Nel trentacinquesimo anniversario dalla tragica vicenda, l’associazione Libera vuole ricordare il dottor Amedeo Damiano, presidente della locale Azienda Sanitaria, ferito a morte in un agguato dai contorni mafiosi.
Lo fa venerdì 16 settembre alle ore 21, al teatro Magda Olivero di Saluzzo, grazie al patrocinio dell’amministrazione comunale e con il coinvolgimento del presidio “Carlo Alberto Dalla Chiesa”.
Tratto dal romanzo “Omicidio in danno del dottor A.”’ di Sergio Anelli, lo spettacolo-rievocazione “Senza motivo apparente” vede regista e protagonista lo straordinario attore Christian La Rosa.
Si tratta della riproposizione di quanto portato in scena cinque anni fa, in occasione del trentennale della morte di Damiano.
Spiega La Rosa: “Il progetto nasce dalla passione per la cronaca e le storie dimenticate. Fu un dramma che scosse il territorio e che ritengo sia importante ricordare e raccontare alle nuove generazioni. Sono partito dal libro di Sergio Anelli, cercando di ricostruire le varie storie e le varie piste di una storia complessa e dai mille risvolti che mi ha toccato molto e che ho scoperto in modo sempre più preciso, studiando il testo e dialogando con il figlio Giovanni. Una storia incredibile avvenuta in provincia, dove non ce lo saremmo mai aspettato, ma che occupa – considera l’attore - un posto tra i grandi fatti italiani. Passo per passo ripercorrerò i momenti più significativi di una pagina così buia per la città e per la nostra Repubblica. Tutto questo, senza la pretesa di voler dare risposte, ma con la sola convinzione di dover tenere vivo il ricordo, che molti hanno cercato di rimuovere, forse perché troppo scomodo”.
La vicenda rievocata è quella accaduta il 24 marzo 1987: sono da poco passate le 19 e 45 e Amedeo Damiano, assicuratore e presidente pro tempore dell’Usl 63 di Saluzzo, sta rientrando a casa dove lo aspettano per la cena la moglie Giuliana e quattro figli.
Due killer lo attendono nell’androne del palazzo di corso Italia 56 in cui abita e gli esplodono a bruciapelo cinque/sei colpi di pistola di grosso calibro. Quei proiettili, oltre a fratturargli la testa del femore, gli recidono il midollo spinale, paralizzandolo.
La morte sopraggiungerà tre mesi più tardi – il 2 luglio – in una clinica emiliana dov’era stato trasferito per tentare una difficile riabilitazione.
Un agguato finito tragicamente sul quale, a distanza di 35 anni e nonostante le condanne passate in giudicato dei tre esecutori materiali dell’attentato, nulla si è mai saputo esattamente circa il movente.
Perché quei tre uomini venuti da ambienti della “mala’’ torinese, professionisti del crimine, avevano voluto colpirlo? Chi li aveva ingaggiati e per quale motivo?
I mandanti di quella che è stata un’esecuzione in piena regola non sono mai stati scoperti.
L’ingresso è su prenotazione nominativa, sino a esaurimento posti scrivendo alla mail libera.saluzzo@gmail.com
















