Agricoltura - 04 agosto 2022, 14:02

Coldiretti: "Il secondo luglio più caldo degli ultimi 65 anni in Piemonte. Danni per 1,5 miliardi"

L’associazione agricola: "I tre mesi appena terminati sono stati nel complesso i più caldi mai osservati, superando anche quelli corrispondenti del 2003 e 2015. Nei primi 7 mesi del 2022 -49% di acqua rispetto alla media degli ultimi 30 anni"

Un'immagine dello Stura

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In Piemonte è stato il secondo luglio più caldo degli ultimi 65 anni dopo quello del 2015, ma considerando il trimestre maggio-giugno-luglio, i tre mesi appena terminati sono stati nel complesso i più caldi mai osservati, superando anche quelli corrispondenti del 2003 e del 2015. E’ quanto evidenzia Coldiretti Piemonte sui dati di Arpa Piemonte, rispetto al grande caldo che continua a colpire la Regione.
Dal punto di vista delle precipitazioni, analizzando i dati dell’anno 2022, sul Piemonte sono caduti da gennaio a luglio, circa 272 mm di pioggia e/o neve, a fronte di una norma climatica del medesimo periodo che si assesta sui 528 mm. Il deficit è, quindi, significativo, ovvero pari al 49, rispetto al valore medio degli ultimi 30 anni.

“Dopo un inverno e una primavera eccezionalmente secchi, anche per i mesi di giugno e luglio sono stati registrati valori di precipitazione inferiori alle medie mensili e temperature bollenti – fanno notare Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa, delegato confederale -. A causa delle situazione climatica, visto il protrarsi della crisi idrica, stanno crescendo a dismisura i danni per la siccità, saliti ad oltre 1 miliardo e mezzo in Piemonte, poiché, trasversalmente, tocca tutti i comparti causando una diminuzione dei raccolti fino al 50% del mais, fino al 30% del grano, dal 30 al 100% del riso e dei foraggi per il bestiame. Provoca, inoltre, un calo del 20-30% della produzione di latte, tipico durante l’estate ma non di questa entità. Occorre intervenire nell’immediato con misure di emergenza per salvare i raccolti ed il futuro delle aziende: la devastante siccità che stiamo affrontando ha evidenziato ancora una volta che l’Italia ha bisogno di nuovi invasi per raccogliere l’acqua a servizio dei cittadini e delle attività economiche, come quella agricola. Ancor più in un momento di crisi generato dal conflitto ucraino, abbiamo bisogno di tutto il nostro potenziale per garantire cibo ai cittadini e ridurre la dipendenza dall’estero. A livello nazionale, Coldiretti ed Anbi, l’Associazione nazionale delle bonifiche, hanno elaborato un progetto immediatamente cantierabile per la realizzazione di una rete di bacini di accumulo per arrivare a raccogliere il 50% dell’acqua dalla pioggia”.

Redazione

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