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Curiosità | 20 novembre 2022, 12:33

Schegge di luce: pensieri sui Vangeli festivi di fra Andrea Nico Grossi da Saluzzo

Commento del Vangelo della Messa di domenica 20 novembre, solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo

Schegge di luce: pensieri sui Vangeli festivi di fra Andrea Nico Grossi da Saluzzo

In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».

Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».

E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso» (Lc 23,35-43).

Oggi, domenica 20 novembre è la solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo (XXXIV Domenica del Tempo ordinario, anno C, colore liturgico bianco).

A commentare il Vangelo della Santa Messa è il sacerdote Andrea Nico Grossi dei Frati Minori della chiesa di San Bernardino, in Saluzzo. Amore, vita, valori, spiritualità sono racchiusi nella sua riflessione per “Schegge di Luce, pensieri sui Vangeli festivi”, una rubrica che vuole essere una tenera carezza per tutte le anime in questa valle di esilio. Pensieri e parole in perfetto stile francescano, che sono come scintille per accendere le ragioni della speranza. Eccolo, il commento.

«Dopo avere esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato» (Lc 4,13). Siamo nel deserto, dopo i quaranta giorni di digiuno. Quando furono terminati, Gesù ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane» (Lc 4,2s). Il momento della debolezza e della fragilità è il tempo opportuno per il diavolo; la nostra fragilità gli apre un varco. Così fa come quei predatori che s’avvicinano all’animale morente, quando non può più difendersi, per nutrirsi della sua carne. Dio ci affianca per soccorrerci, il diavolo per rovinarci.

Nella vicenda terrena di Gesù, egli ritorna all’attacco nel momento che gli è propizio: «Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra» (Lc 23,33). È il momento della massima debolezza per il Signore, dopo essere stato umiliato e torturato barbaramente, è inchiodato alla croce.

Coloro che stanno sotto la croce, prestano la loro voce al maligno, diventando una sua incarnazione: “deridono” e “insultano” degli uomini che stanno soffrendo atrocemente: la pietà è morta.

Ecco allora la tentazione: «Salva te stesso!» (Lc 23,35;37;39). Da una parte c’è il progetto di Dio: “dona te stesso”, dall’altra quello del maligno: “salva te stesso”. Gesù è chiamato a fare una scelta e, scegliere, significa pagare personalmente un prezzo enorme. Non crediamo che, per il fatto che Egli sia Dio, in quei momenti non abbia fatto tutta la fatica di ogni uomo.

Non dimentichiamo le parole del Salmo pronunciate proprio dal Signore: «Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?». Chissà quanti pensieri sono passati nella Sua mente in quegli istanti: «Se ti lasci uccidere, chi combatterà per loro? - Penseranno tutti che Dio è debole? - Puoi fare molto più bene se rimani sulla terra? - Così deludi i tuoi che ti hanno seguito e si perderanno? - Pensa a Tua Madre e al dolore che le stai dando? - Se ti lasci uccidere, tutto è perduto…».

Un mondo così disumano, dove c’è chi va a vedere la morte di uomini e altri ridono e deridono, non lo si può accettare, va curato. Scrive san Giovanni Crisostomo: «Il giusto preferisce la salvezza degli altri alla propria; quando gli altri soffrono, non si cura della sua felicità».

Se Gesù avesse scelto di salvare se stesso, avrebbe canonizzato la disumanità e non ci sarebbe più speranza: il mondo malato e disumanizzato dall’indifferenza non avrebbe cura. Invece Gesù dice: «Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora!» (Gv 12,27). Gesù accetta la morte, per salvare me e te, perché non sia più possibile considerare normale la leggerezza davanti al dolore dell’uomo; per mostrare l’unico anticorpo contro la violenza del male: l’amore che si dona.

Solo l’amore vince il male e noi siamo qui solo per sentirci ripetere fino allo sfinimento che, se vogliamo essere di Cristo, dobbiamo lasciarci trasformare in amore. Non nascondiamoci dietro alcuna scusa, ma collaboriamo con la grazia di Dio.

Gesù ci mostra che l’amore non si dice, si fa; Egli ci mostra che l’amore ha un costo, quando è autentico e, se non siamo disponibili a pagarlo, rinunciamo all’amore.

Santissima Trinità che sei Dio amore, il nostro povero mondo ha un bisogno estremo di tenerezza, compassione, presenza: fa di noi mediazione della Tua bontà; fa che chiunque ci avvicini senta il profumo della Tua presenza e la dolcezza del Tuo sguardo; nessuno mai intraveda in noi il Tuo nemico, l’Anticristo, colui che gode quando l’essere umano è umiliato e ferito. Perdona le nostre mancanze d’amore.

Silvia Gullino

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