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Cronaca | 25 novembre 2022, 10:54

Il dramma del tabaccaio albese: Piero Pesce ha tentato il suicidio dopo aver accoltellato il figlio

Stamane in tribunale ad Asti l'interrogatorio di garanzia davanti al Gip Morando, che si è riservato la decisione. L'impiegato 61enne è ricoverato nel reparto di Psichiatria dell'ospedale ad Asti. Si attende l'autopsia sul corpo della vittima

Valerio Pesce, 28 anni

Valerio Pesce, 28 anni

Questa mattina in Tribunale ad Asti è avvenuto l'interrogatorio di garanzia- davanti al giudice per le indagini preliminari Giorgio Morando e al pubblico ministero Stefano Cotti, titolare del fascicolo - di Piero Pesce, 61 anni, accusato di omicidio volontario nei confronti del figlio Valerio, 28 anni, avvenuto mercoledì a Canelli.

L'uomo ha richiamato le dichiarazioni già rese nell'interrogatorio di mercoledì scorso, che il Gip ha ritenuto esaurienti. Il Gip si è riservato la decisione.

La difesa, con l'avvocato Giovanna Balestrino di Nizza Monferrato e la collega milanese Giada Bocellari, hanno fatto richiesta di una misura cautelare idonea al suo stato psicologico.

Pesce è apparso provato, con fasciature sulle mani, segni di un tentativo di suicidio subito dopo aver commesso il fatto lo scorso mercoledì. L'uomo, al termine dell'udienza, è stato portato in ospedale, dove ha passato già questa notte ricoverato. La notte è stata tranquilla. 

A mezzogiorno di oggi sarà dato incarico per effettuare l'autopsia sul corpo della vittima.

Il processo sarà poi competenza della Corte d'Assise.

“Adorava il figlio – hanno detto i suoi difensori –, è un dramma familiare, una tragedia”. 

Le prime ricostruzioni

Secondo le prime ricostruzioni dei Carabinieri di Asti, intervenuti sul posto insieme ai militari della Compagnia di Canelli, l'uomo avrebbe brandito un coltello al culmine di una lite con il figlio, colpendolo con numerose coltellate, in camera da letto.

Ed è proprio in camera da letto che i militari hanno trovato il corpo senza vita del giovane ieri mattina.

Dietro al tragico gesto, probabilmente, l'ombra dei debiti contratti dal figlio e l'ipotesi che potesse soffrire anche di ludopatia. Fino a poche settimane fa il ragazzo aveva gestito insieme alla compagna la tabaccheria e ricevitoria di piazza Cristo Re ad Alba, rilevata nel 2017 dagli storici proprietari. Poi, pochi giorni fa, sulle vetrine dell'esercizio all'angolo con via Fornace Sorba era apparso il cartello "chiuso per motivi di salute". Ipotesi che troverebbero conferma nella decisione del figlio di tornare a vivere a casa del padre.

Elisabetta Testa

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