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Solidarietà | 26 settembre 2022, 19:26

Una casa d’accoglienza in Togo per orfani: la bella iniziativa della giovane braidese Susanna Salerno

La struttura, chiamata "La Maison sans Frontières" (come l'associazione Onlus fondata dalla stessa Salerno) è aperta dal 2015 e al momento accoglie 16 bambini, che vivono al suo interno come in una grande famiglia

Una casa d’accoglienza in Togo per orfani: la bella iniziativa della giovane braidese Susanna Salerno

Susanna Salerno è una giovane braidese che sta seguendo da anni un progetto di una casa d'accoglienza in Togo. Dopo aver passato un periodo nella nostra città, è ora pronta a ritornare lì, il prossimo 9 ottobre: per l’occasione, l’abbiamo raggiunta per farci raccontare come nasce la sua attività e come si svolge. "A novembre sono 10 anni che lavoro in questa realtà. Ero andata in Togo nel 2012 per fare un periodo di volontariato, e poi mi ero fermata altri 3 mesi ad aiutare nella scuola del villaggio Kuma Tsame, situato a 130 km dalla capitale Lome. Dopo quest’esperienza, mi sono interessata a far partire un progetto tutto mio: costruire una casa d’accoglienza per bambini orfani e disagiati".

Un sogno che si è realizzato presto: la struttura, chiamata "La Maison sans Frontières" (come l'associazione onlus fondata dalla stessa Salerno) è aperta dal 2015 e al momento accoglie 16 bambini, che vivono al suo interno come in una grande famiglia.

L’obiettivo è farli diventare autonomi, con diverse attività a seconda della loro età, come partecipare alle pulizie, in cucina, nei lavori dell’orto. Durante la giornata, questi si impegnano anche nello svolgere i compiti scolastici, in attività ludiche e motorie, come alcuni gruppi folckloristici, dove si balla e si canta musica tradizionale, o il corso di acrobazie.

Nell’attuale equipe di lavoro, composta da 20 elementi, Salerno è l’unica europea, mentre tutti gli altri sono persone del posto. "All’inizio, non è stato facile rapportarsi con loro, perché la cultura italiana e quella togolese sono molto diverse", racconta la braidese. "Ma col tempo, il livello di fiducia è aumentato, da entrambe le parti. Ora ho capito come mischiare la mia cultura con quella dei miei colleghi in un equilibrio.

Questo dunque si riflette anche nell’educazione che forniamo ai nostri bambini. Ad esempio, se in Togo persiste l’abitudine di ricorrere alla bacchetta come strumento di punizione, sono riuscita a eliminarla nella casa d’accoglienza, cercando di convincere anche i professori a scuola a ricorrere ad altri metodi. Ci sono poi altri aspetti che ancora oggi non capisco, ma ho ormai realizzato che non è necessario capire tutto, ma l’importanza è che, se non fanno male a nessuno, bisogna rispettarli".

Luca Sottimano

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