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Saluzzese | 23 novembre 2022, 12:59

Saluzzo, si aggiungono altre pagine affrescate al romanzo della Bella Maghellona nella via omonima

Via ai ponteggi dopo il secondo lotto di interventi. L’estensione degli affreschi in facciata, ora solo in parte leggibili, circa 350 metri quadri, lo rende un unicum

La parte di facciata in via Maghelona a Saluzzo dopo la fine lavori di recupero deli affreschi in facciata

La parte di facciata in via Maghelona a Saluzzo dopo la fine lavori di recupero deli affreschi in facciata

 

Una nave a remi, la città di Naples (Napoli), Pierre di Provenza identificato dal suo nome sono ricomparsi in facciata, aggiungendo capitoli alle tracce leggibili di un libro cult di 500 anni fa, che si snodava sull'immobile a tre piani, un tempo uno solo, ora diviso in 2 proprietà in via Maghelona a Saluzzo.

"Un unicum"" secondo gli studiosi per il motivo narrativo e per l’estensione degli affreschi a grisaille: circa 350 metri quadri di parete interessata dai dipinti.

Nei giorni scorsi si sono tolti i ponteggi dopo l’intervento di recupero ( ad opera del restauratore Enrico Salvatico) che ha interessato il condominio (una decina di proprietari) “casa Maghelona”, amministrato da Paolo Battisti.

La fine lavori segue di pochi mesi il precedente, effettuato sull’ immobile  di proprietà Co.Sal. Progettista di entrambi i cantieri l’ingegner Giorgio Camissasi.

L’intervento ha integrato gli affreschi della storia della Bella Maghellona, figlia del re di Napoli e di Pierre, figlio del conte di Provenza, sulla facciata che reca gli stemmi della famiglia Tapparelli, probabilmente i committenti dell’opera dei primi decenni del Cinquecento.

Era come un grande libro diffuso che i turisti già secoli fa venivano a leggere  a Saluzzo con scene grandiose del mare, le onde ad altezza d’uomo, le navi, come appare in primo piano nella nuova facciata recuperata, Napoli e la Provenza, i tornei cavallereschi, la vita di corte e le avventure, in cui incappano i due giovani innamorati, prima di ritrovarsi, in modo fortunoso.

Di anonimo autore, ma potrebbe essere della bottega di Clemer, l’opera è ispirata ad un romanzo in prosa, composto in francese intorno al 1430,  con una  seconda versione del 1450 precisa il professor Marco Piccat. Era e rimane tra monumenti simbolo della civiltà cavalleresca saluzzese.

Furono una trentina le edizioni del libro nel Medioevo e allora rappresentavano un numero altissimo. Fu tradotto  in varie lingue d’Europa. “Le prime versioni a stampa  - continua Piccat - risalgono ai decenni precedenti la decorazione della dimora saluzzese che risulta unica in Europa, a conservare una decorazione con l’intera storia affrescata sulle pareti esterne, per una visione condivisa della stessa.

Le illustrazioni, finora rinvenute, non possono essere considerate come fonte per gli affreschi saluzzesi che seguono un linguaggio iconografico molto più elaborato e colto, probabilmente opera di un artista francese di notevole cultura e preparazione".

Dopo l’intervento di restauro, anche se le tracce sono rimaste poche, l’impatto è notevole, rimandando a quello che poteva essere  500 anni fa.

Con le altre"facciate "parlanti della città  dal Palazzo delle Arti Liberali in salita al Castello, alle tracce di narrazioni guerresche ih Castiglia, alle fatiche di Ercole a Casa Cavassa, alla casa dei Cesari nella parallela via Volta, faceva parte della grande biblioteca  che Saluzzo, capitale del Marchesato esponeva in facciata alla libera lettura  tutti.  

 

Vilma Brignone

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