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Politica | 26 settembre 2022, 09:35

Anche nel Cuneese lo tsunami Fratelli d’Italia travolge la Lega

Il partito di Matteo Salvini cala a picco del Cuneese con una perdita di 14 punti percentuali rispetto alle politiche 2018 e di 31 rispetto alle europee 2019. Forza Italia flette rispetto alle politiche precedenti, ma mantiene le posizioni delle ultime europee

Rappresentanti cuneesi dei tre partiti di centrodestra

Rappresentanti cuneesi dei tre partiti di centrodestra

È stata una partita elettorale, quella di ieri, che ha visto nel Cuneese protagonista alla grande Fratelli d’Italia, grosso modo in sintonia col dato nazionale, che nel collegio Piemonte 2 supera il 30%. La Lega si ferma al 13% e Forza Italia al 9%. Messi insieme le percentuali di voti dei due partner di coalizione, mancano ancora quasi 10 punti percentuali al pareggio.

Il dato comunque più eclatante – per circoscrivere una prima analisi del voto di ieri alla provincia di Cuneo - è il crollo della Lega, che ricorda in qualche modo quello del Movimento 5 Stelle.

È interessante prendere in esame l’evoluzione della Lega a partire dalle politiche 2013 quando, nella Granda, aveva ottenuto il 7,25%. Alle europee dell’anno successivo (2014) il 10,30%, alle politiche 2018 il 27,40%; alle europee 2019 il 43,94%. Numeri che indicavano un trend in forte crescita e certificavano che nel Cuneese l’ex Carroccio fosse diventato il primo partito con netto stacco sugli altri. Oggi lo scenario è cambiato radicalmente.

Fratelli d’Italia, che nel Cuneese aveva sempre avuto un trend di crescita più modesto che altrove, ora – per effetto del traino di Giorgia Meloni – travolge tutti. Alle politiche 2013 aveva avuto appena il 4,44%; alle europee 2014 il 5,8%; alle politiche  2018 il 4,80% e alle europee 2019 il 6,05%. Ora il balzo che porta FdI ad assumere la supremazia rispetto ai due partiti alleati.

Forza Italia, dopo la non eccellente performance (per usare un eufemismo) alle ultime amministrative, in questa circostanza riesce a mantenere le posizioni del 2019. Il partito di Silvio Berlusconi nel 2013 era stato l’elemento trainante di quello che allora si chiamava “Pdl” e che nella Granda aveva ottenuto il 19,60%. Alle europee 2014 FI era scesa al 18,20%; alle politiche 2018 al 13,53% e alle ultime europee (2019) ha registrato un’ulteriore emorragia che l’ha portata sotto la soglia del 10% (9,80%).
 
Numeri che riferiamo a caldo e che meriteranno nel corso dei prossimi giorni analisi più dettagliate. Per ora il dato oggettivo è che il centrodestra – come eravamo abituato ad intenderlo fino a ieri - non c’è più. C’è una destra, a traino Fratelli d’Italia, con due partiti satelliti - Lega e Forza Italia - che ricordano, mutatis mutandis, quelli che nella Prima Repubblica erano i partiti chiamati “laici” che garantivano alla DC il pentapartito.

Ma allora, pur tra mille traversie, la politica aveva una certa qual solidità. Oggi è diventata “liquida” e indiscutibilmente volatile. Con tutto quel che ne consegue.

Giampaolo Testa

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