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Politica | 10 agosto 2022, 11:15

VERSO LE ELEZIONI - Centrodestra e centrosinistra alle prese col nodo dei collegi uninominali

Lo schema di attribuzione cambia di ora in ora; in entrambi gli schieramenti sono ancora incerti i perimetri delle coalizioni. Il passaggio è propedeutico alla formazione delle liste dei partiti. In forse il “terzo polo” Calenda-Renzi

Immagine di repertorio

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Mai come in questa tornata si arriverà alla scadenza dei termini per la presentazione delle liste e delle candidature col fiato corto, vista l’incertezza che ancora regna quando manca una manciata di giorni al primo step, il deposito dei simboli di partito e la formalizzazione delle coalizioni.

Per il momento le uniche voci circolanti riguardano la spartizione dei collegi uninominali, ma si tratta ovviamente di indiscrezioni romane e torinesi. Si tratta, in ogni caso, di una situazione che muta di ora in ora.

Il centrodestra, che sente il vento in poppa, avrebbe stabilito una ripartizione di massima: poco meno di un centinaio a Fratelli d’Italia, una settantina alla Lega, una quarantina a Forza Italia e una decina ai “cespugli” di centro (Lupi-Toti e Udc-Brugnaro).

Al Nord, alla Lega spetterebbero una quarantina di collegi, qualcuno in meno a FdI che ne otterrebbe però di più al centro-sud; una quindicina quelli per Forza Italia. In Piemonte – considerato che i seggi uninominali sono 10 alla Camera e 5 al Senato - era stata adottata, fino a qualche giorno fa, la formula: 7 + 6 + 2 (dove 7 riguardava FdI, 6 la Lega, e 2 FI). La Lega, ovviamente, ha storto il naso e lo schema è oggetto in queste ore, di nuove, probabili rivisitazioni, anche perchè si è frapposto il caso dei “centristi”, che ambiscono ad ottenerne almeno due.

Per quanto concerne il centrosinistra – dopo la rottura di Azione col Partito Democratico – resta da capire quanti posti il Pd lascerà ai partner di coalizione: Sinistra Italiana e + Europa.

L’ala dei fuoriusciti dal Movimento 5 Stelle, “Impegno Civico”, guidata da Di Maio, sembra avere pochi margini di manovra in terra subalpina, nel senso che appare difficile che il Pd voglia mollare ulteriori collegi, vista la ressa di aspiranti che già c’è su Torino e nelle restanti province.

Come si evince, il puzzle - per entrambe le coalizioni - è difficile da comporre. L’attribuzione dei collegi uninominali, sia per il centrodestra che per il centrosinistra, è tuttavia passaggio propedeutico alla definizione delle candidature dei partiti nelle circoscrizioni plurinominali.

E infine ultima, ma soltanto perché è, se possibile, più complicata delle altre, la questione del cosiddetto “terzo polo”, dove ancora non è dato di sapere se Azione di Carlo Calenda e Italia Viva di Matteo Renzi troveranno o meno le ragioni per mettersi insieme.  

Vista da Cuneo, significa, tanto per la Camera che per il Senato, che la coperta – già corta di suo dopo il taglio dei parlamentari - è destinata a restringersi ulteriormente. Roma decide e la Granda è lontana: una delle tante periferie del Paese.

Giampaolo Testa

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