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Saluzzese | 29 settembre 2022, 18:34

Standing ovation per lo spettacolo “Cose nostre” messo in scena dai detenuti del carcere Morandi di Saluzzo

Repliche fino a domenica. Dal laboratorio di Voci Erranti escono professionisti teatrali: attori, tecnici luci e scenografi. Crescono anche le opportunità di lavoro in carcere: accanto al Biscottificio ora c'è il Giust’Orto

"Cose nostre" gli attori detenuti del carcere Morandi Saluzzo in scena nell'anteprima

"Cose nostre" gli attori detenuti del carcere Morandi Saluzzo in scena nell'anteprima

 

Standing ovation per l’anteprima (martedì 27 settembre) nel carcere di Saluzzo di “Cose Nostre”. "Un momento di festa e di restituzione" del nuovo lavoro teatrale che ha emozionato chi era presente in carcere, dove lo spettacolo, come ormai da tradizione, ogni anno a settembre, autorizzato dalla Direttrice della struttura saluzzese Giuseppina Piscioneri e da Maria Andolina e Cinzia Sannelli dell’Area educativa, è andato in scena.

Applausi alla prova d’attore dei detenuti, una trentina in palcoscenico, per il vigore, il carattere, l’energia di cui hanno connotato lo spettacolo e ai registi Marco Mucaria e Grazia Isoardi dell’associazione di formazione e produzione teatrale Voci Erranti, un’ istituzione ormai da 20 anni nella casa di reclusione..

Oggi (giovedì 29) “la prima” e poi le repliche fino a domenica 2 ottobre, ma tutti gli spettacoli, ad ingresso libero sono già sold out. Chi si è prenotato dovrà  presentarsi munito di documento 30 minuti prima dell’inizio dello spettacolo per la verifica dell’autorizzazione.

La mafia: tema non facile quello di quest’anno all’interno del carcere di Saluzzo  ch,e nel settembre del 2019, per volontà del Ministro della Giustizia, è diventato di ‘Alta Sicurezza ed ha cambiato anche i partecipanti al laboratorio teatrale, attivo dal 2002.

"Cose nostre" – spiegano i registi  – allude alla mafia, parola delicata e tabù da pronunciare il meno possibile o da chiamare ‘criminalità organizzata. 

“Con questo spettacolo non vogliamo analizzare il fenomeno, né entrare in merito alle questioni etico-morali, ma stimolarne la curiosità storica e prenderne coscienza- spiega Grazia Isoardi - ‘Cose nostre’ è una sfida che i detenuti del laboratorio hanno accolto, accettando di leggere con ironia alcuni atteggiamenti che li caratterizzano, ridere sulle tragedie non per mancanza di rispetto verso le vittime, né per sminuire le responsabilità individuali e sociali o  banalizzare la storia del nostro Paese, di cui la mafia è parte. Ma per iniziare a pronunciare quella parola, per scalfire un po’ l’alone di omertà che l’avvolge: per dire a voce alta ‘noi siamo anche questo”. 

La convinzione dei detenuti attori irrompe in scena, frutto di un lavoro di preparazione lungo  un anno, uno, due volte la settimana. La forza è nel timbro di voce allenata dalle prove e supera l’emozione, il timore di “non fare bella figura” per loro e per chi li ha preparati, come affermano.

E’ nella gestualità che si espande, nel corpo che in scena si rinvigorisce e riprende lo spazio sottratto dalle celle. Bravi: nei monologhi e nelle parti corali, nei momenti di teatro danza energizzanti per tutti, pieni di colore e movimento (grazie alla collaborazione di Francesca Reinero per le scenografie e Davide Caleri per le luci) che ne fanno una rappresentazione giocosa, legata in un bel ritmo con la sigla di “Carosello”, grafismi animati e spezzoni di film ironici sul fenomeno.

Secondo spettatori che seguono  la produzione teatrale ormai maggiorenne di Voci Erranti, il più bello.

"Lo spettacolo - spiega Marco Mucaria, legale rappresentante di Voci Erranti - chiude un anno di percorso all’interno del progetto “Per aspera ad astra” promosso da Acri e sostenuto da undici Fondazioni di origine bancaria, tra cui la stessa CrCuneo. Il nostro laboratorio oggi ha l’obiettivo di dare lavoro e si configura come una officina di  formazione annuale per attori, per tecnici audio-luci e scenografi, con professionisti esterni che portano qui il loro mestiere”. 

Oltre alle rappresentazioni  interne al carcere il progetto prevede repliche esterne con i detenuti autorizzati all’uscita dal Magistrato di Sorveglianza di Cuneo (ci sono anche ex detenuti che hanno continuato l’esperienza teatrale) repliche nelle  scuole e la partecipazione a momenti di formazione con gli studenti dell’Università di Torino. 

“Nello spettacolo entra  l’energia creativa degli operatori e di un territorio", la sottolineatura di Antonella Giordano che ha portato i saluti del Provveditore  regionale agli studi.

"Il carcere parte integrante del sociale che dà la possibilità di inserirsi  anche attraverso esperienze culturali come queste” , dice invece Lorenzo Vanacore comandante del Corpo di Polizia Penitenziaria.  

Molto importante e di riferimento l’esperienza di Voci Erranti che ha saputo guidare l’intervento teatrale con tutte le questioni salienti del carcere, riuscendo ad  intercettare i bisogni dello stesso, come quello del lavoro – ha evidenziato Bruno Mellano garante regionale del carcere, portando dati generali relativi alla popolazione carceraria: su oltre 50 mila detenuti, solo 20 mila occupati in lavori.  

Nel carcere di Saluzzo è aperto dal 2017 un biscottificio, progetto sociale della Cooperativa Voci Erranti. Sono sei le persone detenute assunte e  “un passo alla volta” ci sono progetti di espansione in altri locali, per ottimizzare l’organizzazione e la commercializzazione all’esterno di prodotti dolci (tra cui i biscotti Galeotti”) e salati, che recuperano le ricette della tradizione con materie prime del territorio. 

Si possono trovare in fiere (recente la partecipazione a Terra Madre) e mercati, come il "Mercà d’le fomne “ il sabato mattino a Saluzzo.

Nella rete lavoro dietro le sbarre è entrato anche "Giust’orto"  ancora un progetto di Voci Errati ( sostenuto dalla Fondazione CrCuneo) che dà ai detenuti la possibilità di prendersi cura del loro orto interno.

Sei mesi fa c’erano sassi, conigli selvatici, topi. Adesso, dopo i lavoro di due detenuti, una terra fertile e una grande varietà di ortaggi. Per ora sono destinati al consumo interno, ma l’obiettivo sono i mercati al di fuori del recinto carcerario.

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Vilma Brignone

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