/ Attualità

Attualità | 17 novembre 2022, 14:41

"Limone sempre più meta per fine settimana e vacanze invernali. Serve darle maggiore attrattiva"

Riceviamo e pubblichiamo integralmente la lettera di un residente in merito alla situazione che il Comune limonese sta vivendo in queste settimane, seguito non solo dei tragici eventi locali e internazionali degli ultimi tempi

"Limone sempre più meta per fine settimana e vacanze invernali. Serve darle maggiore attrattiva"

Riceviamo e pubblichiamo integralmente la lettera di un nostro lettore di Limone Piemonte, che riporta alcune riflessioni rispetto alla situazione che il Comune sta vivendo in queste settimane. Seguito - e conseguenza - non solo dei tragici eventi locali e internazionali degli ultimi tempi

***

Il turismo sulle alpi nasce con la conquista del monte Bianco nel 1786. Limone Piemonte deve la sua importanza al fatto di trovarsi sul versante di un valico conosciuto dai romani, e già nell’Ottocento disponeva di due alberghi: l’hotel della posta e l’Europa. Il soggiorno estivo era particolarmente indicato come cura a malattie polmonari grazie a alla possibilità di realizzare passeggiate e attività nella natura, e nel 1923 nacque il preventorio anti-tubercolare; il decollo per il territorio, tuttavia, avvenne a inizio Novecento grazie alla pratica degli sport invernali e al fatto di essere servito da una ferrovia (e quindi facilmente raggiungibile). La parte estiva rivestiva ancora carattere predominante, a quel tempo, e solo nel secondo dopoguerra l’inverno assunse sempre maggiore importanza.

Queste brevi note servono da introduzione per esaminare la realtà attuale limonese. La crescita della località avvenne senza alcuna programmazione: i turisti arrivavano e gli impianti di risalita aumentarono di conseguenza un po’ ovunque così come le strutture alberghiere. Ma dagli anni sessanta ci fu una selvaggia edificazione in assenza di un piano urbanistico regolatore, e le seconde case raggiunsero un livello enorme. Nel dopoguerra venne creato lo slogan "La montagna delle due riviere" e la località prese a offrire varie attrattive per il soggiorno e il divertimento: già nel 1936 venne creata l’azienda autonoma soggiorno e turismo (erano solo quattro, allora, nella provincia di Cuneo) che svolgeva un ruolo importante di coordinamento e organizzazione. A metà anni settanta ci furono discussioni accanite sul futuro di Limone ("Turismo di massa o turismo d’elitè?"), e solo nel 1975 venne creata la Riserva Bianca unendo in un unico ski-pass le quattro società principali esercenti impianti a fune.

Tuttavia i problemi di fondo erano gli stessi di sempre: nel 1909 le discussioni su chi dovesse accollarsi i costi delle gare, nel 1915 la prima pro-loco che voleva realizzare un "patinoire", campi da tennis e passeggiate alberate, nell’epoca fascista progetti di un grande albergo da 200 posti e una funivia, per arrivare poi (con la scomparsa a fine anni settanta dell’organizzazione pubblica del turismo) alla nascita del consorzio turistico Assotour, bissato poi negli anni novanta da un secondo consorzio.

Questi enti dovevano servire a promuovere la località e organizzare eventi, vedevano la partecipazione pubblica del Comune e privata di impianti di risalita, bar, ristoranti, hotel e altri esercenti. Mentre il primo dette alcuni riltati, l’altro molto meno. Il motivo principale fu che non tutti gli operatori aderirono e alla fine i costi ricaddero sul Comune: con molta fatica si rinnovarono gli impianti visto che, negli anni ottanta, il problema era la scarsa portata dei medesimi in rapporto alle piste di discesa, ma contemporaneamente chiusero numerosi alberghi trasformati in altri condomini. Altra questione la necessità di dotarsi di impianti per la neve programmata, emersa a fine anni ottanta dopo alcuni inverni con scarse precipitazioni.

Nel frattempo si è giunti, a parte la società del maneggio, a un unico esercente per il bacino sciabile. Le strutture estive, con la creazione in località Fantino di campi da tennis e da calcio, una palestra e altro, aumentarono le possibilità sportive. Le varie seggiovie consentivano escursioni in quota, soprattutto quella del Cross (piscina, tiro al piattello, giochi vari e capanna chiara), in località Panice venne istituito un percorso verde con vari attrezzi ginnici e il laghetto al Patander.; anche il livello degli intrattenimenti era vario e di buona qualità, c'erano due cinema, varie discoteche, un nigth-club, manifestazioni in piazza, concerti in chiesa.

Come già agli albori la ferrovia, con la riapertura verso Ventimiglia e il collegamento tra le due riviere, contribuì a una frequentazione sempre buona. Emergeva intanto la costatazione che il turismo delle seconde case non è quello auspicabile per una località, ma negli anni duemila si è consentita un'altra ondata di costruzioni, mentre i servizi sono diminuiti.

Il turismo "sostenibile", non solo per l’ambiente, deve garantire un reddito spalmato su tutti i cittadini (anche quello dei dipendenti ) e una pianificata crescita. Sono andati accentuandosi due fenomeni, anche questi conosciuti; il primo è che (basandosi l’attività quasi totalmente sullo sci alpino) la società degli impianti deve sostenere costi notevoli mentre il ritorno economico avviene su soggetti che investono poco, e il secondo porta praticamente tutto l’onere degli investimenti e dell’organizzazione sull’ente pubblico.

Quando le stagioni erano normali una parte della ricchezza andava a fornitori esterni all'ambito locale (si pensi solo agli alimentari) i quali non investivano niente per migliorare le strutture. Dagli anni novanta in poi le dinamiche del mercato e stagioni altalenanti e ridotte hanno portato alla scomparsa di attività artigianali, agricole e alberghiere mentre sono aumentate le agenzie immobiliari.

Ora, da sempre e ovunque, il turismo montano estivo si basa sul territorio e il suo uso ma anche su un mix di agricoltura, allevamento e prodotti locali che generano un circuito e creano valor aggiunto. Il bacino sciabile si è ristretto, il Cros è scomparso e Limonetto diventato marginale (con la seggiovia Pernante, non ottimale e danneggiata dall’alluvione, occorre ripristinare oltre che sostituire la seggiovia "Morel") ma che può avere grandi potenzialità con attività complementari quali  passeggiate o ciaspolate sulla neve. La razionalizzazione degli impianti (la seggiovia Pancani ha di fatto sostituito quattro skilift) ha aumentato, di poco, la portata ma non ha aumentato le piste.

Se pensiamo che gli ultimi impianti risalgono al 2006 e sono stati costruiti con fondi pubblici pare evidente come non ci siano grandi prospettive.

Certo, vista la dipendenza dai medesimi è logico che si faccia il possibile per il funzionamento come per l’innevamento programmato, sul quale pesano però incognite e costi notevoli senza garanzie assolute. Penso occorra proporre attività complementari (anche considerati i costi inevitabili dello sci alpino), per esempio aumentando le piste da fondo, creando tracciati battuti e attrezzati per le racchette da neve o semplici camminate, una pista per pattinaggio (già esistente) e possibilità di sport al coperto.

Per la stagione estiva si è puntato molto sulla bici ma occorre potenziare anche i circuiti pedestri, far funzionare gli impianti di arroccamento (che devono avere un bar-ristorante-solarium), creare o meglio recuperare circuiti verdi con stazioni per esercizi ginnici. Non si tratta di cose impossibili né particolarmente nuove ma sono alla base di una località montana: esiste poi la gastronomia (sarebbe opportuno disporre di piatti tipici), lo shopping (servirebbe creare una linea di gadget locali) e la cultura.

Rispetto a quest’ultima è basilare che innanzitutto gli abitanti siano consapevoli della storia e del patrimonio locale; non basta l'Abbaja fatta solo per i turisti e senza grandi entusiasmi. Siamo un paese ricco di storia non valorizzata. Si deve potenziare il museo dello sci, creare un ‘esposizione permanente di vecchie immagini, tutelare e preservare i resti della via romana a Limonetto, dotare i principali reperti storici di idonea segnaletica informativa in più lingue, istituire una sala informativa sulla Via del Sale.

L’amministrazione comunale sta tentando di dare finalmente una sistemazione all’ex-palaghiaccio, che ha usi polivalenti; servirebbe  avere una piscina anche piccola accoppiata a una SPA e abbiamo un teatro non molto capiente ma sottoutilizzato.

L’obiezione, già nota da tempo, è che queste strutture hanno costi di gestione notevoli (ancor di più ora); vero, ma se vuoi avere un minimo di potenzialità qualcosa devi fare, altrimenti diciamo chiaramente che non possiamo e finiamola con i voli pindarici. Altrettanto evidente è che risulta impensabile far carico esclusivamente sul pubblico: il turismo è praticamente l’unica attività sul territorio ed è quindi doveroso occuparsene.

Anche in passato i pochi tentativi di partenariato col privato non sono mai decollati: nel 1999 si sono persi 2,5 miliardi di lire per rifare la seggiovia del Cros poiché il privato non era in grado di fare la sua parte, nel 2006 la realizzazione di tre impianti di arroccamento è stata sostenuta da denari pubblici e nel 2021, per la verifica dopo 15 anni della cabinovia Bottero, il Comune ha speso circa 1 milione di euro. Adesso l’ esigenza primaria è sistemare i disastri dell’alluvione del 2020, in particolare rendere agibile la passeggiata romana, vero atout per i turisti.

In conclusione se, nel tempo, il turismo ha consentito a Limone di perdere poca popolazione adesso il fenomeno è evidente, e ciò vuol dire che occorre ripensare il futuro. Solo un’effettiva e concreta presa d’atto dell’attuale situazione da parte degli abitanti e una chiara volontà può favorire condizioni migliori.

Oggi come oggi Limone è sempre più un luogo da fine-settimana, vacanze invernali e mese di agosto. Forse occorre ritornare alla località di soggiorno degli albori e alla posizione geografica di media montagna, che se non consente ampiamenti ha comunque altri vantaggi. Il luogo è quello creato nel tempo dalla comunità, inutile pensare di vivere con i ricordi per quello che era e non è più, come se fosse dovuto alla sfortuna.

Il passato dovrebbe servire a non ripetere errori, tuttavia è indubbio che un luogo senza passato difficilmente può aspettarsi un grande futuro: attendere solamente aiuti esterni e dare responsabilità a eventi vari per la crisi (poche nevicate, crisi economiche, Covid, alluvione), che pure hanno influito ma non sono la causa principale del progressivo arretramento, serve solo a non voler comprendere la realtà. Cosi come non basta fare parte delle "perle delle Alpi" o dei borghi arancioni del TCI (peraltro più teorici che reali); la migliore pubblicità la si fa con un prodotto valido e vario, e un giusto rapporto qualità/prezzo. Ma soprattutto con un paese vivo e vivace.

Al Direttore

Google News Ricevi le nostre ultime notizie da Google News SEGUICI

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium