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Schegge di Luce | 06 novembre 2022, 08:16

Schegge di Luce: pensieri sui Vangeli festivi di don Sebastiano Bergerone

Commento al Vangelo della Messa del 6 novembre, XXXII Domenica del Tempo ordinario

“Gesù ammaestra i sadducèi”, disegno dell’artista braidese Pinuccia Sardo

“Gesù ammaestra i sadducèi”, disegno dell’artista braidese Pinuccia Sardo

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi - i quali dicono che non c’è risurrezione - e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».

Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui». (Lc 20,27-38)

Oggi, 6 novembre, la Chiesa giunge alla XXXII Domenica del Tempo ordinario (anno C, colore liturgico verde). 

A commentare il Vangelo della Santa Messa è don Sebastiano Bergerone, sacerdote salesiano di Bra, al quale si affianca il disegno dell’artista braidese Pinuccia Sardo

Amore, vita, valori, spiritualità sono racchiusi nella sua riflessione per “Schegge di Luce, pensieri sui Vangeli festivi”, una rubrica che vuole essere una tenera carezza per tutte le anime in questa valle di esilio. Pensieri e parole nel perfetto stile di don Bosco, che sono come scintille per accendere le ragioni della speranza. 

Eccolo, il commento. 

Nell’episodio evangelico i sadducei vogliono dimostrare a Gesù che non esiste nulla dopo la vita biologica e quindi tutto il suo discorso sulla vita eterna è illusione: essi si preparano ad accusarlo di essere un impostore. 

Con pazienza Gesù, a pochi giorni dal suo arresto, spiega che nella realtà del mondo di Dio i legami fra gli uomini risorti sono vissuti in un modo del tutto diverso e aggiunge ancora: «Voi siete in grande errore» nel negare che Dio sia il Dio delle persone vive anche dopo la morte. Gesù non spiega come sarà la vita dei risorti nel paradiso, ma dà una risposta che corregge anche il modo di pensare dei farisei che pure credevano nella risurrezione. Essi concepivano la vita nel “seno di Abramo” come quella terrena, senza le limitazioni e fragilità e con tutte le possibilità di essere felici e sarebbe cominciata alla fine dei secoli. Anche molti cristiani di oggi pensano così e sono in errore. Gesù esclude una tale concezione e a Marta spiega che oltre la morte le persone vivranno della stessa sua vita, che è la vita dell’Eterno. 

Le realtà del mondo di Dio sono costituzionalmente incomprensibili alle persone di questo mondo. Fidiamoci di Dio: ci donerà la salvezza, l’approdo al mondo della felicità, lo stadio definitivo della natura umana. Ma fin d’ora Gesù ci propone di far crescere la vita divina che è già in noi con la pratica di un amore fraterno di donazione gratuita. 

Tuttavia, qualche sprazzo della vita divina si è manifestata ed è testimoniata dai libri del Nuovo Testamento. 

Nella difesa della sua vocazione di apostolo per i pagani, Paolo si presenta come uomo sostenuto da Cristo fino a vedere qualcosa di ultraterreno, ma non insiste su questo, perché è un’esperienza non alla portata delle facoltà dell’uomo quando ancora vive lo stadio della vita biologica 

«So di un uomo, in Cristo, che quattordici anni fa - se con il corpo o fuori del corpo non lo so, lo sa Dio - fu rapito fino al terzo cielo. E so che quest’uomo - se con il corpo o senza corpo non lo so, lo sa Dio - fu rapito in paradiso e udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunciare…». 

«Di me stesso invece non mi vanterò per la straordinaria grandezza delle rivelazioni, ma solo delle mie debolezze. Certo, se volessi vantarmi, non sarei insensato: direi solo la verità. Ma evito di farlo, perché nessuno mi giudichi più di quello che vede o sente di me». 

Egli fa riflettere i cristiani di Corinto: «Vi sono corpi celesti e corpi terrestri, ma altro è lo splendore dei corpi celesti, e altro quello dei corpi terrestri. Ogni stella infatti differisce da un’altra nello splendore. Così anche nella risurrezione dei morti: si semina un corpo corruttibile e risorge incorruttibile; si semina ignobile e risorge glorioso, si semina debole e risorge pieno di forza; si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale». 

Anche Simone Pietro, scrivendo ai cristiani, ricorda fra l’altro ciò che aveva sentito quando Gesù nella preghiera si era trasformato in modo indescrivibile: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto». 

«Questa voce noi l’abbiamo udita scendere dal cielo mentre eravamo con lui sul santo monte». Nel suo discorso Pietro non dice che era completamente uscito di sé e non sapeva più che dire. Poi i tre discepoli scesero in pianura con Gesù che raccomanda loro di non parlare di questa esperienza prima della resurrezione. 

Prima di concludere la sua vita terrena Gesù li manderà in tutto il mondo poiché, come ci ricorda papa Francesco: «I figli del cielo e della risurrezione non sono pochi privilegiati, ma sono tutti gli uomini e tutte le donne, perché la salvezza portata da Gesù è per ognuno di noi. E la vita dei risorti sarà simile a quella degli angeli cioè tutta immersa nella luce di Dio, tutta dedicata alla sua lode, in un’eternità piena di gioia e di pace».

Silvia Gullino

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