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Cronaca | 30 settembre 2022, 11:50

Freddato con un colpo di pistola in un bosco nelle campagne di Bra: per l’omicida definitiva la condanna a 18 anni di carcere

La Cassazione conferma il verdetto con cui la Corte d’Assise d’Appello aveva ridotto la pena nei confronti del 32enne Mario Novi. Nell’aprile di tre anni fa la morte del giovane ritenuto suo complice

Salvatore Ghibaudo, la vittima del delitto

Salvatore Ghibaudo, la vittima del delitto

Condannato in via definitiva a 18 anni di carcere. Così si è espressa mercoledì la I Sezione Penale della Corte di Cassazione nei confronti del 32enne braidese Mario Novi, che il Tribunale di Asti in primo grado e quindi la Corte d’Assise d’Appello di Torino avevano ritenuto responsabile, insieme all’amico 20enne Mario Regis, dell’omicidio del 37enne giardiniere braidese Salvatore Ghibaudo, avvenuto in un bosco presso la tangenziale di Bra il 10 giugno 2016.  

Secondo le ricostruzioni dell’accusa, almeno in parte accolte nei due precedenti gradi di giudizio e ora confermate in via definitiva dalla Suprema Corte, l’omicidio sarebbe maturato negli ambienti del piccolo spaccio e consumo di stupefacenti cittadino.

Regis avrebbe condotto la vittima sul luogo dell’appuntamento con Novi. A Ghibaudo sarebbe stato chiesto di condurre sul posto una quarta persona, probabilmente per il regolamento di un debito legato allo spaccio di droga. Ne sarebbe nato un diverbio al culmine del quale Ghibaudo sarebbe stato freddato con un colpo di pistola ravvicinato esploso per mano di Novi. Il corpo del 37enne venne ritrovato nel pioppeto alla periferia cittadina il 24 giugno, due settimane dopo la scomparsa, intanto denunciata dalla famiglia.

Tredici mesi più tardi, nel luglio 2017, la svolta nelle indagini, con le attenzioni degli inquirenti concentrate sul pregiudicato braidese Mario Novi, 26enne all’epoca dei fatti, disoccupato, che intanto era finito in carcere a Saluzzo per scontare una condanna a 3 anni e 8 mesi per vari reati, indicato come l’autore materiale del delitto.

La presunta arma del delitto – una pistola Beretta 950 calibro 6,35 con matricola abrasa – fu ritrovata sulla riva del fiume Stura a Cervere dopo alcuni mesi, ma sulla stessa non sarebbero state trovate tracce riconducibili ai due indagati.

Celebrato ad Asti con rito abbreviato nel gennaio 2019, il processo di primo grado aveva visto il giudice Alberto Giannone condannare Novi a 30 anni di carcere e Regis a 19 anni, quale suo complice e per aver aiutato il primo a occultare il cadavere. Messo ai domiciliari con obbligo di firma, quest’ultimo era stato trovato senza vita nella sua abitazione nell’aprile 2019 (leggi qui).

Il processo proseguì nei confronti del primo, che nel novembre scorso si era visto escludere dai giudici torinesi dell'appello l’aggravante dei futili motivi e ridurre la pena a 19 anni. Pena ora confermata dalla Cassazione.

E. M.

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