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Agricoltura | 18 ottobre 2022, 18:35

Chiusa la vendemmia, i primi bilanci. Ascheri (Consorzio Barolo Barbaresco): "Qualità e la sorpresa della quantità"

Il barolista braidese, presidente dell’ente di tutela, promuove la raccolta 2022: "Per Barbera e Nebbiolo un risultato inaspettato dopo le preoccupazioni per la siccità. La vite si conferma pianta capace di adattarsi alle condizioni più difficili"

Matteo Ascheri, il presidente del Consorzio Barolo Barbaresco Alba Langhe Dogliani

Matteo Ascheri, il presidente del Consorzio Barolo Barbaresco Alba Langhe Dogliani

Annata 2022: che bella sorpresa! È appena terminata la vendemmia ed è già tempo di bilanci per i produttori di Langhe e Roero, che archiviano una stagione in cui il filo conduttore della preoccupazione per il clima e le alte temperature si è rivelato meno spinoso del previsto.

Due sono le parole che caratterizzano questa raccolta d’uva: qualità, come prevista, e quantità, una gradita sorpresa soprattutto per Nebbiolo e Barbera.
Ne abbiamo parlato con Matteo Ascheri, presidente del Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani.

Presidente, come possiamo definire la vendemmia 2022?

«Sorprendente, soprattutto per la quantità di uva riscontrata per nebbiolo e barbera, due varietà che hanno beneficiato delle piogge, seppur non abbondanti, cadute due/tre settimane prima della raccolta. In generala eravamo preoccupati per l’andamento climatico, ma alla fine alla qualità attesa e prevista abbiamo riscontrato un’inattesa quantità in linea con i dati produttivi».

Nello specifico delle varie zone che cosa può dirci?

«Bisogna fare una distinzione: le uve bianche e il dolcetto hanno patito un po' a livello di quantità ma la qualità è risultata ottima. Barbera e nebbiolo, come ho detto prima, sono state le due varietà che hanno regalato grande soddisfazione anche per la quantità. In generale siamo soddisfatti per l’uva portata in cantina, aspetto fondamentale per una grande annata di vini.

A livello territoriale il risultato migliore è stato ottenuto nelle Langhe, grazie a un terreno più calcareo, mentre nel Roero e nel Monferrato, dove la composizione è più sabbiosa, la vite ha patito di più. E quest’anno hanno reso maggiormente in generale i vigneti meno esposti al sole, che non è stato sicuramente un alleato nelle zone più esposte a Sud, Sud/Ovest.

Detto questo in generale l’annata è stata positiva anche nelle zone che hanno sofferto di più, perché l’uva è risultata di qualità, a conferma di come la vite sia una pianta rustica, con radici profonde, capace di adattarsi al clima, con un impianto vegetativo in autoconservazione. Infatti quest’anno le operazioni di cimatura sono state pressocché nulle».

Se consideriamo il clima, in che modo possiamo guardare al futuro?

«Purtroppo il clima non possiamo comandarlo, ma possiamo adattarci per ottenere il risultato migliore, mettendo in campo le nostre capacità di viticoltori, soprattutto nella gestione del vigneto, partendo dal terreno. L’annata 2022 è stata molto calda, paragonabile a quella del 2003 ma, rispetto ad allora, abbiamo acquistato circa vent’anni di esperienza nella lavorazione del suolo e in cantina, così da ottenere ottima uva e vini apprezzati, risultato di un’attenta analisi dei cambiamenti e del ciclo della vite, che si adatta alle diverse situazioni. Se andremo incontro ad annate calde questo non posso saperlo, ma so per certo che saremo più pronti e preparati rispetto a prima, così da tutelare Langhe, Roero e Monferrato sempre di più».

Livio Oggero

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