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Economia | 13 settembre 2022, 15:00

Caro energia: "Bene l'azione della Regione Piemonte, ma c'è ancora molto da fare"

API Torino e Confapi Cuneo: "Abbandonare le PMI significa mettere a rischio decine di migliaia di posti di lavoro"

Caro energia: "Bene l'azione della Regione Piemonte, ma c'è ancora molto da fare"

L’azione decisa della Regione Piemonte nei confronti del Governo circa la necessità di attuare subito strumenti efficaci contro il caro energia, è un primo passo importante che va sostenuto anche se c’è ancora molto da fare.

Così il sistema delle PMI di API Torino e Confapi Cuneo commenta il documento che la Regione Piemonte ha inviato a Roma con una serie di richieste per fare fronte al caro energia.

Quanto chiesto dal governatore Alberto Cirio e dall’assessore alle attività produttive Andrea Tronzano, va nella direzione giusta e segue quanto stabilito in un incontro tra i rappresentanti delle PMI e i vertici regionali. All’incontro, per la parte imprenditoriale, hanno preso parte il presidente di API Torino, Fabrizio Cellino, il Direttore generale dell’Associazione, Luca Sanlorenzo, il Presidente di Confapi Cuneo, Massimo Albertengo, il Direttore della stessa Roberto Russo e Ambrogio Invernizzi Presidente di Inalpi in rappresentanza della filiera agroalimentare.

In particolare, le PMI torinesi e cuneesi pongono come improcrastinabile un pacchetto di misure ad effetto immediato (come gli sconti in bolletta) affiancato da un altro a medio-lungo periodo (come le agevolazioni per il fotovoltaico) e sottolineano che la situazione di grande emergenza deve essere affrontata sia con strumenti di emergenza ma anche strutturali.

API Torino e Confapi Cuneo, si ripromettono di esercitare tutta la pressione possibile sulle istituzioni locali e centrali per ottenere quanto occorre per consentire alle imprese di affrontare questa ulteriore difficile crisi.

I rappresentanti delle PMI hanno sottolineano come “abbandonare il sistema delle piccole e medie imprese del nord-ovest agli effetti del caro energia uniti a quelli derivanti dalla crisi di molti mercati delle materie prime e all’inflazione generale, significa perdere un patrimonio produttivo difficilmente riproducibile oltre che mettere a rischio decine di migliaia di posti di lavoro. Una prospettiva che il Paese non può certo permettersi”.


comunicato stampa

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