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Attualità | 25 novembre 2022, 06:55

Polemica in Regione sui fondi ai Comuni con più residenti in case popolari: cuneesi tre beneficiati su sei

Tra gli interessati al provvedimento Roaschia, Montezemolo e Celle di Macra. Critico il Pd: "Si creano favoritismi verso determinate situazioni"

Polemica in Regione sui fondi ai Comuni con più residenti in case popolari: cuneesi tre beneficiati su sei

Esplode la polemica sui fondi per i Comuni piemontesi che hanno più del 5% di case popolari rispetto ai residenti. Semaforo verde, dalla Regione, per il contributo una tantum che permetta di far fronte ai costi legati agli alloggi sociali. Ma dall'opposizione insorgono i consiglieri di minoranza, additando il provvedimento come strumento pensato per fare arrivare fondi a determinati municipi.

Se n'è discusso in Seconda Commissione, sotto la presidenza di Valter Marin, chiamata ad analizzare la proposta di legge 206 presentata dal capogruppo della Lega Alberto Preioni. Ci sono Comuni piemontesi che rispetto alla popolazione residente mostrano un’incidenza di alloggi pari addirittura all’11%. Quelli interessati al provvedimento sono sei: tre nella provincia di Cuneo (Roaschia, Montezemolo e Celle di Macra), due in quella di Biella (Veglio e Rosazza) e una nel Vco (Villadossola).

La commissione ha approvato a maggioranza il testo, ad esclusione della norma finanziaria, che verrà valutata e votata dalla Prima commissione.

"Ci sono piccoli Comuni con un'incidenza fino all'11,22% di case popolari sul loro territorio. Per questo hanno spese importanti che incidono pesantemente sui loro bilanci: la presenza di questi alloggi attira molte persone con fragilità da tutte le zone circostanti, ben oltre il territorio comunale. Per il Comune si generano anche molti oneri indiretti relativi ai residenti nelle case popolari: costi per la scuola, le attività sociali, i trasporti. Questa legge prevede un contributo straordinario, una tantum, di 250mila euro per il 2022, si discuterà poi su eventuali rifinanziamenti", ha ribadito il capogruppo della Lega.

Ma la prospettiva non convince affatto l'opposizione. “Nella migliore delle ipotesi – dichiara il consigliere regionale del Partito Democratico, Diego Sarno - è incompetenza, ma è forte il sospetto che si tratti di logiche volte a creare favoritismi, bypassando i criteri oggettivi che esprimono i reali bisogni sociali dei territori, affinché prevalgano altre logiche".

"Se è sicuramente di buon senso – prosegue Sarno - che un Comune con una quantità di alloggi popolari superiore al 5% della popolazione residente possa, a parità di altri fattori, avere dei bisogni maggiori in quanto a servizi da mettere a disposizione delle persone che ci vivono, oltre a dover coprire eventuali morosità, è vero anche che una reale attenzione non passerebbe dall’introduzione di un nuovo criterio che, al limite, può essere un’approssimazione del reale bisogno di un territorio. Perché, insomma, non utilizzare i bandi, i fondi, i capitoli di bilancio, gli strumenti già esistenti? Viene il dubbio che introdurre nuovi criteri sia il modo migliore per applicare la stessa logica vista nella variazione di bilancio: quella del marchettificio”.

Contestualmente, con l'intervento dell'assessore alle Politiche per la casa, Chiara Caucino, la Commissione ha approvato a maggioranza il consueto aggiornamento biennale dei canoni di affitto delle case popolari, secondo gli indici Istat. E ancora sul tema delle case popolari l'assessore ha illustrato i filoni di intervento legati al Documento di programmazione finanziaria regionale per il periodo 2023 - 2025: azioni di recupero ed efficientamento energetico del patrimonio edilizio pubblico esistente (da concludere entro marzo 2023), relazioni di attività delle tre Atc del Piemonte (da presentare entro il 28 febbraio prossimo), finanziamento della legge salva-mutui ed ai genitori separati e anche sostegno alle famiglie in difficoltà per pagare l'affitto (da 4 a 8 mensilità pagate, a seconda dell'Isee), finanziamento ai Comuni per l'abbattimento delle barriere architettoniche, 7 miloni stanziati per sanare il 74% dei casi di morosità incolpevole (il restante è a carico dei Comuni).

Redazione

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