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Cronaca | 04 ottobre 2022, 14:48

Avrebbero attestato false presenze di migranti nei Cas ricevendo rimborsi per oltre 300mila euro: tre cooperative sotto accusa

Avviato in tribunale a Cuneo il processo nato dall’operazione "Lino", condotta dalla Guardia di Finanza della Granda tra il 2017 e il 2020. Nel mirino i centri di accoglienza situati a Montezemolo, Belvedere Langhe, Savigliano, Ceva, Borgo San Dalmazzo, Valdieri e Monterosso Grana

Le indagini furono condotte dalla Guarda di Finanza su richiesta della Procura. A ispirarle, una segnalazione anonima ricevuta dalla Prefettura di Cuneo

Le indagini furono condotte dalla Guarda di Finanza su richiesta della Procura. A ispirarle, una segnalazione anonima ricevuta dalla Prefettura di Cuneo

Ha preso avvio in Tribunale a Cuneo il procedimento penale che trae le sue origini dall’operazione “Lino”, condotta dalle Fiamme Gialle della Granda nel 2017 e conclusasi nel 2020. 

L'inchiesta portò alla denuncia e alla richiesta di rinvio a giudizio di alcuni responsabili legali di tre cooperative site nel Torinese, incaricate della gestione di alcuni centri di accoglienza straordinaria (CAS) siti in provincia di Cuneo. La gestione dei centri in capo alle cooperative si basava su uno specifico accordo quadro stipulato durante la fase più acuta dell'emergenza migranti in corso in quegli anni. Un'intesa che prevedeva in favore di quest'ultime erogazioni di fondi da parte delle Prefetture in ragione di 34,90 euro al giorno per ciascun richiedente asilo ospitato.

Come illustrato nel corso dell’istruttoria dal luogotenente della Guardia di Finanza di Mondovì, Maurizio Leo, le indagini presero avvio nel 2017 su richiesta della Procura di Cuneo, in quanto la Prefettura del capoluogo aveva ricevuto una segnalazione anonima circa anomalie in alcuni CAS della Granda.

Il primo a essere ispezionato fu quello di Montezemolo, gestito dalla cooperativa Immacolata 1892 Srl: “In quell’occasione - ha riferito il testimone in aula - ci siamo limitati a verificare l’assenza di dieci migranti che mesi dopo, a seguito di un sopralluogo nel 2018, avevamo scoperto essere a Pietra Ligure, nel Savonese, in un fabbricato rurale".

Alla cooperativa facevano capo altri cinque CAS del Cuneese: uno a Valdieri, tre a Ceva e due a Borgo San Dalmazzo. "In seguito – ha proseguito il testimone - abbiamo svolto un’attività più allargata e ci siamo accorti che questa 'rotazione' accadeva in tutti i CAS. In occasione del sopralluogo nel Savonese, nel febbraio 2018, siamo stati accompagnati da tre ospiti del centro di Montezemolo, perché il luogo era formalmente sconosciuto: infatti, non era mai stato segnalato alla Prefettura. La struttura era gestita da un’associazione culturale sportiva dilettantistica che si occupava di trekking con gli asini e attività coi bambini e qui era presente una dipendente della cooperativa Immacolata 1892 Srl”.  

Le indagini portarono a scoprire altre due cooperative che sarebbero coinvolte, La Casa dell’Immacolata Srl e Il Tulipano. La prima gestiva il CAS di Belvedere Langhe, la seconda i centri di Savigliano (Levaldigi), Bene Vagienna e Monterosso Grana.

Sotto accusa davanti al giudice Giovanni Mocci per caporalato e truffa si trovano i responsabili legali delle cooperative: G.B. per l’Immacolata 1892, assistita dall'avvocata Isabella Nacci; C.B. e G.M. (assistito dall'avvocato Vittorio Sommacal), quest’ultimo subentrato in un secondo momento come direttore per Il Tulipano, ed E.A., rappresentato dall'avvocato Sommacal, per La Casa dell’Immacolata.

Il pubblico ministero Carla Longo sostiene che dietro “al trasferimento arbitrario di migranti in Liguria per svolgere alcune attività edilizie che nulla avrebbero avuto a che fare con l’accordo quadro” si sarebbe celato sfruttamento di lavoro.

Il luogotenente Leo ha riferito che “ogni spostamento del richiedente asilo, previsto dall’accordo, deve essere comunicato alla Prefettura e, qualora il soggetto sia assente per un lungo periodo, deve comunicarlo ed essere autorizzato”.

Sul punto ha cercato di fare luce la difesa, con l'avvocato Nacci, domandando al militare se fossero state effettuate verifiche circa la fornitura da parte delle cooperative ai migranti di beni di prima necessità (igiene intima, cibo, vestiario, etc). “Non nello specifico”, ha affermato il testimone.

Altro punto saliente del procedimento è appurare se le cooperative, a cui è contestato il reato di truffa, avessero chiesto il doppio rimborso di 34,50 euro al giorno per ciascun migrante, dal momento che a Pietra Ligure erano stati trovati i documenti per poterlo richiedere alla Prefettura: “Le domande di rimborso erano uniche. Non risultano richieste plurime”. Dunque, per la pubblica accusa, la truffa in capo alle cooperative starebbe nell’aver verosimilmente attestato falsamente la presenza di migranti che si sarebbero trovati altrove.

Stando ai conteggi del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Finanza di Cuneo, nel periodo considerato, dal novembre 2016 al febbraio 2018, la cooperativa Immacolata 1892 avrebbe falsamente attestato per il CAS di Montezemolo 5.062 presenze di richiedenti asilo, incassando indebitamente un complessivo di 174.639 euro; il Tulipano 4.160 presenze falsamente attestate e 142.551 euro; la Casa dell’Immacolata 13 presenze e 445,45 euro percepiti.

Il 31 ottobre la prossima udienza.

CharB.

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