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Schegge di Luce | 07 agosto 2022, 08:29

Schegge di Luce: pensieri sui Vangeli festivi di don Franco Mastrolonardo

Commento al Vangelo della Messa del 7 agosto, XIX Domenica del Tempo ordinario

“La venuta del Figlio dell’uomo”, opera della disegnatrice braidese Pinuccia Sardo

“La venuta del Figlio dell’uomo”, opera della disegnatrice braidese Pinuccia Sardo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno.

Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.

Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.


Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!

Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».

Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.

Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.


Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.

A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più». (Lc 12,32-48).


Oggi, 7 agosto, la Chiesa giunge alla XIX Domenica del Tempo ordinario (Anno C, colore liturgico verde). In questo periodo di vacanza, a commentare il Vangelo della Santa Messa è don Franco Mastrolonardo, parroco della chiesa di Gesù Redentore, a Riccione.

Amore, vita, valori, spiritualità sono racchiusi nella sua riflessione per “Schegge di Luce, pensieri sui Vangeli festivi”, una rubrica che vuole essere una tenera carezza per tutte le anime in questa valle di esilio. Pensieri e parole, che insieme all’opera della disegnatrice braidese Pinuccia Sardo, sono come scintille per accendere le ragioni della speranza.

Eccolo, il commento.


I Padri del deserto, grandi maestri spirituali dei primi secoli sostenevano che non può esserci preghiera senza vigilanza del cuore. La vigilanza a sua volta va a braccetto con l’attenzione. Sono due atteggiamenti profondamente legati fra loro. L’attenzione è l’opposto della superficialità e della distrazione, perché dice la capacità di fissare lo sguardo su ciò che è essenziale e verso di esso restare in tensione. È l’attesa (l’attendere, in latino, significa tendere, essere teso verso).

La vigilanza, poi, è la custodia dell’attenzione: non si può essere attenti se si è appesantiti, assonnati, se manca una sobrietà di cuore e di mente. In senso stretto, la vigilanza è l’atteggiamento di un’anima ben sveglia, presente a se stessa circospetta e attenta a non lasciarsi sorprendere dall’avversario demoniaco, che cerca di introdursi nella mente e nel cuore.

Ad un fratello illuso della tranquillità del suo cuore, un anziano monaco rispose che solo un cuore vigilante rende possibile un discernimento della lotta: «Il fratello continuava a dirgli: io non vedo lotte nel mio cuore. L’anziano gli rispose: Tu sei un edificio aperto da tutti i lati. Chiunque entra da te, ne esce a proprio piacimento. E tu, tu non sai ciò che accade. Se tu avessi una porta, se tu la chiudessi ed impedissi ai cattivi pensieri di entrare, allora li vedresti fermi all’esterno e combattere contro di te».

È richiesta nella spiritualità del deserto la porta della vigilanza per impedire ai sensi e al corpo di cadere nei lacci del nemico. Anche oggi la psicologia, ad esempio, ci indirizza verso la medesima strada. Qualsiasi psicologo sostiene che l’uso sregolato e maldestro dello smartphone disturba l’equilibrio mentale dei ragazzi e riduce attenzione e capacità di concentrazione. E sapete perché? Perché nel web non ci sono cornici, non c’è confine tra una cosa e l’altra. Tutto continua in tutto. Invece c’è bisogno di distinguere, di separare, di ordinare, di avere porte, finestre.

Quindi, oggi come allora, è necessaria la vigilanza e l’attenzione. In greco, “attenzione” si dice “prosoché”. E sempre in greco, “preghiera” si dice “proseuchè”. Pensate come si somigliano. Non per questo i padri dicevano che l’attenzione è madre della preghiera.


Ora, tornando al Vangelo e concludendo, il servo è beatificato da Gesù proprio per questa capacità di vigilanza e attenzione. È sveglio e integro. Subito allora aprirà al padrone che torna nel mezzo della notte. E noi, invece, siamo così svegli?

Silvia Gullino

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