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Schegge di Luce | 01 novembre 2022, 08:33

Schegge di Luce: pensieri sui Vangeli festivi, a cura di Silvia Gullino

Storia e tradizioni della festa di tutti i Santi che ricorre oggi, 1° novembre

Schegge di Luce: pensieri sui Vangeli festivi, a cura di Silvia Gullino

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

«Beati i poveri in spirito,

perché di essi è il regno dei cieli.

Beati quelli che sono nel pianto,

perché saranno consolati.

Beati i miti,

perché avranno in eredità la terra.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,

perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi,

perché troveranno misericordia.

Beati i puri di cuore,

perché vedranno Dio.

Beati gli operatori di pace,

perché saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati per la giustizia,

perché di essi è il regno dei cieli.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli». (Mt 5,1-12)


Oggi, 1° novembre, è il giorno di tutti i Santi, noto popolarmente anche come Ognissanti, festa religiosa, ma anche civile visto che non si lavora.

La solennità di tutti i Santi offre l’occasione di raccontare una curiosità su questa ricorrenza della tradizione cristiana che per la Chiesa è una tappa fondamentale dell’anno liturgico (Anno C, colore liturgico bianco).

 

Non tutti, infatti, sanno che la festa attuale di Ognissanti risale al VII secolo, quando papa Bonifacio IV (anno 609) trasformò il Pantheon a Roma in un santuario cristiano, consacrandolo alla Madre di Dio ed a tutti i santi martiri.

Da allora, “una festa di tutti i martiri” fu celebrata il 13 maggio. In seguito, Papa Gregorio III (anno 741) scelse il 1° novembre come data dell’anniversario della consacrazione di una cappella a San Pietro con le reliquie “dei santi apostoli e di tutti i santi, martiri e confessori e di tutti i giusti resi perfetti che riposano in pace in tutto il mondo”. Nell’anno 835, la ricorrenza di Ognissanti venne decretata festa di precetto dal Re dei Franchi Luigi il Pio, su richiesta di Papa Gregorio IV, con il consenso di tutti i vescovi.

 

Come mai proprio il 1° novembre? L’antropologo James Frazer dice che, prima di divenire una festività ufficiale, Ognissanti si celebrava già in Inghilterra, paese dove abitavano i Celti e che la Chiesa scelse questa data per dare una sorta di continuità con il Samhain, come richiesto dal mondo monastico irlandese.

Il Samahain è l’antica festa di Halloween, con la quale si celebrava il nuovo anno, ma si ricordavano anche le anime dei propri morti ed era di origine celtica. Non a caso, la Chiesa fissò poi il 2 novembre la commemorazione dei defunti.

Quest’ultima ricorrenza è preceduta da un tempo di preparazione e di preghiera in suffragio dei trapassati della durata di nove giorni, che inizia il giorno 24 ottobre.

L’idea di commemorare i defunti nasce su ispirazione di un rito bizantino che celebrava, infatti, tutti i morti il sabato prima della domenica di Sessagesima, in un periodo compreso tra la fine di gennaio ed il mese di febbraio.

In Italia è consuetudine, nel giorno dedicato al ricordo dei defunti, visitare i cimiteri locali e portare in dono fiori e lumini sulle tombe dei propri cari o allestire luminarie di ogni tipo.

Ma quali sono i memoriali per queste feste in Piemonte?

La notte tra l’1 e il 2 novembre, la tradizione voleva che, nell’apparecchiare la tavola per la cena, si aggiungesse un piatto per il defunto che tornava a far visita ai vivi.

E da noi nel Roero?

 

Nelle campagne, nella sera di Ognissanti, era usanza recarsi in visita al cimitero, lasciando la tavola imbandita, in modo che le anime dei defunti potessero rientrare nelle loro case e banchettare; il ritorno dei vivi nelle abitazioni veniva annunciato dal suono delle campane, in modo che i defunti potessero dileguarsi. Era anche usanza recitare il rosario tra parenti e concludere con una cena in famiglia.

Il piatto tipico per la notte di Ognissanti è la Cisrà, una ricetta antichissima della terra di Langa. Si tratta di una zuppa a base di ceci e verdure a cui si aggiungono costine di maiale o trippa. Pare che questa zuppa fosse offerta calda e fumante dalla Confraternita dei Battuti (i penitenti) ai pellegrini che si recavano in paese per assistere alle funzioni religiose e visitare l’ultima fiera autunnale, prima dell’inverno.

A fine pasto, invece, non possono mancare gli “os d’ mort”, piccoli biscottini di nocciole a forma di tibia, che evocano gli avi e ne addolciscono il ricordo. Buon appetito e buona festa di Ognissanti a tutti.

Silvia Gullino

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