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Attualità | 05 agosto 2022, 14:18

Tutela dell’ambiente e ricerca: così il mondo del tartufo guarda alla sfida del clima che cambia

Confermato per un nuovo triennio alla guida del Centro Nazionale Studi Tartufo Antonio Degiacomi illustra l’agenda dell’ente, ora allargato alle associazioni dei cercatori e a realtà di promozione del territorio

Tutela dell’ambiente e ricerca: così il mondo del tartufo guarda alla sfida del clima che cambia

Una platea allargata e nuove sfide da affrontare, a partire da quelle riguardanti gli effetti di un cambiamento climatico. Attivo da ventidue anni (fu costituito nel febbraio 2000), il Centro Nazionale Studi Tartufo si appresta ad affrontare il nuovo corso di una storia che dalla sua nascita l’ha visto impegnato a promuovere e valorizzazione questa importante eccellenza del territorio.

Lo farà a partire da una platea di soci praticamente raddoppiata, da una quindicina che erano, e che, al fianco degli enti che ne hanno rappresentato finora gli azionisti, si è ora aperta ad altre realtà come le associazione dei cercatori, quelle di categoria (l’albese Aca, ad esempio, come anche i ristoratori) e altre espressioni della promozione turistica come l’Enoteca Regionale Cavour di Grinzane o l’Ordine dei Cavalieri del Tartufo. Soggetti che, con l’assemblea tenuta nei giorni scorsi, hanno espresso un consiglio in parte rinnovato, confermando alla presidenza l’uscente Antonio Degiacomi, che col supporto di Mauro Carbone alla direzione si avvia così a compiere un ciclo di dieci anni alla guida dell’ente.

"Il Centro Studi – ci spiega Degiacomi – continuerà nel suo impegno di divulgare la cultura del tartufo, con alcuni nuovi importanti focus. Dalla sua nascita questo ente ha lavorato molto su temi come la diffusione dell’analisi sensoriale (già esauriti i seminari programmati per l’autunno, ndr), affiancandovi iniziative come la formazione degli esperti poi serviti a fare i giudici del tartufo in tante manifestazioni del territorio, o la procedura di certificazione Uni, utile alle aziende del settore che vogliono fregiarsi del bollino di qualità. Ora nuovi impegni vengono dal riconoscimento della raccolta del tartufo come patrimonio immateriale dell’umanità: un risultato importantissimo, cui abbiamo lavorato strenuamente insieme alle realtà territoriali coinvolte. Un traguardo che ci condurrà sempre di più a lavorare sul tema della trasmissione delle conoscenze e delle competenze dei cercatori, in stretto rapporto con le associazioni dei tartufai, che possono svolgere un grande ruolo in questo ambito. Per la prossima Fiera albese abbiamo già programmato alcune importanti iniziative che coinvolgeranno anche le scuole".




L’altro importante fronte di impegno riguarda la preservazione delle tartufaie e le strategie da adottare in ragione del cambiamento climatico.
"Senz’altro. Sono urgenze che impongono anche a noi di agire, temi che richiedono forte attenzione e azioni collettive. In questo senso ci muoviamo da tempo, per quanto è possibile fare. Stiamo progettando la realizzazione di tartufaie didattiche, come quelle didattiche che nasceranno a Roddino, Mondovì e Murisengo. E intanto lavoriamo sulle manutenzioni di quelle esistenti e per la posa di nuove piante, come previsto ad esempio grazie all’intesa che abbiamo stretto con Consorzio di Tutela Alta Langa, cui hanno già aderito dieci importanti cantine. Alla piantumazione di nuove essenze si affianca un’altrettanto importante attività di consulenza ai proprietari per una corretta gestione del bosco e perché si facciano le opportune manutenzioni. Un’attività che compiamo grazie al sostegno diretto delle aziende coinvolte e ai fondi che raccogliamo grazie all’Fiera del Tartufo albese e al progetto di crowdfunding a esso collegata".

Si parla anche di ricerca?
"Sì, grazie alla possibilità di fondi europei abbiamo intenzione di promuovere un progetto di ricerca sul ruolo del tartufo quale marcatore dei cambiamenti climatici, approfondendo al contempo l’aspetto delle pratiche che si possono attuare per ovviare agli effetti della siccità e dell’incremento delle temperature, che come noto sono fattori che ostacolano la proliferazione di questo frutto della terra. Stanno prendendo piede pratiche, come le bagnature delle tartufaie, la cui validità sarà interessante valutare in modo scientifico, insieme ad altre di cui sarà utile valutare la bontà. Nell’ultima sessione della nostra assemblea abbiamo peraltro deciso di istituire un comitato scientifico per avere supporto di esperti sui temi come questi, insieme ad altri come quelli storici e antropologici, al benessere animale, altri aspetti naturalistici e forestali, in maniera di avere supporto di idee e proposte e un utile scambio tra competenze".

E’ presto per fare previsioni su quella che sarà la prossima stagione del tartufo? Una così prolungata condizione di siccità è ancora rimediabile?
"In generale parliamo purtroppo di un’emergenza grave, i cui effetti nel medio e lungo termine sono difficilmente ponderabili. La quantità di pioggia scesa da novembre ad aprile è stata davvero risibile e pure le alte temperature non aiutano. Per quanto riguarda le prospettive a breve va però tenuto conto del fatto che il tartufo nasce nei primi 30-40 centimetri di terra, e quindi sono molto importanti le piogge estive. In questo senso il Monregalese ha avuto precipitazioni in maggio e giugno maggiori dell’anno scorso, anche se il termine di paragone è quello di un’annata già non felice, e l’Albese praticamente le stesse. Vediamo cosa succederà in agosto. La situazione generale non è positiva, ma non possiamo né vogliamo giudicare già compromessa la stagione. Vediamo, speriamo e studiamo, cercando soluzioni possibili per il futuro".

Ezio Massucco

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