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Politica | 20 settembre 2022, 15:00

Riforme economiche, competenza e 'no' alla politica degli slogan. Marattin (Azione-Italia Viva): “E’ tempo di prendere l’Italia sul serio”

Il candidato alla Camera nel collegio Piemonte 2 racconta gli obiettivi e le ambizioni del partito di Calenda: dai rigassificatori al fisco, passando per la giustizia, l’intervista.

Luigi Marattin

Il rilancio dell'economia dare una svolta al paese, il ruolo di Azione: parla Luigi Marattin

“E’ davvero arrivato il tempo di prendere l’Italia sui serio”. Lo afferma con convinzione Luigi Marattin, candidato alla Camera nel collegio Piemonte 2 con la coalizione Azione-Italia Viva. Il Terzo Polo, guidato da Carlo Calenda, si pone infatti come obiettivo quello di far ripartire il Paese attuando riforme economiche e sociali, spezzando l’attuale duopolio e portando concretezza a un’Italia con una visione “vecchia”, appartenente allo scorso secolo.

A fare chiarezza lo stesso Marattin, che ha toccato temi come l’attuazione del Pnrr, riforma fiscale, funzionamento della giustizia, oltre che alle ambizioni del Terzo Polo in vista delle elezioni del 25 settembre.

Quali sono le proposte che Luigi Marattin e Azione-Italia Viva avanzano a livello economico, al fine di rilanciare il Paese in un momento particolarmente difficile?

La prima proposta è di completare il Pnrr, facendolo con le persone giuste. E’ l’ultima possibilità che questo Paese ha di riformare le sue strutture economiche e sociali. Dal funzionamento dei mercati alla giustizia, passando per la pubblica amministrazione, per adeguarli a un nuovo secolo. In Italia siamo rimasti al secolo scorso.

Pensa a qualcosa in particolare? 

Al fisco, è un tema su cui tutti fanno promesse. C’era la possibilità in questa legislatura di riformare un sistema fiscale vecchio di 50 anni, ma è stato affossato dai partiti di centro-destra. Sembra che di fisco si possa parlare solo in campagna elettorale, nei manifesti, e non nella realtà concreta. Il problema è che non ho mai visto un manifesto elettorale cambiare la busta paga di un lavoratore o il bilancio di un’azienda.

E poi?

Dal mercato del lavoro alla pubblica amministrazione, passando per il funzionamento della giustizia e le riforme istituzionali, questo Paese è rimasto su tutte queste cose al mondo pre-globalizzazione. Questo è il motivo per cui siamo entrati in un declino da cui riusciremo a uscire solo con una classe politica che torni a valorizzare la competenza e non vada avanti con slogan per prendere voti.

Questa campagna non può esimersi dall’affrontare la questione caro-energia. Quali sono le vostre proposte per aiutare famiglie e imprese?

Va distinto il breve dal medio periodo. Il breve periodo è quello più importante, vista la situazione di gravissima difficoltà, proponiamo che il Gse (gestore servizi energetici) entri in campo comprando l’energia elettrica prodotta da rinnovabili, che ha un costo pari quasi a zero perché sole e vento non comprano nulla ma che oggi sono legati al prezzo del gas,  a un prezzo fisso. Questo in modo di abbassare del 35% o 40% le bollette. Dobbiamo spezzare il legame che c’è tra produzione di energia elettrica tramite rinnovabile e il costo del gas. Può essere fatto subito.

E nel medio periodo?

Dobbiamo completare i due rigassificatori galleggianti a Piombino e Ravenna. Abbiamo scoperto che la sovrintendenza ha chiesto di che colore sarà la nave che ospiterà il rigassificatore. Un paese che fa così non ha nessuna speranza, bisogna essere chiari. Poi chiediamo di riprendere a estrarre e produrre gas in Italia, cosa che con il referendum del 2016 appoggiato da Lega, Fdi, Movimento 5 Stelle, smettemmo sciaguratamente di fare. Siamo passati da 21 miliardi di metri cubi ad appena 3. I nostri giacimenti se li prendono la Croazia e tanti altri. Questo populismo energetico, che è solo una delle facce del populismo, ha fatto tanto male a questo Paese.

Lei è candidato con Azione-Italia Viva, con quali ambizioni e obiettivi il Terzo Polo si presenta alle urne?

Con l’ambizione di farla finita con questo finto bipolarismo. Da trent’anni si fanno coalizioni che hanno un unico scopo: non far vincere “gli altri”, ma non si fa politica per non far vincere un avversario. Si fa politica per risolvere i problemi di una comunità, nel nome di una visione di comunità. Tutto questo non c’è più in Italia, le coalizioni sono diventate carovane di persone che la pensano diversamente e la politica una gara a chi tira lo slogan più accattivante, per prendere consenso e non avere idea di cosa farne di quel consenso. Abbiamo vissuto la stagione in cui si diceva che chiunque può fare politica senza esperienza e che questo ci avrebbe reso più democratici e invece ha provocato danni enormi alla vita pubblica. Proponiamo che tutto questo finisca, fondando un vero partito liberare e riformista, che porti avanti le ragioni dell’Italia seria. Perché è davvero arrivato il tempo di prendere l’Italia sul serio.

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