/ Attualità

Attualità | 17 novembre 2022, 14:24

Attese in pronto soccorso: "Medici e infermieri di Verduno non meritano questo trattamento. E vi spiego perché"

Il direttore generale dell’Asl Cn2 Massimo Veglio risponde alle proteste di un utente: "Lottiamo tutti i giorni per trovare il personale da affiancare a quello esistente. Occorre però che i cittadini apprezzino ciò che hanno a disposizione e che si affidino agli operatori sanitari senza pretendere ciò che non è ottenibile"

Il pronto soccorso dell'ospedale di Verduno

Il pronto soccorso dell'ospedale di Verduno

Eroi durante la pandemia, ora destinatari delle critiche che arrivano da un’utenza non sempre informata sulle oggettive difficoltà (si pensi all’ormai cronica carenza di personale specializzato nell’ambito dell’emergenza-urgenza) del garantire il funzionamento un sistema complesso quale quello sanitario. E’ il quadro che il direttore generale dell’Asl Cn2 Massimo Veglio tratteggia nel rispondere alle lamentele sollevate da un utente tramite una lettera al nostro giornale (qui). Pubblichiamo il suo intervento a seguire in forma integrale.

***

Gentile direttore,
usualmente non rispondo alle singole segnalazioni dei cittadini, a meno che utilizzino i canali appositamente predisposti per raccogliere i loro suggerimenti. L’Ufficio Segnalazioni del Pubblico (URP) è infatti previsto dalla norma in tutte le articolazioni della pubblica amministrazione e ha l’obiettivo di instaurare un rapporto costruttivo tra gli erogatori dei servizi (l’ASL in questo caso) e i cittadini e le note che giungono vengono prese in carico quotidianamente cercando di approfondire, rispondere e, in sostanza, migliorare.

La lettera sull’accesso al Pronto Soccorso di Verduno il 14 novembre, pubblicata dal suo giornale il 15 novembre in serata è però talmente distruttiva e scorretta che richiede da parte del Direttore Generale della Asl una risposta immediata e particolare, non tanto a beneficio della persona che vi ha scritto (che evidentemente non desiderava una risposta, ma semplicemente diffondere negatività), ma per tutti i lettori e le loro famiglie.

Ciò che traspare innanzitutto è il tono distruttivo, sprezzante e denigratorio (al limite del diffamatorio) che il lettore usa per il suo sfogo, appena mitigato dai complimenti finali alle “infermiere e personale in genere”.

Le difficoltà organizzative derivanti dall’insufficienza di personale disponibile sono note a tutti, e comuni a tutte le ASL di Italia, in particolare del Piemonte. Il personale del Pronto Soccorso affronta ritmi e turni di lavoro molto pesanti, ed è attivo in un ambito di lavoro che è dedicato a situazioni di ansia e incertezza, dovute alla fase acuta dei problemi di salute presentati, che devono essere inquadrati e trattati in modo corretto, spesso senza avere gli elementi della storia clinica dei pazienti. Si affrontano le malattie più diverse, occorre essere competenti su tutto e pronti a tutte le situazioni.

Gli infermieri, i medici e tutto il personale sono preparati, disponibili e appassionati e sopportano da anni grandi, enormi difficoltà: la recente pandemia li ha messi a dura prova, aggiungendo a quanto sopra il rischio di contrarre la malattia. Ricordiamo certamente quanto si sia parlato di “eroi” citando il ruolo del personale delle strutture sanitarie, in particolare quelle attive nell’emergenza-urgenza.

Fa male invece, al personale fino a pochi giorni prima “eroico”, essere trattato male dai cittadini, che rapidamente passano ai giudizi negativi fino anche alle ingiurie se non ottengono ciò che pensano sia dovuto, senza avere esatta nozione di quanto stia accadendo, quali altri pazienti siano presenti e da assistere, quali accertamenti e cure sia opportuno o necessario offrire e quali strade alternative potevano essere percorse.

La nota del lettore è stata percepita come tale, e mi faccio personalmente interprete della sensazione di scoramento che tutto il personale del Pronto Soccorso prova quotidianamente a fronte non solo, o non tanto delle difficoltà oggettive che affronta, ma delle ingiuste, pesanti affermazioni da parte dei cittadini che da loro sono serviti.

Ma veniamo al contenuto della segnalazione.

La giovane paziente citata nella nota del lettore è stata registrata in Pronto Soccorso alle ore 20.12 e ha terminato il suo percorso alle ore 22.44. Due ore e 32 minuti in orario serale in cui ha effettuato il triage (procedura attraverso la quale viene decisa la gravità del quadro, e quindi la priorità di accesso alle fasi successive), la visita, un’indagine radiologica, una medicazione e una visita di controllo.

Il tempo complessivo appare estremamente BREVE rispetto alle condizioni usuali del servizio, e la documentazione estremamente accurata disponibile evidenzia come sia stata condotta una procedura corretta e professionale nel tempo trascorso in Pronto Soccorso.

E’ pur vero che ognuno interpreta i propri problemi di salute come prioritari, e che non tutti hanno gli elementi per giudicarne la rilevanza reale. Il trauma al dito e la lesione all’unghia avrebbero potuto essere tranquillamente portati all’attenzione del proprio Medico di Medicina Generale il giorno successivo, ma anche ammettendo il ricorso al Pronto Soccorso in serata, sarebbe opportuno che, in tal caso, si accettassero alcune conseguenze:

1. Il giudizio di grado di gravità lieve e la conseguente non priorità di accesso alle cure rispetto ad altri casi più rilevanti. Quindi attese tendenzialmente lunghe, dell’ordine di qualche ora. Si tenga presente che a Verduno si attende molto meno che in altri ospedali, perché siamo più fortunati di altri ospedali, in questo momento, in termini di personale disponibile rispetto al numero di pazienti che si presentano

2. Mentre alcuni casi richiedono assistenza quasi continua, o perlomeno controlli frequenti, il personale disponibile non può continuamente prestare assistenza o attenzione ad un giovane sano con un trauma ad un dito. Giovane che avrebbe potuto attendere al proprio domicilio, senza sanitari, una visita dal proprio medico di medicina generale il giorno successivo

3. Ogni medico sa che un trauma ad un dito può provocare una frattura e che la frattura ad un dito non richiede perlopiù particolari cure se non una semplice immobilizzazione per alcuni giorni. Quindi l’esame radiologico spesso non aggiunge sostanziali informazioni e potrebbe essere evitato (l’acqua calda citata dal lettore). Ma se un cittadino si presenta in Pronto Soccorso, i medici che lo prendono in cura non possono esimersi dall’effettuare tutti gli accertamenti anche solo teoricamente utili. Era inevitabile, quindi, il ricorso alla “acqua calda”. Se non si fosse eseguito l’esame radiologico si sarebbe potuto incorrere in altri tipi di critiche.

In conclusione: nel passaggio in pronto soccorso della sera del 14 novembre non si ravvede alcuna criticità, salvo forse l’inappropriatezza di accesso. Tanto più che “la paziente e il padre riferiscono di voler eseguire visita privata presso chirurgo plastico di fiducia nella giornata di domani”, così è riportato nella scheda informatizzata relativa all’accesso.

La giovane paziente ha avuto la fortuna di avere un servizio a sua disposizione che ha inquadrato il caso ed ha escluso fratture importanti in un tempo estremamente breve perché probabilmente in quel momento non erano tante le persone più seriamente ammalate da seguire. Ecco, le conclusioni sono diametralmente opposte a quelle tratte dal lettore, e mi sento di diffondere ai cittadini un messaggio di fiducia e positività estrema nei confronti della struttura che ho l’onore di dirigere.

Ci sono molte, moltissime cose che possiamo fare per migliorare e lottiamo tutti i giorni per trovare il personale da affiancare a quello esistente. Occorre però che i cittadini apprezzino ciò che hanno a disposizione e che si affidino a, e si fidino degli operatori sanitari senza pretendere ciò che non è ottenibile.

Occorre utilizzare le risorse in modo appropriato e non caricare il personale di un peso emotivo che potrebbe ancora di più aggravare la difficoltà nel lavoro di tutti i giorni. Il rischio vero è che i servizi pubblici non ci siano proprio più, o solo in alcuni punti selezionati, se il personale presente prendesse la decisione di non accettare più di essere così maltrattato dai cittadini.

Ringrazio il suo giornale se aiuterà a diffondere questo messaggio e resto disponibile, insieme a tutti gli operatori dell’Azienda, a spiegare e far conoscere la situazione. Sono certo che anche il lettore autore della segnalazione comprenderà.

Massimo Veglio,
direttore generale Asl Cuneo 2

Verduno, 17 novembre 2022

Google News Ricevi le nostre ultime notizie da Google News SEGUICI

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium