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Agricoltura | 04 agosto 2022, 15:13

In montagna mancano acqua ed erba: un margaro su tre costretto ad anticipare il rientro dagli alpeggi

Intervista a Elia Dalmasso, presidente Arap Piemonte: “La situazione è grave. Il foraggio è poco e i prezzi sono alle stelle. La demonticazione anticipata rischia di far saltare i premi PAC. I numeri della razza piemontese stanno inevitabilmente diminuendo”

In alpeggio mancano acqua ed erba. A inizio agosto sembra fine settembre

In alpeggio mancano acqua ed erba. A inizio agosto sembra fine settembre

“La tradizione vuole che si salga in alpeggio il 24 giugno per san Giovanni e si scenda il 29 settembre per san Michele, ma so per certo che una azienda su tre non arriverà a quella data. Tutto per colpa della siccità. La situazione per il comparto zootecnico è grave”.

È preoccupato Elia Dalmasso, giovane presidente di ARAP Piemonte. Ogni anno porta le bianche piemontesi in alpeggio a Crissolo, in alta valle Po. E, come i suoi colleghi, ha toccato con mano il problema della mancanza d'acqua in quota.

MANCANO ACQUA ED ERBA

Sembra fine settembre. Non c'è acqua per abbeverare gli animali, ma manca anche l'erba. Nella maggior parte degli alpeggi la cotica erbosa è completamente bruciata. Anche se piovesse, ormai la situazione in montagna è compromessa. Sopra i 2.000 metri di quota, se non piove tra giugno e luglio, da metà agosto in avanti non migliora più. Siamo messi male. L'annata è davvero disastrosa. Questo inverno senza neve non ha lasciato riserve. Guardo il Monviso. Non è mai stato così scarno di neve, con ghiacciai storici che hanno perso fino all'80% di consistenza”, spiega il giovane margaro.

Una situazione disastrosa in tutto il Piemonte: “La valle Po ha parecchie fonti d'acqua, però anche qui siamo stati costretti a tirare le tubazioni per portare acqua alle vasche per l'abbeveraggio degli animali. Sicuramente saremo costretti a scendere un mese prima. Di solito si demonticava a metà ottobre, ma inizierò la discesa in valle già a fine agosto. In altre zone, come la val Chisone e la val Maira, l'acqua proprio non arriva. Siamo tutti toccati”.

MATERIE PRIME ALLE STELLE

Chi scende prima dall'alpeggio poi dovrà fare i conti con gli aumenti delle materie prime e con gli intoppi burocratici per accedere al cosiddetto premio per il 'pascolamento'.

E' grave per tre motivi - spiega Elia Dalmasso - : il prezzo delle materie prime, come foraggio, mais e fieno, è alle stelle. Quindi, chi scende prima, dovrà comprare a costi maggiori e consumare più prodotto, visto che ha perso l'alimentazione in alpeggio. Oltre al problema di costi, si aggiunge quello delle riserve perchè i foraggi scarseggiano e non c'è proprio disponibilità. E infine, per poter accedere ai premi PAC e PSR, devi garantire un tempo di permanenza in alpeggio. Se torni prima saltano le domande. È una situazione paradossale”.

DEMONTICAZIONE ANTICIPATA PER 'CAUSA DI FORZA MAGGIORE'

Ecco perchè si punta a chiedere il riconoscimento alla Regione per 'causa di forza maggiore' per gli allevatori che saranno obbligati a demonticare in anticipo: “Chiederemo che non vengano sanzionate le aziende che scendono prima. Ma occorre anche trovare una soluzione stutturale per il problema del contenimento dell'acqua e della produzione maggiore di materie prime. Servono tavoli nazionali con tutti gli attori del settore per trovare soluzioni efficaci e fattibili a creare mercati stabili e filiere che paghino un prezzo adeguato. I contributi possono tamponare nell'immediato, ma serve creare una situazione sostenibile per allevamento”.

A RISCHIO LA RAZZA PIEMONTESE?

La razza piemontese è di qualità ma non viene riconosciuto il giusto prezzo. E i capi stanno diminuendo in modo sostenuto. Lo conferma Dalmasso: “Molte aziende chiuderanno in autunno. Chi non chiude, riduce i numeri. Stiamo lavorando in perdita, non c'è margine di guadagno. Nel periodo Covid, per assurdo, non c'erano margini ma almeno non c'era perdita. A voler cercare una causa, è cominciato tutto con la guerra in Ucraina che ha dato avvio all'aumento delle materie prime, poi la siccità anomala ha fatto il resto. Un concatenarsi di eventi che ha portato ad un aumento spropositato dei costi”.


Cristina Mazzariello

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