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Politica | 14 novembre 2022, 08:06

Chiara Gribaudo: “Il Pd ha questioni più urgenti che interrogarsi di cosa fa o dice Conte”

Conversazione a tutto campo con la deputata cuneese: dal congresso del partito, alle prospettive sulle alleanze; dal governo Meloni al giudizio sulla Regione. “Cirio e la sua giunta – questo lo sferzante giudizio della parlamentare dem – stanno mettendo in contrapposizione i territori della Granda”

Chiara Gribaudo

Chiara Gribaudo

Il Partito Democratico sta attraversando una delle fasi più travagliate dalla sua nascita. La sconfitta elettorale è stata bruciante, ma c’è di mezzo una questione più complessa che riguarda la linea politica del maggior partito della sinistra italiana – con tutti gli annessi e i connessi legati alle alleanze - e la stessa sopravvivenza del partito.

Ne abbiamo parlato con Chiara Gribaudo, parlamentare cuneese, componente della segreteria nazionale dem e da pochi giorni eletta vicepresidente della Commissione Lavoro alla Camera

On. Gribaudo, il Pd ha iniziato – per dirla con le parole del segretario Enrico Letta – “l’attraversamento del deserto”. Tempi lunghi per un congresso che si svolgerà solo a marzo 2023. Che ne dice?

“Che questo percorso è indispensabile dopo il risultato elettorale e dopo quello che era successo a seguito delle dimissioni improvvise di Zingaretti. Letta ha svolto con generosità un servizio ma certamente ora serve il congresso, non più rinviabile. Anche se il tema non è chi fa il segretario, ma qual è il futuro del Pd”.

Lei pensa sia sufficiente un congresso per risollevare un partito in crisi d’identità e in balìa di correnti personalistiche? Non teme che il Movimento 5 Stelle di Conte possa diventare il maggior azionista della sinistra italiana?

“Sicuramente il congresso ci serve per ridefinire identità e rappresentanza. Il percorso non si esaurisce con un congresso. Serve anche un'opposizione seria che ci porti a fare scelte chiare nelle istituzioni e nel Paese. Su Conte, penso che sia il caso di non farsi prendere dall’ansia dei sondaggi e nemmeno regalare patenti di sinistra a chi ha firmato i decreti Salvini. Detto ciò, se si sono convertiti ne siamo lieti, ma la sinistra, anzi il centro sinistra storico e il Pd, hanno questioni più urgenti che interrogarsi di cosa fa o dice Conte. Partiamo da noi, urgentemente”.

Dal consigliere regionale albese Pd Maurizio Marello è arrivata, in proposito, un’interessante provocazione. Se l’aspettava?

“Francamente sì, sono abituata alle provocazioni intellettuali di Marello. Non ho apprezzato il metodo, ma nel merito le sue ragioni sono anche le mie. Però essere classe dirigente significa anche essere responsabili. Quindi, rimbocchiamoci tutti le maniche e diamoci da fare, nessuno escluso, soprattutto se rappresentiamo il Pd nelle istituzioni”.

Immagino che il suo giudizio sul governo Meloni non sia entusiastico. Chiedo a lei, sempre attenta alla questione femminile, che effetto le ha fatto prendere atto che il primo premier donna in Italia sia stato espresso dalla destra. Lo ritiene uno smacco per la sinistra?

“Certamente sì, ma conosco anche la determinazione e la storia di Giorgia Meloni che da avversaria politica stimo per il suo percorso di crescita dal basso, anche se tutto dentro la politica. Detto ciò, rimane senza dubbio uno smacco su cui la sinistra tutta deve riflettere perché le donne ci sono, ma fanno fatica a partecipare attivamente alla vita politica. Meloni però già nelle prime settimane ha dimostrato che dalla sua postazione non sta favorendo un percorso inclusivo e femminista, cosa che invece bisognerebbe fare quando una di noi riesce a rompere un tetto di cristallo. Quel primato serve ad aprire le porte ad altre donne, non a chiuderle. Pensi alle commissioni in questi giorni, pensi alle donne al governo. Insomma bisognerebbe essere più generose e facilitare la strada ad altre donne”.

Qualche considerazione locale. A Cuneo e in provincia, a conti fatti, il Pd non è andato così male alle politiche del 25 settembre. Una piccola soddisfazione in un quadro generale che invece è poco confortante...

“A Cuneo due mesi dopo le amministrative cresciamo di più di sei punti percentuali ed in generale nelle città andiamo meglio. Resta il fatto che c’è molto da recuperare per cui piedi a terra e lavorare”.

Sembra di capire – dopo l’intesa determinatasi con l’elezione di Luca Robaldo alla guida dell’Amministrazione provinciale – che si stia prospettando, a livello cuneese, un asse con Azione di Enrico Costa. È così? L’alleanza si estenderà anche alle prossime consultazioni amministrative comunali e regionali?

“Azione ed Italia viva sono certamente interlocutori con cui tentare di dialogare ovunque per quel che mi riguarda, anche se lo strappo delle politiche crea ancora tensioni. Io comunque sono per ragionare con chiunque si riconosca nei valori del centrosinistra”.

A proposito di elezioni regionali, dicono che Cirio si stia già attrezzando in vista del 2024. Come e con chi il Pd e il centrosinistra pensano di poter riconquistare la Regione?

“Valorizzando il rapporto di prossimità coi cittadini del nostro Piemonte come facciamo in tante realtà locali che governiamo. Cirio è bravissimo a coprire le magagne di una giunta molto debole ed è certamente attento alla comunicazione, un po’ meno ai fatti. Da settembre inoltre la pressione dei Fratelli d’Italia si fa sentire e sta rendendo meno coesa la maggioranza che si sposta su posizioni sempre più ideologiche. La sanità, i servizi ai cittadini sono peggiorati in questi anni e anche in quest'ultimo bilancio Cirio e la sua giunta stanno facendo scelte che continuano a penalizzare il Cuneese, mettendo in contrapposizione i territori della Granda. Per non parlare del tema degli ospedali, Cuneo e l'Asl cn1 vengono penalizzate brutalmente sia come risorse che come servizi rispetto ad Alba. È ora di finirla”.

Giampaolo Testa

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