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Schegge di Luce | 30 ottobre 2022, 08:59

Schegge di luce: pensieri sui Vangeli festivi di fra Luca Pier Giorgio Isella

Commento del Vangelo della Messa del 30 ottobre, XXXI Domenica del Tempo Ordinario, anno C

Torino, convento di Santa Maria al Monte dei Cappuccini

Torino, convento di Santa Maria al Monte dei Cappuccini

In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.

Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».

Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».

Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto» (Lc 19,1-10).

Oggi, 30 ottobre, la Chiesa giunge alla XXXI Domenica del Tempo ordinario (anno C, colore liturgico verde). A commentare il Vangelo della Santa Messa è il compianto frate cappuccino braidese Luca Pier Giorgio Isella (1944 - 2022).

Amore, vita, valori, spiritualità sono racchiusi nella sua riflessione per “Schegge di Luce, pensieri sui Vangeli festivi”, una rubrica che vuole essere una tenera carezza per tutte le anime in questa valle di esilio. Pensieri e parole che ci ha lasciato in eredità, come scintille per accendere le ragioni della speranza che è in noi.

Eccolo, il commento.

Gesù è entrato tra i clamori nella città di Gerico, dove ha appena ridonato la vista ad un mendicante cieco. E un certo Zaccheo, nome che per ironia significa “puro”, mentre si tratta invece del capo dei pubblicani, uomo cioè che vende la sua coscienza per essere ricco, addirittura a servizio dei pagani romani, dal basso della sua esclusione morale e religiosa avverte il bisogno di vedere il rabbì di Nazareth, anche con l’espediente di salire su un ramo pur di poterlo scorgere.

E Gesù che passa si ferma, lo chiama per nome, gli dice che è venuto per lui e desidera fermarsi a casa sua. Ed è la casa di un impuro, un caso disperato, per il quale non c’è salvezza agli occhi dei giudei praticanti. Attorno, scrive l’evangelista, tutti mormorano stupiti, non contro Zaccheo, ma contro Gesù; ed è scandalo, è intollerabile che un rabbino vada a casa di un peccatore. Se per incontrare il Signore, pensano, occorre purificarsi, perché Gesù si autoinvita dal peccatore Zaccheo? Questo pensiero degli osservanti giudei purtroppo minaccia talora anche il nostro presente. La scelta di Gesù all’opposto, proclama che basta accogliere lui e praticare il suo Vangelo ora per ricevere la “salvezza”; si diviene giusti adesso, in questo mondo, non nell’aldilà.

Nel chiedere a Zaccheo di “scendere” per accoglierlo, Gesù mette così in rilievo che a tutti è rivolto l’invito a divenire discepoli e testimoni della conversione; che non esistono casi disperati se ci si apre ad accogliere Gesù-Vangelo della novità di vita. Così, per la notizia del passaggio di Gesù, Zaccheo ha “visto” la propria miseria, ed ha acceso il desiderio di “vederlo”, di essere accolto da lui. All’attenzione di Zaccheo ora risalta il suo grave peccato, aver vissuto per possedere ignorando i fratelli.

Assumono forma i ricordi delle sue ingiustizie praticate, delle frodi, delle prevaricazioni sui più deboli. Sente il bisogno di liberarsi della schiavitù del vivere per essere ricco e così distribuisce “la metà di ciò che possiede ai poveri”, e di “restituire quattro volte tanto” a coloro che ha derubato.

Oggi questa pagina che ripropone il ritrovarsi di Gesù con Zaccheo ci interpella, sollecita il nostro crescere quali discepoli di Cristo, perché non si riduca agli adempimenti formali di pratica religiosa priva della necessaria conversione pratica di vita, una religione irrimediabilmente falsa se senza l’impegno di crescere nella relazione fraterna richiesta dalla fede. Zaccheo, in fondo, è anche il nostro vero nome.

Silvia Gullino

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