alla Madonna Consolata, vicino alla nostra casa». Avvinghiati l’un l’altro, i due fratelli pregano tutta la notte. Alle prime luci del mattino si trovano circondati da oltre 200 cadaveri. I Bordino vengono separati ad Akbulak. Andrea è destinato alla Siberia, dove vi rimane per due anni. Ridotto a scheletro umano viene internato nel lazzaretto di Spassh. 

Egli continua a pregare, a confortare e a sostenere i feriti, gli infettivi e specialmente i morenti. Incoraggia tutti quelli che può: “Preghiamo un’Ave Maria. Se ritorno mi faccio frate e voglio dedicare il restante della mia vita per servire i malati più poveri in stato di abbandono”. Nella primavera del 1945, insieme ad un gruppo di scampati è trasferito in Uzbekistan, dove si coltiva il cotone. 

Andrea è ancora distrofico, non può lavorare, per cui resta nel lazzaretto del campo. Colpito da tifo petecchiale, elude la scarsa sorveglianza dei guardiani mongoli, penetra dagli infettivi e dai morenti, portati nella Baracca della morte dove nessuno più li tocca fino al loro decesso. E se ne prende cura meglio che può, per sollevarli dalle piaghe da decubito. 

Nell’autunno del 1945 i Bordino rientrano in famiglia. Andrea si considera miracolato, comprende il dono di Dio e decide di non poterlo godere da solo. Il 23 luglio del 1946, insieme alla sorella Ernestina, bussa alla porta della Piccola Casa della Divina Provvidenza di Torino. “Desidero consacrarmi a Dio tra i Fratelli di San Giuseppe Cottolengo, per servire i poveri abbandonati”. Indossato l’abito religioso assume il nome di Fratel Luigi della Consolata. Ernestina prende il velo prendendo il nome di suor Pia. 

Esemplare uomo di preghiera, dedica la propria vita al servizio della carità, per puro amore di Dio. A fianco di medici e infermieri realizza una lusinghiera carriera professionale. Nel contempo vive un’invidiabile esperienza di vita interiore, che raggiunge le frontiere della mistica del servizio. Nei poveri serve Gesù. Tra loro semina fede, ottimismo e speranza, come già ha fatto con i disperati dei lager sovietici. Egli vive alla lettera il “Caritas Christi urget nos” nello spirito di San Giuseppe Cottolengo. 

Nel 1975, improvvisamente è colpito da leucemia mieloide. Per due anni egli continua a ripetere: «Deo Gratias, questi sono i giorni della Divina Provvidenza! Deo Gratias sempre». Inesorabile la malattia gli distrugge il corpo, ma egli continua a benedire Dio: «Ho finalmente qualcosa da offrire al Signore». Egli va incontro alla morte, cantando la bontà di Gesù e delle beatitudini. Non cessa di pregare con la corona del rosario. 

Fratel Luigi muore a Torino il 25 luglio 1977. La fama della sua santità assume subito dimensioni rilevanti, a cominciare dal suo funerale, concluso al cimitero monumentale di Torino dove la folla partecipante esplode con il canto del Magnificat. Dal 1997 il suo corpo riposa presso la Piccola Casa della Divina Provvidenza. 

Sabato 2 maggio 2015 nell’Area Vitali del Parco Dora, a Torino, si è svolta la solenne beatificazione, presieduta dal cardinale Angelo Amato, in rappresentanza di papa Francesco. Al termine della celebrazione monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo del capoluogo, ha detto: “Fratel Luigi è stato un esempio di ciò che la Chiesa ha bisogno: poche parole e fatti concreti a favore delle tante persone che si trovano in difficoltà, morale, economica, familiare e di salute”. Deo gratias.

Silvia Gullino

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