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Al Direttore | 06 settembre 2022, 08:22

Ferrovie dismesse: gli scempi in 60 anni di politica miope ci hanno portato ai risultati odierni

Ci scrive un lettore: "Si aggiungano le dissennate operazioni decretate in seno alle stesse Ferrovie dello Stato, conosciute con la famigerata locuzione "rete snella""

Ferrovie dismesse: gli scempi in 60 anni di politica miope ci hanno portato ai risultati odierni

Riceviamo e pubblichiamo:

Con riferimento agli articoli di cui all’indirizzo: https://www.targatocn.it/2022/09/02/leggi-notizia/argomenti/viabilita/articolo/ancora-lavori-sulla-trofarello-fossano-come-cambia-la-circolazione-ferroviaria.html e  https://www.targatocn.it/2022/09/03/mobile/leggi-notizia/argomenti/attualita/articolo/lavori-sulla-ferrovia-torino-savona-in-concomitanza-con-test-ed-esami-universitari-il-costo-del-se.html,  

articoli in cui si fa riferimento ad un blocco totale della circolazione dei treni tra Trofarello e Fossano, mi pregio di trasmettere alcune considerazioni. 

L’interruzione, seppur necessaria, per poter eseguire le programmate migliorie strutturali, si estende per circa 50 km, distanza molto grande per essere affrontata con mezzi come gli autobus, assoggettati alle condizioni del tempo e del traffico, per tacere della scarsa o nulla comodità nel viaggiare. 

Purtroppo, oltre agli scempi operati dalla una politica miope in un tempo che raggiunge una sessantina d’anni, si aggiungono le dissennate operazioni decretate in seno alle stesse Ferrovie dello Stato, conosciute con la famigerata locuzione rete snella: un falciare a più non posso scali merci, binari di precedenza e financo d’incrocio, con l’illusorio obiettivo di un risparmio economico, rivelatosi contabilmente esiguo, ma dalle pesantissime ricadute, poiché un taglio così energico ha come risultato (pilotato?) l’ingessamento delle linee, che debbono essere forzatamente gestite a circolazione omotachica o quasi, e la drastica riduzione della loro capacità, stante la pressoché totale impossibilità di gestire e recuperare eventuali ritardi. 

Oltre a quanto dianzi indicato, avere sfrondato l’infrastruttura di quegli enti, a torto, giudicati inutili e di costosa gestione, l’insano operare ha costretto ad interrompere una lunga tratta, a causa dell’assoluta mancanza di binari di ricovero, nei quali ospitare i treni immediatamente a monte ed a valle del punto di vera interruzione, limitando i percorsi degli autoservizi sostitutivi a tratte molto più brevi, comprendenti, se non due sole, poche stazioni e, parimenti, limitando i disagi patiti dai Signori Viaggiatori. 

Circa la politica miope, occorre osservare che, almeno fino al 1986, tra Cuneo e Torino, esisteva un percorso alternativo via Cuneo Gesso – Saluzzo – Airasca, ma, nell’infausto anno 1986 poc’anzi citato, fu decisa la sospensione e la dismissione della tratta compresa tra Saluzzo ed Airasca, tratta che, peraltro, aveva visto il rinnovo del suo armamento; anzi, fino al 1959, i due itinerari via Fossano e via Saluzzo erano collegati non solo dal ramo Saluzzo – Savigliano, ma anche dal ramo Moretta – Cavallermaggiore, il che avrebbe consentito, almeno in certi casi e condizioni, di evitare anche l’autosostituzione dei treni. 

Spostando l’analisi ad oriente della linea interrotta, fino al 1986, sarebbe stato possibile usufruire di un itinerario via Mondovì – Bastia Mondovì – Bra – Castagnole Lanze – Asti e, in caso d’interruzione a Sud di Carmagnola, puntare verso quest’ultima stazione una volta raggiunta quella di Bra, ma la stessa mano che ha fatto cadere la scure sulla tratta Saluzzo – Airasca l’ha fatta cadere anche sulla tratta Mondovì – Bastia Mondovì e, nel 1994, le inclemenze di Giove Pluvio, con la tristemente famosa alluvione, fecero sparire la tratta Ceva – Bra anche dalle idee di chi ne avrebbe desiderato la ricostruzione: infatti, le cose andarono diversamente, i fondi destinati al ripristino presero vie ancora oggi ignote e la linea fu dismessa al pari delle altre, con l’aggravante di voler realizzare una pista ciclabile non già accanto alla linea od intersecante la stessa in più punti, bensì sul suo stesso sedime. 

Avere una vera rete e non solo pochi grossi rami ha un indubbio vantaggio nel poter contare su itinerari alternativi, come, peraltro, la Natura provvida fa nel corpo umano, dove interrompere, anche per breve tempo, uno o più vasi, potrebbe causare danni molto seri derivanti dall’ischemia e se il blocco fosse protratto a lungo, si avrebbe la perdita definitiva di organi e tessuti vitali: ecco che i circoli collaterali, come il poligono di Willis od il sistema delle vene azygos, provvedono ad assicurare il necessario apporto o l’adeguato drenaggio ematico, per tacere di quanto succeda con la rete coronaria cardiaca. 

Non si deve nemmeno dimenticare che, anche in condizioni di normale esercizio, tra due grossi nodi, sovente, esistono più percorsi, alcuni dei quali effettuabili su linee complementari, senza altri grossi nodi intermedi e che, tra due punti qualsiasi della rete, un itinerario diretto, su linee complementari, in molti casi, compensa, in termini temporali, la minore velocità della linea e gli inconvenienti derivanti dall’alta densità di traffico nei grossi nodi con il minor percorso, peraltro soggetto a minori perturbazioni. 

Ringraziando per la cortese attenzione, porgo cordiali saluti.

 

Ing. Roberto Borri

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