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Attualità | 17 luglio 2022, 19:28

"25 luglio, pastasciutta o comizio? Prevalga la festa, ma non buttiamo la lotta nel cestino"

"Nell’attesa del centenario della Marcia su Roma non manca giorno che non si segnali qualche piccolo raid di nostalgici, magari solo verbale, o la scalata delle istituzioni"

"25 luglio, pastasciutta o comizio? Prevalga la festa, ma non buttiamo la lotta nel cestino"

Riceviamo e pubblichiamo integralmente la lettera di Livio Berardo (già presidente dell'istituto storico della Resistenza di Cuneo):

Anche nella nostra provincia alcune sezioni Anpi (Alba-Bra, Verzuolo-Valle Varaita…) festeggeranno domenica o lunedì prossimi la caduta del fascismo (25 luglio 1943) con una pastasciutta. Il povero e popolare piatto ricorda la grande festa, che quei giorni ai Campi rossi di Gattatico la famiglia Cervi organizzò, offrendo un piatto di pasta (dieci quintali!) a vicini, parenti, amici e paesani sull’aia della cascina.

A Cuneo invece l’avv. Duccio Galimberti, profittando della folla raccolta per il mercato del bestiame, tenne dal suo studio in piazza Vittorio Emanuele II il mattino del 26 luglio un breve, ma vibrante comizio, la cui essenza è racchiusa nelle poche righe oggi incise sui muri del palazzo: «Sì, la guerra continua fino alla cacciata dell'ultimo tedesco, fino alla scomparsa delle ultime vestigia del regime fascista, fino alla vittoria del popolo italiano che si ribella contro la tirannia mussoliniana, ma non si accorda a una oligarchia che cerca, buttando a mare Mussolini, di salvare sé stessa a spese degli Italiani».

Nella campagna emiliana la festa per la deposizione di Mussolini, a Cuneo la previsione che questa non sarebbe bastata per porre fine al fascismo e alla guerra. Due sentimenti diversi, un’unica ispirazione. Di lì a pochi giorni Duccio salirà con un gruppo di compagni a Madonna del Colletto, dando vita alla banda “Italia Libera”; a Gattatico i fratelli Cervi trasformeranno la cascina in un deposito di armi per i partigiani e rifugio per i prigionieri alleati evasi.

Il 3 dicembre 1944 Galimberti sarà fucilato (o portato morto) alle porte di Cuneo dai militi dell’UPI fascista. Un anno prima si era spento il sogno di libertà della famiglia Cervi: i sette fratelli e il padre erano stati incarcerati, dopoché la loro cascina era stata assalita dai militi della GNR di Reggio Emilia, espugnata e incendiata. Condannati a morte, tranne il padre, vennero fucilati al poligono di tiro di Reggio il 27 dicembre 1943. Tanto Duccio quanto i fratelli Cervi sono medaglie al valor militare.

Festa o comizio? Oggi è bene che prevalga la festa. Ma i comizi di lotta non sono da buttare nel cestino. Nell’attesa del centenario della Marcia su Roma (28 ottobre 1922) non manca giorno che non si segnali qualche piccolo raid di nostalgici, magari solo verbale, o la scalata delle istituzioni, magari piccoli comuni, per schierarli poi su posizioni di qualunquismo o revisionismo storico.

redazione

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