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Cronaca | 04 ottobre 2022, 11:50

Una vita di botte e insulti alla moglie: 85enne albese condannato per maltrattamenti e lesioni

Due anni e due mesi di reclusione inflitti in primo grado al pensionato denunciato dalla consorte dopo 56 anni di quotidiani soprusi. La legale: "Non è mai troppo tardi per denunciare e rompere simili catene"

Ieri la condanna del pensionato albese (foto di archivio)

Ieri la condanna del pensionato albese (foto di archivio)

"Femminicidio dolce". Questa la definizione con la quale in un’aula del Tribunale di Asti l’avvocato albese Silvia Calzolaro ha riassunto quanto subito dalla sua assistita, una donna classe 1940, nel corso di 56 anni di un matrimonio cui quest’ultima si è convinta a mettere fine solamente due anni fa, nei primi mesi del 2020, dopo l’ennesima violenza subita, denunciando il marito, S. Q., classe 1937, per maltrattamenti e lesioni.

"Continue violenze psicologiche e fisiche", quelle subite dalla donna, originaria di un piccolo centro delle Langhe, ad opera di quell’uomo che a metà degli Anni Sessanta le aveva giurato amore e solidarietà coniugale.

Promesse disattese sin dagli inizi di un’unione riletasi invece per nulla felice, come ha raccontato la donna ("La prima volta venni picchiata in viaggio di nozze") e secondo quanto si può leggere nel fascicolo del processo di primo grado arrivato ieri a conclusione con la condanna di lui a 2 anni e 2 mesi di reclusione.

In quelle carte sono riassunte le quotidiane ingiurie e denigrazioni che lei doveva subire. "Troia, bagascia…", "Non vali niente", le ripeteva lui praticamente ogni giorno accusandola intanto di essersi "mangiata una cascina". E poi botte, e minacce di morte, talvolta avanzate brandendo anche un coltello.

"Almeno una volta al mese – si legge in quelle carte – la percuoteva colpendola con schiaffi e in un’occasione anche con un bastone, cagionandole lesioni personali consistenti in ecchimosi".

"Nel luglio 2019 – venendo ai fatti più recenti – la schiaffeggiava violentemente". Nella serata del 2 febbraio 2020 la colpiva "con violenti schiaffi, fino a farla cadere a terra, per poi rialzarla tirandola per i capelli, ancora una volta minacciandola di morte". Il giorno dopo "la colpiva lanciandole addosso un bastone e cagionandole lesioni personali".

Fu allora che la donna si decise ad abbandonare quella casa di Alba teatro di tante angherie e a denunciare il consorte, sostenuta dall’associazione Mai +Sole, che da subito le ha dato assistenza con le sue volontarie e che nel conseguente processo si è costituita parte civile con l’avvocato albese Elisa Anselmo, mentre lui era difeso dalla legale Gaia Taricco.

Ieri la conclusione del procedimento con la condanna di primo grado pronunciata dal giudice Alberto Giannone, che accogliendo la richiesta avanzata dal pubblico ministero Cristina Sorasio ha anche disposto nei suoi confronti l’obbligo al pagamento di una provvisionale a favore della donna di 7.500 euro.

"Femminicidio dolce è quello che alcune donne sono costrette a subire ricevendo ogni giorno ogni schiaffo, una sberla, una minaccia. Non è mai troppo tardi per denunciare e rompere queste catene", dice oggi l’avvocato Silvia Calzolaro.

Ezio Massucco

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