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Curiosità | 20 novembre 2022, 16:06

La Coppa del Mondo di calcio è dell’Italia (grazie all’arte)

Il trofeo è stato realizzato dallo scultore Silvio Gazzaniga nel 1971. Ecco la sua storia

La Coppa del Mondo di calcio è dell’Italia (grazie all’arte)

Lo sapevate che la Coppa del Mondo di calcio si fabbrica in Italia? Sì, proprio quella alzata al cielo da Zoff e da Cannavaro, nelle edizioni del 1982 e del 2006 vinte dagli azzurri. La Coppa è stata ideata e disegnata dall’orafo e scultore milanese Silvio Gazzaniga per poi essere prodotta dall’azienda Bertoni Srl di Paderno Dugnano, attuale GDE Bertoni. Nel 2003 Gazzaniga è stato insignito con l’Ambrogino d’oro e dopo la sua scomparsa, nel 2016, all’età di 95 anni, il suo nome è stato scritto nel Famedio, lo spazio all’interno del cimitero Monumentale di Milano dedicato ai cittadini illustri.

Questa magica storia parte nel 1970 dopo la terza vittoria della Coppa Rimet (dell’orafo parigino LaFeur) da parte del Brasile ai Mondiali del Messico. Visti i regolamenti dell’epoca, Pelè e compagni portarono definitivamente il trofeo a Rio.

La FIFA, ossia la federazione internazionale del pallone, aveva quindi la necessità di creare una nuova coppa e ha dunque bandito un concorso internazionale.

Gazzaniga non se lo fa ripetere due volte. Si barrica nel suo studiolo a testa bassa per una settimana e prepara il bozzetto. Intuisce brillantemente che la particolare plasticità scultorea renderebbe di difficile apprezzamento un semplice disegno e allora realizza un modello in plastilina, in seguito formato con un calco in gesso.

La scelta lo premia. Infatti, la possibilità di toccare ed impugnare l’opera convincono i responsabili della FIFA della sua bellezza scultorea, simbolica e anche della sua fotogenia televisiva. La Coppa prescelta è, quindi, quella realizzata da Gazzaniga, messa in mostra in questi giorni in Qatar, dove è tutto pronto per il fischio d’inizio del Campionato del mondo 2022.

Qualche curiosità sbirciata da Wikipedia: la coppa è in oro massiccio a 18 carati e, anche se vuota al suo interno, pesa 6 chili e 175 grammi, è alta 36,8 centimetri e il diametro della base è di 13 centimetri. Il basamento è realizzato da due fasce di malachite verde, mentre intorno e al di sotto del basamento in appositi riquadri predisposti sono incisi, ciascuno nella lingua ufficiale della relativa nazione, i nomi delle nazionali che dal 1974 si sono aggiudicate il trofeo vincendo il Mondiale. Al contrario della Coppa Rimet, questa coppa non sarà mai assegnata alla squadra che la vincerà per tre volte, ma continuerà ad essere rimessa in palio fino al momento in cui tutti i possibili spazi per le incisioni delle nazioni vincitrici verranno riempiti, quindi almeno fino ai mondiali del 2038.

Non si sa ancora quale sarà il suo destino, se ne verrà realizzata una copia identica per continuare la tradizione o se ne verrà creato un nuovo trofeo, diverso nei materiali e nel design: una cosa è certa, l’attuale Coppa sarà ritirata e custodita dalla FIFA.

Per evitare che qualcuno la rubi o la rovini, a partire dal 2006 l’organo federale, dopo la premiazione della finale, si riprende la Coppa e consegna alla nazione vincitrice del torneo una copia dell’originale, sempre realizzata dalla Bertoni di Paderno Dugnano (Milano).

Sbirciando sul sito official dedicato alla vita dell’artista scopriamo che sempre lui, Gazzaniga, ha progettato e seguito la realizzazione della Coppa UEFA, la Supercoppa Europea, la Coppa UEFA Under 21, Under 23 e tanti altri trofei di varie discipline sportive, oltre che la coppa per i 150 anni dell’Unità d’Italia.

Quello che però rende immortale l’opera dell’artista è la Coppa del Mondo e nulla è più bello di congedarci con alcune sue frasi per descriverla: “Per creare un simbolo universale della sportività e dell’armonia del mondo sportivo, mi sono ispirato a due immagini fondamentali: quelle dell’atleta che esulta e del mondo. Volevo ottenere una rappresentazione plastica dello sforzo che potesse esprimere simultaneamente l’armonia, la sobrietà e la pace. La figura doveva essere lineare e dinamica per attirare l’attenzione sul protagonista, cioè sul calciatore, un uomo trasformato in gigante dalla vittoria, senza tuttavia avere niente di super-umano. Questo eroe sportivo avrebbe riunito in se stesso tutti gli sforzi e i sacrifici richiesti giorno per giorno ai suoi fratelli e avrebbe incarnato il carattere universale dello sport come impegno e liberazione, stringendo il mondo tra le sue braccia”.

Aggiungendo: “Con i due atleti che alzano le braccia, ho voluto significare il momento di gioia e di esaltazione della vittoria. La sfera che li sovrasta, modellata a rilievo con l’immagine fedele dei continenti, ricorda il mondo e, al contempo, il pallone, mentre le linee tra le due figure umane quasi speculari, nella loro contrapposizione, esprimono un movimento dinamico tipico dello sport. La materia grezza tra le due facce contrapposte del trofeo esprime il vigore, l’energia e la rudezza del gioco del calcio e dell’intenso impegno sportivo. Il fatto che il trofeo resista, nel più elevato gradimento, alle mode successive, testimonia che mi sono ispirato a principi estetici e simbolici ormai divenuti universalmente compresi”.

Di fatto, insomma, questa è la Coppa dell’Italia. “I giocatori possono toccarla, vincerla una o due volte, se sono fortunati - disse Gazzaniga -, ma la Coppa del Mondo è mia, per sempre. Il vero vincitore sono io”.

Silvia Gullino

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