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Attualità | 29 giugno 2022, 11:31

"Tra luci e ombre", la mostra del villanovese Massimo Dadone che racconta in bianco e nero scorci e vedute carsiche del cuneese

Docente, Massimo è appassionato di fotografie, che realizza usando il banco ottico. La mostra, allestita nei rifugi Garelli e Mondovì, sarà visibile fino alla fine dell'estate

Massimo Dadone all'opera

Massimo Dadone all'opera

Scrivere con la luce. Questo significa scattare una fotografia. Un rituale che ora, ai tempi degli smartphone e del "tutto subito", sembra quasi un mito antico. 

Troppo abituati a voler riprendere ogni attimo, spesso le fotografie finiscono per essere parte del quotidiano e neanche le stampiamo più, convinti che le memorie elettroniche dei nostri device le rendano immortali. E, invece, ci privano di quella "magia" che può regalare solo una fotografia cartacea, magari anche un po' imperfetta, ma che racchiude tante emozioni. 

Lo sa bene il villanovese Massimo Dadone, docente del CFP- Cemon, grande appassionato di fotografia che ha deciso di fotografare le montagne del cuneese e creare una mostra in bianco e nero ospitata al Rifugio Garelli e al rifugio Mondovì: "Tra luci e ombre. Scorci e vedute carsiche dal Pian delle Gorre al Mongioie".

"Sono appassionato di fotografia da molto tempo - spiega Massimo - ho iniziato a scattare in analogico, in bianco e nero, poi ero passato al digitale e mi dedicavo in particolare agli animali. Il digitale però non mi dava più soddifazione, non mi permetteva di esprimermi al meglio, quindi ho deciso di ripartire con la pellicola arrivando all'apoteosi con l'utilizzo attuale del banco ottico. Uso diverse macchine fotografiche 'vintage', una è del 1934, a volte il risultato non è come ti aspetti, ma è anche questo il bello di usare strumenti che hanno fatto la storia della fotografia". 

Nulla a che vedere con le normali fotocamere, il banco ottico infatti è uno strumento professionale, particolarmne complesso da utilizzare, che richiede l'aiusilio di un treppiede, ma con pitenzialità che altri mezzi fotografici non offrono. 

Massimo, però, non si è fermato qui, infatti ha decisio di seguire tutte le fasi delle fotografia. 

"Vado in montagna, eseguo tutte le misurazioni del caso poi sviluppo e stampo. L'unico aspetto di cui non mi occupo, dice sorridendo, è la creazione della cornice in cui inserire la foto. Creare e lavorare in una camera oscura, avendo studi chimici alle spalle, mi ha facilitato, ma è sempre una sorpresa e un'emozione grandissima quando vedo il risultato. Credo sia la stessa sensazione che prova un pittore nel dipingere un quadro, un qualcosa che gli strumenti più tecnologici che utilizziamo oggi non possono regalare". 

Non a caso Massimo parla di 'sorpresa', il suo lavoro risulta doppiamente difficile perché, le foto che scatta tra le montagne non le vede in anteprima, ma solo una volta sviluppate. Un aspetto che oggi diamo per scontato.

Dalla sua passione per la fotografia e quella per la montagna è nata l'idea di creare una piccola mostra, con dieci scatti che raccontano in un viaggio ideale il percorso dal Pian delle Gorre al Mongioie. 

"E' la prima volta che espongo i miei lavori, tutto è nato dall'unione di queste mie due grandi passioni. Ammiro e ho letto molto del fotografo staunitense Ansel Adams, ma la mia ispirazione viene soprattutto dall'opera di Michele Pellegrino (noto fotografo originario di Chiusa di Peio, ndr)" - conclude Massimo - "La nascita dell'esposizione però la devo anche l'amico Roberto Rossetti, che ringrazio per avermi spronato e accompagnato in montagna, dandomi supporto e assistenza tecnica". 

INFO MOSTRA

"Tra luci e ombre. Scorci e vedute carsiche dal Pian delle Gorre al Mongioie". Questo il titolo della mostra fotografica che sarà visibile gratuitamente ai visitatori e agli escursionisti che raggiungeranno il rifugio Garelli e il rifugio Mondovì. 

Le fotografie rimarranno esposte e saranno visibili da questa domenica fino alla fine dell'estate tutti i giorni. 

Arianna Pronestì

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