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Attualità | 18 novembre 2022, 07:08

Bra, Caffè Letterario da record con “Fefè” De Giorgi, tre mondiali in campo e uno da ct

Il ct dell’Italvolley maschile ospite sul gruppo Facebook Bra. Di tutto, di più: “Lo sport è la vera speranza”

Fefè De Giorgi con Silvia Gullino

Fefè De Giorgi con Silvia Gullino

Tutum tutum. È il rumore del cuore e quello della mano che colpisce la palla e la sbatte sul parquet di gioco. Ogni colpo, ogni punto conquistato ha il sussulto di quel cuore, pulsante come quello della pallavolo, come quello di Ferdinando De Giorgi, ct dell’Italvolley maschile.

Lo scorso 10 ottobre ha festeggiato 61 anni, ma il regalo più bello l’ha fatto lui al Caffè Letterario di Bra nella serata di giovedì 17 novembre, ospite sul gruppo Facebook ‘Bra. Di tutto, di più’, l’inimitabile, quello con il bollino rosso.

L’etichetta che gli si addice di più a Ferdinando ‘Fefè’ De Giorgi è ‘vincente’. Ex palleggiatore della ‘Generazione dei Fenomeni’ negli Anni ‘80-‘90, da giocatore si è laureato per 3 volte di fila campione del mondo (Brasile 1990, Grecia 1994 e Giappone 1998). Da allenatore si è superato. Chiamato a risollevare le sorti azzurre dopo il flop di Tokyo 2020, ha messo a segno una storica doppietta: a settembre 2021 ha vinto l’Europeo e un anno dopo il Mondiale.

Il sorriso è stato il leit motiv dell’intervista. Eccola.

È più emozionante vincere un mondiale da giocatore o da allenatore?

“Sono due cose diverse. Da giocatore la vivi molto intensamente su te stesso e all’interno della squadra ed è una gioia molto forte. Da allenatore è un qualcosa di più completo: è come se preparassi una ricetta con tanti ingredienti e poi dopo la devi cuocere con il tempo giusto e te la devi gustare. È un po’ più completo, perché chiaramente il ruolo ti porta a prendere tante decisioni, a fare della scelte e perciò te la godi di più”.

Lo sport quanto aiuta nella vita e che cosa insegna?

“Praticamente sono nato nello sport, ho fatto sport e mi ha aiutato tantissimo. Credo che insieme alla famiglia, che chiaramente è la prima agenzia educativa, e poi alla scuola, lo sport sia la terza agenzia educativa, quella che, però, rispetto alle altre due, ha una capacità di arrivare al punto in modo molto più immediato. Secondo me, lo sport bisognerebbe usarlo bene, perché è una speranza per cercare di trasmettere valori, capacità di relazionarsi e di guadagnare le cose, accettare le sconfitte, lavorare. Quindi, lo sport manda tanti messaggi che aiutano moltissimo le persone a crescere, come ha fatto con me. Facendo sport, ho imparato tantissimo nella vita e anche nelle cose più normali, quindi credo che lo sport sia sempre da incentivare e da promuovere tra i giovani”.

Che consigli ti senti di dare ai più giovani per essere vincenti?

“Bisogna che si capisca una cosa: non si può vincere sempre, anzi sono più le volte che si perde rispetto a quelle che si vince. Vincere, nella vita o nelle cose che si fanno, significa fondamentalmente cercare di migliorarsi. È questa la verità, perché tutti abbiamo dei limiti, tutti abbiamo dei difetti e si diventa vincenti nel momento in cui si affrontano le cose, si cercano di superarle e di migliorarle. Questo, secondo me, è il concetto di ‘vincente’, in generale. Poi, certamente vincere non è una cosa semplice, perché per esempio noi abbiamo fatto un mondiale in cui c’erano 24 squadre, ma alla fine vince solo una. Ma questo non significa che solo quell’uno ha la mentalità vincente o gli altri hanno fatto male arrivando secondi o terzi: il fatto è che in quel momento sono stati più bravi. Essere vincenti è un concetto diverso dal vincere una competizione”.

Come si diventa campioni del mondo?

“E che ne so io? (ride, ndr) Io so che mi sono impegnato, mi sono messo sotto ogni giorno, cercando di dare sempre il meglio di me stesso, ho avuto sempre grande passione. E poi le cose arrivano, evidentemente”.

Il tutum tutum associato a mano, palla, parquet, partito dalla Generazione di Fenomeni, è diventato il cuore pulsante della pallavolo italiana di oggi. Un esempio vero per chi crede nello sport come palestra di vita.

Chi è Ferdinando De Giorgi

Fefè De Giorgi come giocatore è stato uno dei migliori palleggiatori italiani. Tra la fine degli anni ‘80 e gli anni ‘90, l’Italia era quella della Generazione dei Fenomeni e lui, in regia, doveva vedersela con la concorrenza spietata di Paolo Tofoli e Marco Meoni. Fefè, comunque, è stato uno dei più presenti, tanto che ancora oggi resiste e occupa ancora la posizione numero 7 della classifica all time dei giocatori con più presenze in maglia azzurra: lui ne ha collezionate 330 come Luca Cantagalli e Andrea Sartoretti.

De Giorgi da giocatore ha vinto molto soprattutto con la nazionale allenata da Julio Velasco, mettendo in bacheca tre Mondiali di fila dal 1990 al 1998. È insignito del collare d’oro per merito sportivo, ricevuto nel 1998. Inoltre ha vinto gli Europei in Svezia nel 1989, mentre nel 1991 si è fermato all’argento in Giappone. Sempre nel 1989 ha conquistato il secondo posto nella Coppa del Mondo.

Con i club, invece, ha vinto un campionato con la Panini Modena nella stagione 1986-1987, due volte la Coppa Italia, con Cuneo nel 1995-1996 e nel 2001-2002. Sempre con Cuneo ha conquistato anche la Supercoppa Italiana nel 1996, la Coppa delle Coppe (1996-1997), la Supercoppa Europea nel 1996 e la Coppa Cev nel 1995-1996 e 2001-2002, anno del suo ritiro a 40 anni compiuti, mentre era già allenatore.

Da allenatore, nel 2004-2005 ha guidato Perugia alla sua prima finale scudetto, poi persa con Treviso. Nel 2005-2006 è iniziata la sua prima avventura con la Lube, con cui ha vinto subito lo scudetto e poi anche la Supercoppa Italiana due volte, la Coppa Cev e due Coppe Italia. Dopo un anno sabbatico, è tornato in panchina, per allenare San Giustino, nella stagione 2011-2012 per poi volare in Russia ad allenare il Fakel di Novyj Urengoj per due anni, poi la Callipo Vibo Valentia per qualche mese, poi di nuovo l’estero, la Polonia, dove ha allenato lo ZAKSA, vincendo lo scudetto e arrivando in finale della Coppa di Polonia. La Federazione Polacca ha così deciso di affidargli la guida della nazionale, ma l’avventura è durata solo pochi mesi. Nel 2018 è comunque tornato in Polonia per guidare lo Jastrzębski Węgiel, ma ha chiesto poi la rescissione del contratto, perché alla sua porta ha bussato di nuovo la Lube che lui ha guidato alla conquista dello scudetto, di due Coppe Italia, della Champions League e del Mondiale per Club tra il 2018 e il 2021. A giugno 2021 è stato nominato nuovo commissario tecnico della nazionale per subentrare a Gianlorenzo Blengini dopo le Olimpiadi e guidare gli azzurri dagli europei fino a Parigi 2024. Nel frattempo ha vinto gli Europei nel 2021 con una squadra totalmente ringiovanita e il mondiale nella finale contro la Polonia, disputata l’11 settembre scorso.

Silvia Gullino

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